NARDO' - La nota associazione ambientalista, il cui faro è stato fino alla sua morte l'etologo e naturalista Dànilo Mainardi, ci scrive. L'episodio, evidentemente, sta diventando un vero e proprio caso nazionale. A Margine non può che farci piacere che un sodalizio importante come la Lipu riprende, in diversi passaggi, il lavoro giornalistico e di ricostruzione svolto dal portale che state leggendo.
Lo scrivente, avvocato Giuseppe Mazzeo, nella sua qualità di delegato della Sezione LIPU Litorale Jonico-Leccese, aderendo alle osservazioni proposte da altri esponenti del mondo ambientalista e della società civile, intende fare alcune precisazioni in merito allo sconsiderato e, con altissima probabilità, illegittimo taglio del pioppo nero (populus nigra) presente nel giardino della scuola di via Bellini in Nardò:
1. la motosega non aveva giustificazioni per entrare in funzione.
L’affermazione non è gratuita ma si fonda sulla circostanza che né l’amministrazione comunale e, neppure, il progettista hanno esibito una perizia firmata da un agronomo (o agrotecnico) che attesti la “instabilità” e la “pericolosità” dell’esemplare sottoposto a taglio. Dunque, al momento, ci sono, solamente, illazioni. Peraltro, anche la previsione di presunti danni futuri “su muri e pavimenti” non giustifica il taglio degli alberi, presenti in quel giardino da oltre ottant’anni, stante il fatto che il progetto di riqualificazione avrebbe dovuto tenere nella dovuta considerazione la preesistenza, in loco, di altri esseri viventi, utilissimi, per svariati ed arcinoti motivi, alla Vita sul pianeta Terra.
Viceversa, è stato approvato un progetto, piuttosto, inquietante, per altro non dire, che, addirittura, prevede, come si legge nell’articolo pubblicato su PORTA DI MARE in data 07 gennaio 2021, una “……fruibilità dell’area esterna, che non è compatibile con la presenza degli alberi, peraltro con cime lunghe e fitte, innanzitutto per una questione di sicurezza dei bambini e di tutti gli operatori scolastici….”. Se questo principio, dallo scrivente non condiviso, dovesse trovare applicazione all’area esterna dell’edificio scolastico di via Bellini, per una questione di analogia, equità e coerenza, dovrebbe essere esteso ed applicato a tutte le aree esterne di proprietà comunale, nessuna esclusa, ricadenti sul suolo della Città di Nardò, affinché il livello di “…..sicurezza dei bambini e di tutti gli operatori scolastici…..” possa essere, parimenti, garantito ed esteso a tutti gli altri cittadini, residenti e non residenti, nel Comune di Nardò. In altre parole, sulla scorta del suddetto principio, il VERDE PUBBLICO dovrebbe essere BANDITO e, quindi, ELIMINATO dalla Città di Nardò, per presunti motivi di sicurezza, ovviamente;
2. inoltre, da quanto si evince dall’articolo pubblicato su PORTA DI MARE in data 07 gennaio 2021, né l’amministrazione comunale e, neppure, il progettista, prima di procedere al taglio del pioppo nero presente in via Bellini, hanno fatto ricorso a quelle che la scienza agronomica qualifica come: Valutazione Speditiva (o di Livello 1); Valutazione Ordinaria ( o di Livello 2); Valutazione Avanzata ( o di Livello 3) utilizzate, dai professionisti del settore, per stabilire il grado di pericolosità di un albero.
Giova sottolineare che il “rischio zero” NON esiste, in senso assoluto. Basti pensare, a proposito di sicurezza, che le persone rimaste uccise dalla caduta di alberi si attesta, in Italia, attorno a cinque/sei morti per anno (Ferrini, 2016), mentre i decessi provocati da incidenti stradali, con riferimento ai dati ISTAT per l’anno 2015, ammonta a 3.428 morti, vale a dire, quasi, dieci (10) vittime al giorno. Ma, nessuno ha, mai, pensato di vietare l’utilizzo di autovetture o motocicli. Peraltro, prima di giungere alla uccisione di un albero che si ritiene “pericoloso”, bisogna valutare la possibilità di soluzioni alternative al taglio. Un albero instabile può essere stabilizzato con l’utilizzo di tiranti, può essere circoscritto da recinzioni. Se le radici dell’albero minacciano “muri e pavimenti” si possono utilizzare apposite membrane che impediscano il propagarsi delle radici, opportunamente, ridotte, sotto il controllo di un agronomo/agrotecnico, verso quei “muri e pavimenti”.
Insomma, il taglio dell’albero rappresenta una soluzione marginale, una extrema ratio, non applicabile al caso di specie. Un cenno merita, inoltre, il riferimento fatto dal progettista, leggibile nel ridetto articolo pubblicato su PORTA DI MARE in data 07 gennaio 2021, in merito ad “…..un corposo intervento di potatura sugli altri pioppi, meno pericolosi e più lontani dalle costruzioni…..”.
Ebbene, a prescindere dalla circostanza che risulta IGNOTO il decisore di tale “corposo” intervento cesorio, è opportuno citare, in via, molto, parziale, quanto si legge al punto 4.2.2 (la potatura) delle Linee Guida per il governo sostenibile del verde urbano. Comitato per lo sviluppo sostenibile del verde pubblico. MATTM, 2017(scaricabile dal sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare): “Un approfondimento meritano gli interventi di potatura che rappresenta la pratica colturale che maggiormente impatta le condizioni di vegetazione degli alberi. Una potatura male eseguita, che nei casi migliori è inutile, può danneggiare irreparabilmente un albero, accorciandone il ciclo vitale, indebolendolo, anche al punto di renderlo instabile e quindi pericoloso. Ad ogni stagione l’esecuzione di potature scorrette provoca danni economici enormi, oltre al danno paesaggistico ed all’erosione del nostro patrimonio arboreo. Essendo la potatura un intervento che influisce sulle condizioni energetiche dell’albero, e può essere anche fonte di diffusione di patologie, è necessario che venga svolta solo da personale qualificato e che le Amministrazioni Comunali adottino Capitolati specifici, mettendoli a disposizione anche dei privati che ne facessero richiesta”. Non occorre aggiungere altro: Intelligenti pauca;
3. in ultimo, lo scrivente intende chiudere con una affermazione che potrebbe apparire surreale, ma, non lo è.
Da una fotografia visibile nel medesimo articolo pubblicato su PORTA DI MARE in data 07 gennaio 2021, si nota che il pioppo nero NON è stato eradicato, è stato tagliato fino, quasi, alla base (il colletto). Pertanto, se, come sembra, l’apparato radicale non ha subìto danneggiamenti, la pianta è in grado di tornare a vegetare, cominceranno ad apparire, tra pochi mesi, i polloni basali. Dunque, la pianta non è morta, è stata mutilata, ma, è, tuttora, VIVA. Questa è una prerogativa di tutte le latifoglie, come il pioppo. Un esempio vivente di tale prerogativa è il famosissimo e bellissimo “BOSCO DI RAUCCIO” che fino alla metà del secolo scorso era classificato come bosco “ceduo”, ovverossia, gli alberi di Leccio, altra latifoglia, venivano tagliati, fino alla base del tronco, per produrre la carbonella o carbone vegetale, utile per la combustione.
Ebbene, nel 2002 il “BOSCO DI RAUCCIO” è diventato, a ragion veduta, Parco Regionale della Puglia, anche perché tutti gli alberi hanno assunto le forme delle quali erano stati privati a causa dei tagli. Il pioppo nero che ha subìto, a torto, la ingiusta mutilazione, merita un’altra opportunità di vivere.
NON DEVE ESSERE ERADICATO MA DEVE ESSERE AIUTATO A RIPRENDERE LE FORME PERDUTE. E’ UN ATTO DOVUTO PER UNA FORMA DI RISARCIMENTO NEI CONFRONTI DELL’ALBERO E DELLA COLLETTIVITA’.
















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