NARDO' - “I politici sono impotenti, […] Non hanno più un programma. Ambiscono solo a rimanere in carica.”
Citando le parole del filosofo e psicanalista Castoriadis, un qualsiasi cittadino italiano, difficilmente sarà in disaccordo con voi, a meno che il cittadino in questione non appartenga alla categoria sopra citata. Ma siamo tutti noi migliori di loro?
Poche ore fa si è consumata una delle più grandi sconfitte della democrazia. Nel momento in cui ci è stato chiesto di andare ad esprimere un parere, votare per il referendum sulle trivelle, non significava soltanto dar peso alle nostre idee, significava difendere la democrazia, difendere il nostro punto di vista, la nostra libertà. Eppure alla chiusura dei seggi, la percentuale di votanti superava di poco il 30%. Circa un terzo, solo un terzo aggiungerei io, degli aventi diritto al voto è andato ad espletare il proprio dovere.
Di pareri e sentenze sull’agorà social ne ho sentite a bizzeffe, ma una in particolare mi ha lasciato senza parole: “E’ inutile che vado a votare, non serve a niente. Dobbiamo fare la rivoluzione, con mazze e manganelli. Se votare contasse qualcosa non ce lo lascerebbero fare…”
Stando a quanto scritto, l’astensione sarebbe per loro, visto che sono in molti a pensarla cosi, una forma di protesta. A me non piace quello che fai ed allora non vengo a votare.
Pensando di fare un torto a loro però ci stiamo tirando la zappa sui piedi da soli da anni invece. Loro ci vogliono così, disinteressati, spaventati, senza idee e divisi. Loro ci vogliono lontani dai loro discorsi, lontani dai loro interessi e dal loro mondo. Non andando a votare non facciamo altro che lasciare spazio a loro, a tutte quelle persone che da troppi anni prendono le decisioni fregandosene dell’elettorato, fregandosene di tutte le persone che poi subiscono i loro giochi di potere. Siamo riusciti a farci manipolare a loro piacimento, parliamo soltanto di quello che loro vogliono farci parlare, ci hanno dato un nemico e noi lo stiamo combattendo, ci tengono impegnati e ci danno un contentino mentre loro sbrigano i loro comodi.
Stamattina la prima notizia che ho sentito in radio riguardava la morte di più di 200 persone nel mar Mediterraneo ed altrettanti dispersi. Persone che fuggivano dai loro paesi per cercare fortuna nel nostro.
Per il referendum sono stati spesi più di 300 milioni di euro in tutta Italia. Per fare un esempio, a Milano tutto questo è costato poco più di 4,5 milioni, mentre a Roma quasi 17. Visto il risultato, lo chiamerei il referendum degli sprechi, ma non è questo ora il punto. Oggi non si parlava di questo spreco, oggi si parlava d’altro, senza alcuna indignazione, senza alcun rimorso si guardava avanti, si tornava alla vita ed alle lamentele di tutti i giorni, si rivolgeva lo sguardo verso il nemico, il nemico comune che tutti abbiamo e che loro ci hanno messo difronte. Del fallimento del referendum non si parlava quasi più, lo spreco e la teoria ed esso collegata non dovevano essere assolutamente contemplati, tantomeno discussi.
La nostra è la società in cui si strumentalizza la paura attraverso l’individuazione di capri espiatori su cui scaricare le ansie e l’aggressività di masse impaurite e rese passive, per utilizzare un concetto del sociologo Bauman.
Ditemi ora, chi di voi si è indignato per questo spreco? Ed invece quanti di voi hanno accusato gli immigrati di essere la causa dello spreco di molti soldi che potevano essere usati per fare altro?
Tutti vogliamo la democrazia, tutti siamo pronti a decantarla sui social, siamo tutti bravi cittadini sulla pubblica piazza di Facebook, abbiamo tutti buone idee, o forse meglio dire buone maschere.
Ma quando si tratta di difenderla davvero la democrazia, dove siamo? Quando si tratta di impugnare una matita e provare a cambiare le cose dove sono tutti i bravi cittadini?
Quando fra un po' di tempo ci guarderemo indietro, quando ormai non ci sarà più nulla da fare, quando non avremo neanche più il diritto di voto, quando votare non servirà davvero a niente, sarà allora il momento di identificare i responsabili del fallimento.
Beh, posso dirvi che siamo noi stessi i responsabili, tutti, nessuno escluso, perché ognuno ha il dovere sacrosanto di combattere la rassegnazione della specie T.I.N.A (There is no alternatives - Non ci sono alternative).
Gli italiani devono scendere in piazza e protestare contro gli italiani stessi.
Ci meritiamo tutto questo.
Gabriele Durante

















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