NARDO' - La morale? Il "decisionismo" della maggioranza del sindaco Mellone (con la complicità di parte dell'opposizione, inopportunamente collaborativa) potrebbe farci ottenere l'unico risultato che, sicuramente, l'intera società civile (e anche noi di portadiMare) non avrebbe mai voluto: un chilometro di condotta (quindi totalmente inutile) anziché due e nessuna possibilità di controllo e di negoziato, da parte dei cittadini, concessa dal protocollo d'intesa. Non vogliamo trarre conclusioni affrettate ma se le cose andranno così avremo perso la "guerra" non contro Porto Cesareo ma contro noi stessi. Vuol dire che ci confischeranno i carri armati e, magari, confineranno anche qualche "pensatore da social network" sull'Isola dei conigli. Ben ci sta? Noi speriamo proprio di no ma non possiamo avere scrupoli: sono anni che andiamo dicendo che la diplomazia, in politica, è una risorsa straordinaria e utile.
La vicenda annosa della gestione dei reflui fognari, della loro depurazione e della destinazione finale delle relative acque depurate è stata caratterizzata dal confronto, a volte aspro, fra i cittadini di Nardò e fra le organizzazioni politiche, sociali, culturale e ambientalistiche presenti sul territorio.
Nel corso di questo confronto, è maturato il convincimento generale che ogni fase della gestione dei reflui – trattamento e utilizzo – dovese essere caratterizzata dalla salvaguardia massima possibile dell’ambiente circostante e della salute dei cittadini. Per questo motivo, il primo devastante progetto AQP di depurazione e di condotte a terra e sottomarina – scaturito dal Protocollo di Intesa ratificato nel 2010 dall’amministrazione guidata dal dott. Antonio Vaglio – fu unanimemente rigettato nel 2012 dal Consiglio Comunale di Nardò. Peraltro, la normativa europea e la legislazione nazionale – a tutt’oggi sostanzialmente invariate – imponevano il recapito finale dei reflui depurati nei corpi idrici di superficie (fiumi, laghi, mare), nel caso di mancato riutilizzo (totale o parziale) degli stessi per usi agricoli e/o civili e in quello di situazioni di “troppo pieno”.
Va ricordato che sulla Regione Puglia incombevano sia una pesante procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per gravi carenze infrastrutturali della rete fognaria sia la minaccia del commissariamento delle opere da parte del Governo nazionale. Fu quindi approvata dallo stesso Consiglio Comunale una delibera che esprimeva, fra l’altro, decisa contrarietà al recapito a mare mediante condotta sottomarina, salvo che per il caso dello smaltimento del troppo pieno. In questa direzione si mosse coerentemente l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Risi, i cui esponenti – coadiuvati dai dirigenti comunali di settore – rappresentarono con determinazione su tutti i tavoli di confronto (Regione, AQP, Ministero) le ragioni e le proposte provenienti dal dibattito cittadino, ricevendo a volte dei dinieghi rivenienti dalle previsioni di legge, ma ottenendo impegni formali per migliorie considerevoli concernenti, in estrema sintesi: la qualità della depurazione (in tabella compatibile con l’ambiente dell’area marina protetta), il riutilizzo massimo possibile in agricoltura dei reflui depurati, la lunghezza della condotta sottomarina (da uno a due chilometri), la salvaguardia degli ecosistemi di pregio, la realizzazione di infrastrutture per l’estensione delle reti idrica e fognaria lungo tutta la costa e su grande parte del territorio comunale abitato.
In questo modo, furono bloccati i tentativi di AQP di realizzare spezzoni del progetto originario e conseguentemente fu negata da parte del Sindaco Risi ogni autorizzazione in tal senso richiesta anche recentemente dall’Acquedotto Pugliese. Successivamente, le benaccette prese di posizione pubbliche del Presidente Emiliano del settembre 2015, contrarie al recapito a mare e favorevoli ad altre forme di smaltimento dei reflui, rafforzarono le aspettative in tal senso dell’intera comunità neritina, tanto che il Sindaco dichiarò sospesa quella parte del più recente Protocollo di intesa che riguardava appunto la condotta sottomarina.
Purtroppo, quelle autorevoli dichiarazioni – anche a causa della mancata modifica della legislazione europea e nazionale riguardante il settore e stante la spada di Damocle dell’incombente commissariamento – non ebbero a tradursi in fatti concreti, così che nel maggio 2016 la Regione ha deliberato il finanziamento di alcune opere, fra le quali in primis proprio la tanto contrastata condotta sottomarina.
Oggi, la situazione appare non più recuperabile. Al di là delle lodevoli intenzioni che sono alla base della stessa (e che sono state condivise anche dalla minoranza consiliare), anche la recentissima revoca meramente nominale dell’accordo Regione – AQP – Comune (pur mitigata in extremis dall’emendamento Maccagnano-Siciliano), sembra aver precipitato le cose, azzerando i tempi di attesa per la nomina del Commissario ad acta, che sarebbe stato già individuato nella persona di un dirigente della Regione.
Il quale non potrà che realizzare le uniche opere che sono state deliberate e finanziate, fra le quali la condotta sottomarina (un solo chilometro, anziché i due previsti dall’accordo “revocato”).
E senza la garanzia di controllo democratico che il Protocollo d’Intesa garantiva alla comunità neritina e ai suoi rappresentanti istituzionali.
Cosicché, lo strabiliante risultato della revoca sarà quello di aver facilitato nei fatti – al di là delle parole e dei manifesti – la realizzazione del devastante progetto originario, a suo tempo bocciato. E’ proprio il caso di rammentare agli attuali amministratori comunali che la via dell’inferno è lastricata di buone (?) intenzioni.
Bravi! I disastri ambientali che abbiamo impedito con Risi, dovremo subirli con Mellone. Aspettando lo scempio della Sarparea!
Rino Giuri, Coordinatore PD Nardò
















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