NARDO' - I neritini al tempo del grande freddo del '17.
Sotto la neve: i Neritini 2017
Pur con i miei tanti anni non ho l’età per aver potuto ascoltare a scuola, nel 1935, il famoso discorso del Duce, quando - immaginiamolo da Palazzo Barbo, più noto come Palazzo Venezia - parlò agli Italiani, indicati come «popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratori».
Non ricordo, inoltre, se l’ho mai letto sul già Palazzo della Civiltà all’Eur, anche se più volte mi sono recato presso l’Archivio di Stato a Roma.
Di certo ho avuto modo di ritrovarlo nelle mie ricerche di studioso di storia.
Penso che il Duce, quando declamò, pensava a tutti gli Italiani, anche, quindi, agli abitanti di Nardò, città anche allora italiana, per cui grande dovette essere la gratitudine dei Neritini!
Ma se il Duce venisse oggi - immaginiamolo da palazzo Acquaviva, più noto come Palazzo Personè - a dichiarare con la stessa enfasi agli Italiani che i Neritini sono un «popolo di ebeti, di psicolabili e di disadattati mentali», quale sarebbe la reazione dei Neritini?
Non penso che Mussolini, con la sua perspicacia, avrebbe proferito tali epiteti… tuttalpiù, memore del suo dorso nudo sulla trebbia, avrebbe aggiunto agli encomi citati anche quello di «popolo di spalatori di neve», visto il fotografato lavorio di questi giorni di assessori e consiglieri comunali della maggioranza.
Forse il Duce nel segreto pensava dei Neritini come psicolabili?
Non penso, ma io non sono stato suo amico e queste cose, invece, sono confidenze che si fanno solo ad amici o, meglio, a camerati, a dirla in gergo del tempo.
Di certo una mattina mi sono svegliato, o bella Nardò, e ho trovato l’invasione di contumelie: ebeti, psicolabili e disadattati mentali…e anche «storici acrobati».
E perché poi?
Perché si dissente, si evidenziano disservizi, si annotano manchevolezze e si segnano ritardi… si appalesano improvvisazioni, da cui, fulminati dall’ormai stantia reiterata retorica dell’efficienza, non poteva che scaturire la prevedibile sconfitta contro il freddo in aule scolastiche…a meno che non sono colpevoli quegli amministratori che una cinquantina d’anni fa non previdero contatori elettrici più potenti e, qualche decennio dopo, una nuova caldaia per far fronte all’invernata 2017!
Sarebbe stato meglio non costruire quelle scuole, di cui oggi si dispone! O forse sarebbe meglio non svolgere il ruolo di cittadini liberi e attenti per non incorrere nella scomunica controrivoluzionaria e nell’attacco personale!
Non sono stati ancora lanciate contumelie contro i genitori dei ragazzi che hanno ritirato i propri figli dal gelo scolastico, ma è più che sufficiente quanto è stato proclamato: ebeti, psicolabili e disadattati mentali, coinvolgendo indistintamente anche i propri elettori.
E sia per gli oppositori di ieri e di oggi, ma bistrattare anche coloro che hanno sostenuto il loro attuale governo è frutto non dico di inesistente gratitudine ma di totale mancanza di rispetto.
Offendere, senza alcun ritegno, categorie deboli da parte di amministratori pubblici!
Offendere, in modo sprezzante, chi, con il suo voto, ha fatto sì che si diventassero sindaco, assessore e consigliere comunale!
Cosa vogliamo di più?
Non si avverte, mia bella Nardò, un’oppressione contro cui, da ribelli di amore, veramente bisogna intraprendere la rivoluzione della democrazia, della libertà di pensiero, dell’umiltà, del confronto, della collaborazione, della riconoscenza, della convivenza civile e del rispetto della dignità altrui?
Mario Mennonna
















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