NARDO' - Caro direttore, le scrivo in merito alle primarie del Pd a Nardò. Lo faccio, mi creda, non per gettare benzina sul fuoco, perché di conflitti accesi ne vedo pure troppi, e non giova a nessuno, ma solo per cercare con modestia ed umiltà di portare tutti ad una riflessione pacata.
Penserà subito, egregio direttore, che detto da me, sindacalista dissidente, e resistente come ebbe simpaticamente a definirmi lei stesso, potrebbe sembrare alquanto strano.
Però in questo momento sento di dover spendere alcuni pensieri non a favore, e non contro nessuno, ma solo considerazioni personali.
E sottolineo, non sono del Pd e non voto né Pd né tanto meno Emiliano.
Faccio solo questa breve premessa, con una vena di nostalgia da militante del Pci: i congressi una volta si discutevano nelle sedi opportune del partito, la discussione era sulle tesi e mozioni, e alla fine la votazione, dopo eletti i delegati, avveniva rigorosamente tra gli iscritti che eleggevano il segretario.
Ma ritorniamo ai tempi nostri frivoli e leggeri, purtroppo.
Parto dalle regole: se si stabilisce che tutti possono votare, iscritti e no, sottoscrivendo preventivamente il programma, è inutile poi lamentarsi che arrivano le truppe cammellate della destra.
Se si ha l’impressione durante le operazioni di voto, e non è strano, che già a meta giornata su 1500 votanti la maggior parte sono a favore di un solo candidato, che non sia l’ex premier, bisognerebbe farsene una ragione.
È come se negli anni dal ’50 all’80 in molti seggi avevamo l’impressione (reale) che avessero votato elettori a maggioranza democristiani, e si abbandonava i seggi o si cercava di chiuderli.
Assurdo no? Nonostante il fegato fosse andato in vacanza, ed eravamo gialli di bile, si rimaneva imperterriti ed inflessibili a svolgere il nostro dovere.
Se poi, domenica scorsa, in tutte le operazioni di voto le regole, da parte degli elettori di destra, non fossero state rispettate, come asseriscono gli esponenti del pd, con le gravi violazioni denunciate allora si verbalizza e si notifica, ma non si chiude il seggio.
O no?
Sarebbe stato poi compito degli organi provinciali decidere e prendere decisioni.
Diverso sarebbe se in quel seggio si fossero verificati disordini tali da impedire le votazioni: la stessa Questura di Lecce ha fatto sapere che loro non hanno chiuso il seggio, ma questo è avvenuto ad opera degli organizzatori.
Dalla parte opposta:
è anomalo che un sindaco schierato a destra faccia campagna, con manifesti e gigantografie e incoraggi i suoi elettori, perché vinca un candidato segretario di un partito avverso.
Lo reputo irregolare ed inconsueto per un sindaco che non si professa di centrosinistra, ma allo stesso tempo, forse, non c’è da meravigliarsi più di tanto: non è per caso lo stesso Renzi che dichiara, ancora prima del voto delle primarie, una volta vinte, come ha vinto, e ripresosi il Pd, che avrebbe fatto accordi con Berlusconi?
Dunque, se l’intento era quello di far votare tutte e tutti, perché stupirsi per gli elettori di destra che votano Emiliano?
Chiedo, sempre con l’umiltà iniziale con cui ho impostato la missiva: la paura qual era la grave violazione delle regole del voto e l’assembramento delle truppe melloniane o la vittoria di Emiliano nel seggio di Nardò, e lo smacco che ne avrebbe conseguito?
Capisco che davanti a qualche elettore, più sbruffone e smargiasso, che veniva a votare con fare arrogante, nessuno sarebbe rimasto impassibile, forse proprio perché non elettore del Pd.
Ma rammento le regole quelle erano: far votare tutti.
E i regolamenti non si cambiano in corsa. Valeva per Nardò come per Gela o per Milano, è piaciuto in molti gazebo che la vittoria è stata del Renzi, e doveva valere a Nardò come in tutta la Puglia dove ha vinto Emiliano.
Non ci sarebbe stato nulla di male scoprire che anche a Nardò Renzi aveva perso.
Queste sono le vostre regole del gioco. Come chiamarla la partita di domenica, un autogoal?
La ringrazio direttore e Ad Maiora!
Maurizio Maccagnano
Sindacalista dissidente
















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