NARDO' - "Si dice e si scrive tanto sul turismo nelle nostre contrade" - dice il nostro opinionista. Ma, in definitiva, la strada intrapresa è quella giusta?
Per questo inventiamo una massa informe di spettacoli, feste e festicciole consumati con dispendio di denaro e di energie. Sarebbe pure auspicabile ricavare il totale dei costi, il grado di qualità e una approfondita analisi sulle effettive ricadute, in positivo, di questa pletora festaiola.
Vi è da domandarsi se l’ossessiva baldoria, inevitabilmente chiassosa e fortemente eterogenea, caratterizzata da una inesauribile girandola di micro e macro manifestazioni di ogni tipo, collima davvero con i desideri della “clientela ospitata”, indefinita e sfuggente.
Intanto la crisi economica , in atto e prolungata, non aiuta l’incremento del turismo e non concede svago a causa delle ridotte disponibilità finanziarie. Uno stato di fatto che va approfondito e capito, essendo questa la base su cui promuovere idonei interventi regolatori e la redazione di un piano organico. Per vero, questo, ammesso che ci sia e che si applichi, è destinato ad un invecchiamento precoce e a snocciolare una sfilza di buone intenzioni che, sul piano attuativo, vengono ridimensionate dalla tumultuosa dinamica di una materia, che, senza dubbio, richiede continue razionalizzazioni da ricavare sul campo e in ragione delle mutazioni sociali.
Invece, le ampollose programmazioni in genere hanno il difetto di fermarsi all’istante, di essere ripetitive e di calare dall’alto visioni sociologiche senza verificare lo stato della situazione di fatto da modificare.
Così, si dimentica spesso che vi è l’esigenza di far divertire gli ospiti di passaggio a condizione che si assolva al prioritario dovere di confortare, innanzitutto, la qualità della vita dei residenziali, oberati, per giunta, da tasse montanti. Perciò, non è infrequente, specie di questi tempi economicamente travagliati, imbattersi in compagini amministrative pubbliche locali, che affermano di non possedere soldi per riparare una buca stradale, per sostituire una lampadina, per rabberciare alla meno peggio essenziali servizi per poi verificare che si sono devolute notevoli spese in sagre e feste.
D’altronde, a guardare le nostre contrade, si constata che i grandi servizi di una effettiva qualità della vita sono, ancora, senza fiato, pietrificati a qualche decennio fa, con l’eccezione di sparuti miglioramenti. (G. D’Oria)
















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