NARDO' - Ci ha colpito molto, ve la proponiamo.
Domani termino il mio servizio come cappellano dell'(ex)ospedale di Nardò.
Arrivai il 1° luglio 2011.
Tanti volti, storie, dolori, gioie, incontri...
Tutto è tutti porto nel mio cuore.
Soprattutto loro: gli ammalati
che ho cercato di servire come
fratelli, sorelle, madri e padri.
Con limiti, fragilità ed errori.
Con speranza, coraggio, amore.
Sempre con Gesù medico al mio fianco.
Chiedo scusa a tutti per le mie mancanze.
Ringrazio tutti per ogni lacrima, sorriso, abbraccio.
*Ieri, alle 13:30, ho celebrato l'Eucarestia per salutare la comunità ospedaliera e per ringraziare Dio per questi anni trascorsi nella comunità ospedaliera; per tutti i defunti di questi anni in ospedale, per gli ammalati di ieri e di oggi e per voi e le vostre famiglie.
E per la pace nei cuori.
Carissimi,
pace bene gioia nel Signore!
Sono trascorsi quasi otto anni e mezzo da quando sono stato nominato Cappellano dell'ospedale di Nardò, il primo luglio del 2011.
Con voi, accanto a voi, per voi ho cercato, pur tra mille fallimenti, contraddizioni e fragilità, di essere testimone della misericordia di Dio.
“Non c’è amore più grande di quello di una madre per il suo unico figlio malato”, così diceva San Camillo de Lellis agli amici che avevano deciso di seguirlo nel difficile, e al tempo stesso straordinario, compito di servizio agli ammalati. Abbiamo piena coscienza del nostro stato di “infirmitas”, e non solo a livello di disfunzione organica o funzionale o psicofisico, ma anche a quello morale che genera sofferenze più profonde e non facilmente amovibili, perché insite in quella sfera dell’esistenza che fa capo alla dimensione spirituale della creatura, e che per noi credenti è detta anima.
E il “dolore dell’anima”, come scriveva San Giovanni Paolo II, è meno raggiungibile dalla terapia, la cui vastità e multiformità di sofferenze non sono certamente minori di quella fisica (cf Salvifici Doloris, 5).
La madre di Gesù e madre nostra, che invochiamo anche come Salute degli Infermi, protegga, consoli, guidi noi, i sofferenti e le nostre famiglie.
Lei, l’Immacolata Madre di Dio, che “assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna” (LG, 62).
Dal primo dicembre di quest'anno non sarò più in mezzo a voi ma voi sarete certamente, per sempre, nel mio cuore.
Vi benedico tutti nel nome dell'amore che è Padre, Figlio e Spirito Santo.
Don rì
















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