NARDO' - Mesi fa venne scoperta la presenza di troppo nichel. Oggi si parla del pericoloso arsenico. Ed è ormai ora di tirar furoi dagli armadi gli scheletri vestiti coi vecchi merletti.
In due pozzi spia a valle del sito di discarica, Arpa Puglia ha riscontrato un superamento dei limiti di legge, con un valore di 14 microgrammi/litro a fronte dei 10 fissati come soglia d’allarme nell’acqua potabile da parte dell’Oms.
Si tratta di uno tra i più potenti cancerogeni certi, secondo l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro. La comunicazione dello sforamento è stata ufficializzata dalla stessa Arpa in risposta alle richieste di chiarimenti avanzate dal consigliere regionale del M5S Cristian Casili: «L’ex discarica di Castellino, chiusa nel 2007 e mai bonificata - dice - è una bomba ecologica pronta ad esplodere. I cittadini neretini non possono più subire l’immobilismo ed il rimpallo istituzionale ed è urgente mettere in sicurezza il sito».
Un precedente monitoraggio, consegnato da Arpa agli inizi del 2015, rivelò che in due dei tre pozzi spia all’interno della ex discarica i valori di nichel rilevati avevano, in alcuni casi, quantitativi superiori ai limiti di legge. È il motivo che ha portato Asl di Lecce, Comune di Nardò e Provincia di Lecce a ritrovarsi attorno a un tavolo, prima a marzo e poi a ottobre, per decidere di approfondire le analisi in altri venti pozzi intorno al vecchio impianto. I primi risultati confermano le preoccupazioni e allargano l’allarme: la contaminazione della falda si fa crescente, a causa della penetrazione dei metalli pesanti.
«Vogliamo sapere - continua Casili - se sono state adottate tutte le prescrizioni a cui avrebbe dovuto ottemperare la società privata che gestisce il sito, la Mediterranea Castelnuovo 2 Srl. E’ urgente capire se eventuali accumuli di acque meteoriche si stanno infiltrando nel corpo della discarica stessa formando, a contatto con il materiale depositato quantità di percolato che poi finisce in falda compromettendone la sua salute. Occorre aumentare e allargare urgentemente i monitoraggi di acqua, terreni e aria vicini all’impianto. La post gestione richiederebbe circa 5 milioni di euro che la stessa società privata si rifiuta oggi di accollarsi, a seguito del danno economico ricevuto dall’anticipata chiusura della discarica avvenuta nel 2007. I cittadini neretini non possono attendere oltre. Accelererò affinché in Regione si possa fare chiarezza sulle responsabilità degli enti pubblici e privati coinvolti e far partire urgentemente il piano di messa in sicurezza».
















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