NARDO' antirazzista e antifascista, in nome della “Rosa bianca”. Chi vorrà usare una sala comunale dovrà pagare pegno alla Costituzione italiana. Per qualcuno saranno mal di pancia ma non è uno sforzo insostenibile: ad esempio i sindaci, all'atto dell'insediamento, giurano già sulla Costituzione italiana della quale questi sono valori fondanti.

Domani, giovedì, dalle 18 in via Sonnino 2, due centri studio di cultura e politica della città (il Cesteg presieduto da Simonetta Martano e Officina Cittadina di Giuseppe Cozza) si uniranno, chiamando a raccolta tutte le forze democratiche di Nardò, compresi i consiglieri comunali di ogni latitudine.
Il fine è quello di sottoscrivere una richiesta perché il Consiglio comunale approvi una delibera particolare, e si può fare solo se i consiglieri presenteranno una formale proposta.
Di che cosa si tratta: sulla scorta di una simile deliberazione della giunta della città di Brescia, che ha deciso di subordinare la concessione degli spazi pubblici per manifestare alla esplicita dichiarazione di aderire a tutte le norme della Costituzione e di abiurare il fascismo e il nazismo, anche Nardò intende adeguarsi con un percorso simile.
Con qualche distinguo perché i neritini intendono far firmare, a chiunque voglia utilizzare uno spazio pubblico (che sia un cartellone pubblicitario, una sala conferenze, il Teatro comunale o una struttura sportiva) la dichiarazione di essere mossi da principi antirazzisti e antifascisti. Niente di speciale, lo dice anche la Costituzione, ma di questi tempi è meglio essere chiari soprattutto dopo iniziative pubbliche fatte, a volte, con un po’ di leggerezza da parte di alcuni amministratori comunali.
Ovviamente l’invito non è rivolto solo alle opposizioni ma, soprattutto, ai consiglieri di maggioranza.
Si pensi, ad esempio, agli assessori Mino Natalizio, Stefania Albano e Gianpiero Lupo, Oronzo Capoti che provengono da formazioni moderate se non addirittura progressiste. Senza parlare del Consiglio dove siedono personalità prossime al Pd (Paolo Maccagnano, riferimento dello stesso Natalizio), Paola Mita di Forza Italia o il tre volte sindaco Antonio Vaglio. I partiti, infatti, dovrebbero essere un baluardo in questa situazione.
Perché giovedì 22?
Sophia Scholl, ghigliottinata il 22 febbraio 1943 a soli 22 anni, fu un'antifascista tedesca, attivista del gruppo antinazista di ispirazione cristiana della "Rosa Bianca" ed emblema della ribellione non violenta al Terzo Reich. Sophie è considerata un'eroina, il simbolo della lotta nei confronti della dittatura nazista. E alla Officina queste cose piacciono.
















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