NARDO' - Per carità, le battaglie - anche con finalità elettorali - sono sacrosante. Ma ricordiamoci sempre che la Legge, ormai da alcuni anni, dal 2006, vieta tassativamente lo sversamento dei reflui di fogna, anche depurati, in corpi idrici (fiumi, torrenti o corsi d'acqua) che poi finiscono in falda. Di conseguenza molti ambientalisti dovrebbero evidenziare, e alcuni lo fanno costantemente, che decine di paesi, collegati ai depuratori consortili di Maglie, Galatone e Copertino sversano i reflui di fogna nel "nostro" Canale Asso, il maggiore corso d’acqua della provincia di Lecce che nasce nell'agro di Collepasso e attraversa diversi centri abitati. Il suo recapito finale è in agro di Nardò nella "Vora del Parlatano", una dolina carsica.
Ma nel "Piano Regionale di Tutela delle Acque", lo scarico dei reflui nella "Vora del Parlatano", "misteriosamente", non viene considerato come "scarico in falda". Per l'AQP e la Regione Puglia, quindi, tutto ciò, è legale. Praticamente, per disposizione di legge (cioè per giustificare lo scarico dei depuratori nei canali) abbiamo travestito un lupo da agnello e lo abbiamo fatto entrare nell'ovile. Ovviamente non va bene per due motivi: Infatti, dal documento di "Caratterizzazione dei Corpi Idrici Superficiali della Regione Puglia" si evince anche come il Canale Asso assicuri il drenaggio delle acque meteoriche recapitandole in una naturale forma carsica epigea (vora). Alle acque meteoriche, però, si devono aggiungere gli scarichi fognari dei depuratori.
Esperti della materia, anche in base a studi condotti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Ricerca delle Acque, ipotizzano che le acque meteoriche e i reflui fognari "inghiottiti" dalla Vora delle Colucce (recapito finale del Canale Asso) possano sfociare, dopo aver terminato il loro percorso sotterraneo, nel tratto di mare tra Portoselvaggio e S. Isidoro (quindi anche tra le zone più di "pregio" dell'Area Marina Protetta) interessando quindi anche Torre Inserraglio.
A domanda diretta all'ARPA (Agenzia Regionale di Protezione Ambientale) per conoscere la qualità delle acque del Canale Asso, la risposta a firma del Direttore Scientifico dr. Massimo Blonda, del Dirigente dell'U.O.C. "Ambienti Naturali" dr. Vito Perrino, del Dirigente Ambientale dr. Nicola Ungaro e del Direttore Gererale della stessa ARPA prof. Giorgio Assennato è stata impietosa perché, tra l'altro, riporta che nell'ambito del "Monitoraggio Qualitativo e Quantitativo dei Corpi Idrici Superficiali della Regione Puglia" commissionato dall'Ente Regione all'ARPA, lo stato di qualità del Torrente Asso è risultato "cattivo" (quindi inquinato) per il periodo di riferimento 2010 - 2011 e la stessa classificazione è stata confermata anche per il periodo di monitoraggio Aprile 2012 - Marzo 2013.
Ciò significa che già oggi, se prendiamo per buona la teoria che i reflui dell'Asso finiscono "direttamente" in mare senza intaccare la falda significa che il recapito finale sotterraneo dell'Asso termina tra Frascone e Torre Inserraglio comporta che i reflui, per il principio degli "effetti cumulativi", esercitino una pressione antropica insostenibile per quel tratto di mare , tra l'Amp e i limiti della stessa area marina protetta.
Peggio ancora, ovviamente, se il "trucco" è davvero stato fatto per bypassare le prescrizioni della Legge e, cioè, che l'acqua che finisce nell'Asso poi va a intaccare la falda, così come sostengono diversi ambientalisti e speleologi di chiara fama. In questo caso, infatti, ad essere "direttamente" inquinati sono i cibi che mangiamo, coltivati ed innaffiati dalle acque emunte dalla falda dei centinaia di pozzi artesiani presenti in tutte le aziende agricole della zona. (bv)
















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