NARDO' - Un intervento sul film appena passato, per la prima volta, sulla tivù nazionale ed in chiaro, sollecita la discussione tra gli abitanti della città. E questo intervento che offre la sponda per diverse considerazioni: un'opera letteraria o di fantasia deve essere rispettosa dei luoghi dove i fatti si svolgono?
Sei Mai stata sulla Luna è un film interessante per l’indiscutibile ritorno d’immagine del territorio ma… il ritorno d’immagine è quello giusto?
Credo si tratti di un film pieno zeppo di luoghi comuni.
Prima Il padre delle spose con Banfi, poi Il Giudice Mastrangelo con Abatantuono oggi con Sei Mai stata sulla Luna?.
Si continuano a scrivere sceneggiature in cui la nostra terra è vista sempre come un luogo incantevole si, ma sperduto, rurale, con le solite scene di piazze uscite da una fotografia degli anni ‘50, popolate da contadini analfabeti e vedove con il rosario in mano. Per non parlare poi dell’utilizzo errato dell’idioma. Gravissimo.
Errato non so poi fino a quanto visto che la scelta è sempre quella di utilizzare attori di provenienza barese senza preoccuparsene troppo. Capisco pure che gli interpreti salentini scarseggino ma, ad esempio onore al merito va dato all’unico Attore con la A maiuscola, in quanto, come dovrebbe essere per tutti i “professionisti”, si è studiato il suo personaggio rispettando il testo ed il contesto, parlo ovviamente di Neri Marcorè che ha abbozzato un personaggio salentino molto molto simpatico. E gli altri? Non potevano sforzarsi un pochino?
Chiaramente la scelta dello sceneggiatore è stata quella di far notare le differenze dalla caotica Metropoli con la campagna, ma allora perché concentrare la storia in un “paesello sperduto” dal nome Nardò?
Se si decide di specificare il nome della città reale collocandola nello spazio tempo, allora ne va rispettata anche la storia e l’idioma, altrimenti si poteva tranquillamente inventare un nome a caso e tutto il discorso sarebbe caduto per la libera interpretazione. A me questa sembra improvvisazione.
Ovviamente fa sempre piacere quando si scelgono i nostri luoghi per dei film “nazional popolari” sintomo di un territorio che cresce. Le piccole critiche quindi sono come sale, bene che ci siano, fanno solo bene anche perché stiamo parlando di un film che ha conquistato 3.414.000 spettatori pari al 14.4% di share in prima serata su Rai 1. In futuro si chiede solo un minimo di rispetto in più per il territorio e la sua cultura altrimenti rischiamo di far passare un messaggio completamente errato ed il ritorno d’immagine potrebbe essere diverso da quello che ci si aspetta.
Mi auguro solo, per la delicatezza dell’argomento e per l’interesse che gira intorno al film su Renata Fonte, che ci sia stata più attenzione e rispetto.
Andrea Barone
Piccolo Teatro di Nardò
















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