NARDÒ - I continui (e mai nascosti) flirt di Michele Emiliano con la destra sociale di Pippi Mellone e la patina opaca su Matteo Renzi tra le principali motivazioni che hanno spinto l'ex-sindaco di Nardò, Marcello Risi, a non rinnovare la tessera del Partito Democratico. Ecco la sua lettera agli elettori.
Con preghiera di diffusione fra gli iscritti
Carissimo Presidente,
come Ti ho anticipato nelle conversazioni tenute alcuni giorni addietro, ho maturato la decisione di non rinnovare la tessera del Partito Democratico.
Si tratta di una scelta assai meditata. Tanto meditata.
Le ragioni sono molteplici.
Innanzitutto è forte la mia disapprovazione verso i metodi e la spregiudicatezza politica di Michele Emiliano. La sua costante inclinazione a umiliare il centrosinistra di Nardò è ripugnante.
Quando Emiliano sostiene che Mellone è il sindaco più di sinistra cha la città di Nardò abbia mai avuto, non offende solo me e chi mi sta vicino.
Offende la storia della politica democratica di Nardò: offende i sindaci Pantaleo Ingusci, Antonio Ammassari, Mario Calabrese, Nicola Borgia, Salvatore Vaglio, Antonio Boccarella, Franco Antico, Cosimo Sasso, Benedetto Leuzzi e potrei citarne altri ancora. Offende la nostra storia, il sudore della nostra militanza, i valori sui quali il centrosinistra (dal cattolicesimo democratico alla sinistra riformista) ha costruito nel dopoguerra la crescita e lo sviluppo di Nardò.
Nessuno, neppure il presidente della Regione, ha il diritto di calpestare questa storia. Nessuno ha il diritto di sputarci sopra.
Molti hanno colpevolmente sottovalutato queste inaccettabili sguaiataggini. Io no.
Sono figlio di questa storia. Sono figlio delle sue tradizioni e delle sue esperienze. Sono figlio delle passioni del centrosinistra. Orgogliosamente.
Ma il partito fuori di Nardò sembra incapace di elaborare una pur minima reazione, a parte qualche lodevole eccezione. Come se il grumo di idee e di valori del centrosinistra di questa Città non contasse più nulla, come se fosse evaporato al fuoco della subalternità al potere.
Non può essere così: noi siamo figli di quelli che non si piegano mai.
Un’altra considerazione.
Riguarda Matteo Renzi. Egli sembra da un po’ di tempo la copia sbiadita del leader nel quale in tanti avevamo riposto la speranza di un rilancio della sinistra e del Paese. Si è perso nelle ossessioni di chi vuol tornare a Palazzo Chigi e non si dà pace per il fatto che gli altri la pensano in altro modo.
Ma dico: come si fa a proporre ogni mese una riforma elettorale diversa dall’altra? E, comunque, sempre abbastanza sgangherata. Ma come ci si può fidare di Grillo, Salvini e Berlusconi solo perché abbozzano all’idea che il 24 settembre si va a votare. E che razza di argomento è: “se la Germania vota a settembre possiamo votare anche noi”? E cos’è: un giro di briscola?
La foga di andare al voto anticipato ha fatto perdere al segretario del Pd lucidità e fiuto. D’accordo ha stravinto il congresso del Pd. Ma non mi sembra una buona ragione per far perdere il Pd.
Eppure nel partito il dibattito sembra quasi completamente esaurito.
La testa di molti parlamentari è china sulla geografia dei collegi elettorali e sui listini.
L’altra notte, durante lo spoglio dei ballottaggi, per ore la sede di Via Nazionale è rimasta chiusa. Nessuno che avesse il coraggio di affacciarsi. Ad una certa ora sono stati precettati Martina e Ricci.
E poi i vaucher. Ma come si fa a reintrodurli dopo averli eliminati per sfuggire al referendum della Cgil. E’ normale che i sindacati ti sbattano la porta in faccia. Pretendi che ti facciano un applauso e che corrano a votare per i tuoi candidati?
Affare Consip. Non si può chiedere la fiducia per salvare Lotti e scaricare Marroni. Due pesi e due misure. Così si dà ragione a chi sostiene che si dà il benservito a Marroni per quello che ha riferito ai pm.
Ballottaggi. Come si fa a dire che il risultato è a macchia di leopardo? Nel centro-nord è stata un’ecatombe. Non riesco a ricordare una tornata amministrativa peggiore di questa. Se chiudi gli occhi vai diritto incontro alla prossima tranvata.
Potremmo continuare ancora a lungo.
Se Bersani, Bindi, D’Alema, Letta, Prodi (cito in ordine alfabetico) scelgono di non stare nel Pd qualcosa non torna.
Il mio impegno, per quel che potrà servire, continuerà nel centrosinistra. La mia casa. La casa è una: il centrosinistra. Le diverse sigle, si sta lavorando a nuove esperienze, sono un po’ come delle stanze. Ma la casa è una. Seguirò con curiosità quello che accade nella “casa”. I lavori in corso. Se mi sarà richiesto darò una mano.
Nella nostra Città resterò a disposizione di quanti intendono continuare ad operare coerentemente nel centrosinistra (Pd, Articolo 1, liste civiche, Sinistra Italiana, Campo progressista, NBC, Salento Nuovo).
Per intimo convincimento personale, ma anche per riconoscenza e gratitudine verso quanti in questi anni mi hanno sostenuto e mi sono stati vicino. E con il dovere di chi pensa che per andare avanti occorre il contributo di tutti.
Auguro al Partito Democratico di Nardò un buon congresso. Stimo molto coloro che hanno dato la disponibilità a ricoprire incarichi direttivi. E’ un segnale positivo per Nardò.
Serve la bella politica.
Oggi più di prima.
Un abbraccio.
Nardò, 26 giugno 2017
Marcello Risi
















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