NARDO' - Il Consiglio comunale di Nardò ha deliberato di porre in vendita la Farmacia comunale ponendo sul mercato la propria quota pari al 51% del capitale della società mista pubblico-privato Nardò Farma s.r.l. al prezzo di 795 mila euro mentre il socio di minoranza, la società privata Neritofarma s.n.c., continua a detenere il suo 49%.
I motivi per i quali l’Amministrazione comunale ha deciso di vendere un bene così importante sono ingiustificabili. Le dichiarazioni ufficiali rilasciate in queste ore dall’Amministrazione Comunale sono a dir poco fuorvianti e prive di ogni logica.
La scelta fatta è ingiustificabile per diverse ragioni. La prima perché viene meno la funzione sociale della farmacia stessa, la seconda perché il Comune di Nardò con questa decisione favorisce in maniera subdola precisi interessi privati che contrastano con quelli della popolazione e di quanti appartengono alle fasce più deboli, la terza perchè con la privatizzazione dell’ottava farmacia non solo vengono meno i principi solidaristici per i quali era nata ma si consente al socio di minoranza di poter diventare di fatto l’unico ed esclusivo proprietario della farmacia, la quarta perché vengono meno alcuni posti di lavoro in momento così critico anche a Nardò per l’occupazione, infine perché il Comune di Nardò si priva di una fonte importante per le risorse comunali.
Alcune considerazioni in merito vanno fatte perché non può essere considerata una decisione opportuna, necessaria e saggia quella fatta dall’Amministrazione Comunale. La scarsa attenzione riposta in questi ultimi periodi dagli organi comunali nella gestione della farmacia di fatto ha prodotto diverse criticità che non possono passare inosservate. La mancata attuazione di un piano industriale lungimirante e strategico ha fatto si che le vendite si riducessero e di conseguenza calasse la quotazione di mercato della farmacia stessa tanto da farla diventare un buon affare commerciale. Il ricavato della vendita del 51% serve a coprire le incapienze di bilancio comunale che sono state prodotte dalle spese incontrollate di questi mesi e non certo per finanziare opere pubbliche strategiche per la città visto che negli atti non c’è alcuna previsione in tal senso.
Il mancato esame e la scarsa attenzione data dal governo cittadino alla gestione della farmacia tanto da pervenire alla decisione di disfarsene mettono in risalto le inefficienti e limitate capacità imprenditoriale dell’Amministrazione Comunale. Questa Amministrazione ha fallito nel suo intento: la Città si aspettava profitti ed utili dalla gestione del patrimonio comunale, compresa la farmacia comunale, e non certo dismissioni, alienazioni e facili concessioni.
Rino Dell’Anna
















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