NARDO' - Mi sarebbe piaciuto dare il mio augurio ai giovani studenti per l’inizio dell’Anno Scolastico con il mio solito ottimismo carico di speranze per un futuro, ma sinceramente non ci sono riuscito alla luce della realtà economica e sociale che stiamo attraversando e dei sondaggi che da tempo abbiamo sotto i nostri occhi. Preferisco scrivere non solo agli studenti ma a tutti i giovani.
Un recente sondaggio condotto dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis mette a nudo una drammatica realtà: nel nostro paese i giovani sono diventati una minoranza sempre di più discriminata e non tutelata. Due giovani italiani su tre ritengono che chi oggi studia o inizia a lavorare occuperà in futuro una posizione sociale ed economica peggiore rispetto alla precedente generazione e otto su dieci rilevano una accentuata diseguaglianza intergenerazionale.
L’ultima indagine Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane certifica che nella analisi comparativa 2006 e 2010 la quota di individui a rischio di povertà è aumentata nei segmenti di popolazione under 35 ed under 45.
Censis e Confcooperative parlano di una “bomba sociale da disinnescare con urgenza“.
Ancora peggio. Esistono oltre tre milioni di giovani tra il 18 e i 34 anni che non studiano e non lavorano e che hanno un atteggiamento rinunciatario rispetto alle prospettive di lavoro e apprendimento. A questi si aggiungono i milioni di giovani che hanno un lavoro a rendimento economico ridotto.
In questo scenario, due giovani su tre vorrebbero che le politiche mirate a ridurre le disuguaglianze divenissero priorità nella agenda di governo..
Questi dati danno una base analitica al fatto che i giovani sono coscienti della trappola in cui le generazioni precedenti li hanno costretti, che sono una minoranza non tutelata e che l’intero fenomeno risulti un serio pericolo per l’intero paese.
Purtroppo una generazione intera che tenta di realizzarsi nella vita e nel lavoro tra incertezze occupazionali e tutele sociali molto ridimensionate è indotta a vivere al presente con una dinamica di difesa che sfiora la rassegnazione, l’adattamento e persino l’assuefazione.
Il pericolo è che la mente dei giovani venga plasmata alla crisi e rimanga chiusa in se stessa, imprigionata nel mondo della disoccupazione e che si sottovaluti il bisogno che hanno i giovani di essere accompagnati, stimolati e di non essere rinchiusi in un limbo del quale oggi sembra difficile uscire.
Il mio augurio è che nonostante la decadenza e la crisi che è sotto i nostri occhi, sempre di più i giovani riescano a rendere migliore anche un posto di stallo come il limbo in cui si trovano e che riescano, con la loro creatività e l’amore verso la bellezza, ad uscire e a costruire un futuro dignitoso.
Cosa possiamo fare ? Intanto non lasciamo sola la scuola.
La scommessa educativa deve essere raccolta dall’intera cittadinanza e dalle istituzioni a tutti i livelli e la coesione sociale deve essere il cuore delle politiche socio educative con la consapevolezza che nelle aule scolastiche si gioca la partita più importante.
Poi i governi a tutti i livelli devono trovare immediatamente concrete soluzioni, mettere al bando demagogia e personalismi e intervenire per fare fronte a questa crisi che perdura ormai da tempo e che rischia sempre di più di peggiorare.
E’ indispensabile che ci sia una efficace collaborazione e confronto da entrambe le parti: i giovani devono dimostrare le loro capacità e il loro desiderio di inserirsi in un contesto lavorativo, l’autorità e le istituzioni devono rapidamente attuare le riforme necessarie per spianargli la strada e incentivare la loro voglia di lavoro.
Cari giovani, cari studenti, seguite il vostro cuore, fate quello che amate e amate quello che fate.
Non rischiate di perdervi per strada o di vivere la vita di qualcun altro.
Pantaleone Pagliula
















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