IL LUTTO E LA FORZA DI UNA COMUNITA’
Che cosa ci resta quando ci colpisce duramente
Il lutto che colpisce con durezza, la morte improvvisa e, quando si tratta di bambini, da considerarla davvero inaccettabile. Accettabile invece, persino, per chi possiede forte la fede. Ma, dovendo restare sulla terra, ugualmente il lutto violento e inaspettato ci colpisce e ingenera una partecipazione che è vera, dolorosa, fosse anche per il triste destino che ha colpito persone che talvolta poco si conoscono, di cui forse si è sentito soltanto parlare e con le quali non si è scambiata una sola parola.
La giornata di sabato ha scosso Nardò e Tuglie, le città dell’amico Cristian Casili che nell’incidente stradale ha perso Viola, la sua tenera figlioletta, i suoceri, una zia, con la moglie rimasta gravemente ferita. Notizia che, a pochi minuti dall’incidente, è rimbalzata sulla rete, senza molti dettagli, per poi raggiungere col trascorrere dei minuti la terribile precisazione. La notorietà di Cristian Casili l’ha poi giustamente alimentata.
Lasciando per un istante Cristian al suo dolore (non sapendo onestamente cosa potremmo fare per lui, se non un sincero abbraccio), quello che ha colpito è la reazione spontanea di una comunità. Parliamo di Nardò (ma è facile intuire che la stessa cosa sia capitata a Tuglie o a Brindisi, la città del giovane calciatore perito nel terribile incidente). Una comunità visibilmente toccata, che si concentra su quel sentimento di partecipazione al lutto, lo elabora come fosse capitato nella sua sfera familiare. C’è qualcosa di misterioso in questo rapporto, fatto certo di emozione ma anche intriso di una razionalità sorprendente.
Si tratta di un un quid che genera forza, persino di fronte all’ineluttabilità. Se per tanto tempo non riusciamo a parlare d’altro e, per l’appunto, parlare d’altro ci sembra quasi sconveniente e insensato, rinunciando a un’attività ordinaria; se, alla ferale notizia, abbiamo sentito il bisogno di avvertire un amico lontano o, comunque, quanti potevano non aver saputo dell’incidente, tutto ciò significa che qualcosa è scattato dentro di noi, da portarci a riflettere, forse prima su noi stessi più di quanto siamo portati a fare per altri.
A quel punto s’innesca una relazione fatta di piccoli segni, osservazioni sulla natura della nostra esistenza. Non, davvero, che si stia o si debba sempre e comunque pensare in termini definitivi, ma è certo che il lutto interrompe una traiettoria di vita, elabora un nuovo percorso, lo fissa a un nuovo ancoraggio. Anche perché, si dice giustamente, che la vita è stravolta, sia perché di colpo cambia tutto, sia perché è necessario ripartire. E’ tutto vero. Tutti ovviamente dobbiamo augurare che Cristian riacquisti forza, che le persone a lui più vicine possano provare a infondergli. Altro davvero non riusciamo a dire.
La comunità neritina ha già cominciato a fare la sua parte, stringendosi alla famiglia di Cristian Casili, offrendo solidarietà, proclamando col sindaco il lutto cittadino e sospendendo manifestazioni che pure erano state programmate. E’ tutto quello che bisognava fare. In queste occasioni si parla sempre di disgrazia e tale è, se dobbiamo evitare – c’è tempo per farlo - di dover insistere della dinamica dell’incidente e delle eventuali responsabilità. Ovviamente anche questo ha la sua importanza e c’è tutto il tempo per farlo. Su tali tematiche, l’ associazione “Alla Conquista della Vita” da tempo è fortemente impegnata.
Tutto, ovviamente conta, ma è altrettanto certo che, di fronte alla perdita, alla morte, ogni cosa sembra perdere senso. Dovendo purtroppo considerare che l’incidente stradale è una delle cause più frequenti di morte, in passato Nardò e centri vicini sono stati funestati dalle morti su strada. Vogliamo ricordare la famiglia Spano distrutta allo svincolo per Lequile (cinque morti, un fatto di molti anni fa), Aldo Pagliara al cui nome è legata la nascita dell’Aido, Fernando Albano, Franco Lepore, Giorgio Sabato, le sette giovani vittime di alcuni anni fa vicino a Galatone, di recente i due giovani di Varese vicino a Posto di Blocco, la morte di Antonio Durante, di Andrea Pasca e tanti altri giovani e meno giovani di cui (me ne scuso) non ricordo i nomi e le circostanze.
A tutti capita di ricordarli con affetto, anche a distanza di tempo, poiché anche in quelle occasioni l’emozione fu forte e la comunità scoprì improvvisamente di sentirsi vuota e fragile. Lo stesso sentimento di fragilità e smarrimento che ora prova Cristian, a poche ore dal lutto l’ha colpito, conservando soltanto la forza di guardare Lassù, in cerca dei suoi cari.
(Luigi Nanni)
















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