NARDÒ - Clamoroso furto in un capannone della zona industriale Nardò-Galatone. Una squadra di criminali ben organizzati è riuscita a rubare due camion e due macchine operatrici dalla sede di una società neritina. La stima dei danni supera i 150mila euro. Sull’episodio indagano i carabinieri della stazione di Nardò.
Il furto si è verificato nella tarda serata di qualche giorno fa. L’aspetto che preoccupa di più le forze dell’ordine è il probabile utilizzo di sofisticate apparecchiature informatiche da parte dei malviventi. Con grande sorpresa da parte dei proprietari dell’attività e dei militari intervenuti sul posto, infatti, i ladri sono riusciti a disattivare tutti i sistemi d’allarme. L’allarme acustico sarebbe stato neutralizzato grazie a un marchingegno tecnologico che lo disabilita temporaneamente. Interferenze che avrebbero compromesso anche la qualità delle videoregistrazioni. Secondo alcune indiscrezioni, dalle immagini acquisite dai carabinieri, si intravedono almeno sei persone con il volto coperto che accedono nei locali e rubano due camion autoarticolati. Su questi erano caricate due macchine operatrici utilizzate per operazioni di scavo.
Pesantemente colpita la società neritina. Si tratta di una realtà lavorativa che da anni opera su tutto il territorio nazionale nell’ambito della costruzione di gasdotti, acquedotti, reti fognarie, impianti per la distribuzione di energia, impianti di illuminazione, impianti fotovoltaici, linee telefoniche ed opere connesse e scavi con relativa movimentazione di terra.
I carabinieri di Nardò hanno avviato subito le indagini per raccogliere ogni elemento utile. Furti del genere non sono insoliti. Nonostante la stazza ci sono diverse le possibilità di “riciclare” i mezzi da cantiere. Quando non sono impiegati per temibili assalti ai portavalori blindati, camion e macchine operatrici come piccoli escavatori sono facilmente piazzabili sul mercato nero di zone lontane a quelle dove è avvenuto il furto. Macchine da lavoro che talvolta riescono a superare i confini nazionali per essere rivendute nell’Est Europa. E se i mezzi sono vecchi e poco appetibili anche dal mercato nero, la soluzione sono le officine clandestine dove vengono smontati e rivenduti come pezzi di ricambio. Per le parti in ferro, invece, non esiste crisi.
L’aspetto più inquietante dell’episodio che ha colpito la società neritina è il modus operandi dei malviventi. In tanti, ben organizzati e soprattutto ben attrezzati. Una nuova sfida per le forze dell’ordine e per la sicurezza dei cittadini.
















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