NARDO' - "Il modo di approcciare, con rispetto, il nostro ambiente è una virtù che ‘qualifica’ la ricerca della verità. Da qui deriva la mia insistenza sulla necessaria educazione alla bellezza" dice Paolo Marzano.
La sola ricerca, che ritengo, riesca ad accordare, proprio come un preciso strumento musicale, le nostre percezioni, al mondo circostante. Di contro, noto tristemente, giorno dopo giorno, in maniera sempre più pacata e serena, procedere il declino del nostro centro storico. E’ una conferma dell’assoluta necessità di darsi da fare, per ‘aggiustare’ quello che nel tempo, improvvisati strateghi disattenti e distratti, hanno rovinato. A parte il basolato (cosa nota ma paradossale) che a blocchi, sotto i nostri occhi, ormai salta via, attentando casualmente, come una roulette russa, alla sicurezza personale e, purtroppo, diseducando le nuove generazioni al rispetto degli interventi detti ‘a regola d’arte’, altro e tanto andrebbe sottolineato. Evidentemente, se il risultato è questo, non si è lavorato per il bene comune).
L’arte di saper vedere fa la differenza, infatti, spuntano come funghi, secondo un paradossale “laissez faire” generale, supportato dall’anarchia verso i regolamenti e le norme, degli episodi equivoci di ‘ripristino’ dell’abitato storico, sempre più ‘completato’ beceramente da rifiniture stravaganti e incontrollate. Non è invidiabile certo, il beffardo e imperdonabile atteggiamento di coloro che di solito dicono di amare la città, di intendersi di qualità urbana e di recupero architettonico e poi lasciano tranquillamente che vengano tutt’ora realizzate tettoie multiformi, sovraporte alla toscana con travate di legno massiccio e tegole rosse sempre più aggettanti, nuove intelaiature con ringhierine hi-tech o addobbi di lucenti infissi e rivestimenti esterni dei più fantasiosi (per quale motivo secondo voi? Mistero!).
Non lanciando messaggi in questo senso, infatti, non fanno altro che assecondare il perpetrarsi di futuri reclami e attriti legali. Opere che fanno bella mostra di se, quindi, contro qualsiasi parvenza di “qualificazione” visiva del centro storico, in quella che sta diventando una vera galleria degli orrori, dalla quale problematica, è chiaro, sarà sempre più difficile uscirsene.
Dunque, è pur vero che al grande numero di esperti, storici, studiosi della storia di Nardò, non corrisponde però, evidentemente la voglia di ‘rifiatare’ su questo argomento che rimane un vero e proprio TABU’, ma che sta oltraggiando il nostro prezioso centro. Naturalmente come sempre l’Osservatorio sulla città di Nardò, evita la connivenza con questo modo di approcciare il centro storico, evidenzia l’incresciosa situazione e soprattutto l’omissione strategica di amministratori che pur comprendendo l’incredibile degrado, nulla suggeriscono o indicano, per evitare il perpetrarsi di tale sciagura abbattutasi su Nardò (mancanza di regole).
Il modo di risolvere ci sarebbe (Es. piani di recupero? piani particolareggiati? piani colore?) e tutti lo conoscono, ma anche quello diventerà motivo di battaglia per la solita primogenitura come sempre, ed a pagare sarà Nardò ‘urbanamente’ e i cittadini ‘percettivamente’. La possibilità di applicare, con molta facilità, norme e leggi già esistenti, stride con il silenzio che evidentemente “omette”, la prima azione amministrativa alla base di una politica concreta di programmazione: il servizio alla collettività per la TRASPARENTE costruzione del nostro bene comune. E questo teniamolo in mente per la prossima tornata elettorale. Basta solo prendere tutte le foto che l’Osservatorio vi ha regalato in questi lunghi anni di abbandono della città.
A parte queste belle parole, per favore, AUSPICO UN VELOCE ripristino della ringhiera della facciata esterna del chiostro di S. Antonio, che può procurare pericolo per l’incolumità pubblica. Il centro infatti è frequentato perlopiù da persone anziane.
Magari, scegliendo un’altra soluzione più appropriata, solida e meno ‘modaiola’. Andava sicuramente bene, ma di fronte ad una piazza degradata ancora da riqualificare (con un buon concorso di idee d’architettura, spero), è inutile perdersi dietro particolari hi-tech, che nel contesto di uno spazio disorganizzato (si poteva prevedere) non sarebbero andati bene (teoria delle finestre rotte DOCET).
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)

















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