NARDO' - Le cose semplici da mettere in campo. Da parte di chi ha vinto ma anche di chi ha perso.
Ma, alla fine, la politica resta “una cosa semplice”.
Lo sappiamo, c’è sempre un “secondo tempo” in una campagna elettorale, fatto di rimuginazioni mentali e veleni, Ma qui, a Nardò, si sta esagerando. Se volete, chiamatele schermaglie.
A urne ancora calde, la cronaca registra precisazioni da parte degli sconfitti, “distinguo” da parte dei vincitori, dichiarazioni altisonanti su giornali e social e manifesti che hanno conservato la solita ragguardevole misurazione. C’è chi, persino, accusa di appropriarsi delle idee altrui (è mai possibile?) e chi tira dritto, incurante di tutto e tutti. Insomma, l’avete capito, ci sono un po’ di nervi scoperti. E ben si comprende. Quello che è successo a Nardò, con “quel” clamoroso risultato e con le conseguenze determinatesi, non è cosa che capiti tutti i giorni. Infatti, si è parlato, non senza un pizzico di enfasi, di svolta storica.
A questo punto mi sento di dare un umile consiglio a tutti i contendenti: quello di godersi l’estate che scivola via e lasciar perdere, anche perché non è in vista una nuova campagna elettorale, né che una qualche autorità di controllo sia intenzionata a invalidare il verdetto del 19 giugno.
Sarebbe interessante sapere, invece, al di là di qualche spiffero, cosa pensano dalla parte degli ex di governo; se hanno la lucidità di emendarsi degli errori, che pure hanno commesso, e se hanno qualche decisione da prendere (farsi da parte, concedersi un lungo periodo di riposo). Perché, poi, da questo si potrebbe pur sempre ripartire e dire un po’ a tutti (e principalmente a sé stessi) che la politica resta “una cosa semplice” e che nulla si tratta di dover di nuovo inventare se bisogna mantenere e rafforzare l’empatia col proprio elettorato o con l’elettorato in genere, punto e basta.
Cosa, comunque, che al momento resta difficile, anche per il solo sapersi districare, quando a Nardò, politicamente parlando, è scesa una fitta nebbia e da porte e finestre ha fatto capolino l’armamentario di tutte le liste civiche possibili, dagli impalpabili riferimenti “ideo-logici”.
Tutto questo non significa che non ci sia piena legittimità nella vittoria dei nuovi arrivati. Tutt’altro. Sapendo, comunque, di dover sempre meritare il giudizio della città.
Pertanto, bisogna avere la pazienza necessaria e non farsi prendere dalla foga del botta e risposta. Che non serve a nulla, se non a esacerbare gli animi e creare un clima da guerriglia urbana. I vincitori, poi, siano “equanimi” e scevri dall’indulgere a rappresentazioni demoniache dell’avversario politico. Sapendo che presto anche loro saranno chiamati alla “prova del 9” o del “90” (i voti di scarto al ballottaggio).
Augurandosi un giorno (che verrà!) di non dover più assistere alla forsennata caccia al voto, senza fermarsi un solo istante e riflettere. Se proprio dovesse succedere, chiedete a chi vi sta di fronte se vive bene nella sua città e se ha qualcosa da proporre per migliorarla. Insomma, guardatelo negli occhi.
Luigi Nanni
















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