NARDO' - Prima della scomparsa, avvenuta poco più di un anno fa, il caro lettore ed umanista Ennio Giannuzzi aveva manifestato questa idea da portare avanti con il supporto delle forze progressiste e sincere della città. E forse anche della provincia. Una statua da collocare in una piazza importante di Nardò e da dedicare alla memoria dell'avvocato Ingusci che tanto ha significato per la storia repubblicana e democratica del Salento. Ecco perché riprendiamo l'idea di Giannuzzi e speriamo di vedere presto, in centro, statue meno autocelebrative di ego ipertrofici e, invece, maggiormente legate a grandi personaggi del passato. Vi offriamo questo contributo di lettura, richiesto al bravo e sensibile giornalista e scrittore Dino Levante che ringraziamo moltissimo a nome di molti neritini.
Quarant’anni fa, il 13 gennaio 1981, moriva nella sua città natale Pantaleo Ingusci (Lelè, per familiari e amici) avvocato, scrittore, uomo politico, antifascista, repubblicano.
Nato a Nardò, il primo gennaio 1903, da Gregorio, titolare di una rivendita di monopoli di Stato, e da Teresa Presta, discendente dell’agronomo Giovanni Presta, frequentò il liceo «Giuseppe Palmieri» a Lecce, allievo del classicista Vito Domenico Palumbo. Con Oronzo Reale (compagno di classe), e i suoi fratelli Egidio e Attilio, si avvicinò al pensiero repubblicano e insieme con altri studenti fondò nel capoluogo salentino il Circolo giovanile repubblicano «Goffredo Mameli».
Nello stesso periodo iniziò a collaborare con “Il Dovere” (che poi diresse), con la “Voce Repubblicana” e con “Il Mondo”, sempre con articoli battaglieri contro il fascismo e la prevaricazione sui diritti dei più deboli e bisognosi.
Iscritto a giurisprudenza nell’Università La Sapienza a Roma nel 1922, nella capitale fece conoscenza degli ambienti repubblicani e abbracciò gli ideali degli antifascisti, perseguendo la sua attività di saggista. Tra le due opere ricordiamo: “La monarchia” (1924); “Illusioni e delusioni della monarchia” e “Ordinamenti statali in Europa ed America” (1925). Postumi furono pubblicati i volumi “Nardò tra arte e storia” (1980) e “La storia di Nardò” (1986).
Arrestato il 26 novembre 1926 scontò due anni nel carcere San Francesco a Lecce. Nel 1938 sposò Concetta Fonte e alla quale dedicò la raccolta di liriche e pensieri “Il libro di Concetta”. La nipote, Milly Tartaglione, ha curato l’edizione dei “Canti tra le sbarre” (2014), nella quale Ingusci raccoglieva le riflessioni maturate durante il periodo di prigione, con richiami agli ideali risorgimentali, alla libertà, alla democrazia e alla giustizia sociale.
Assolto il 25 agosto 1928, si dedicò all’insegnamento privato e alla professione forense (si era laureato nel 1933), continuando a scrivere articoli e saggi che formano una nutrita bibliografia.
Nel dopoguerra fu commissario prefettizio e sindaco a Nardò, consigliere provinciale e componente del Cda dell’Ente riforma fondiaria, presidente dell’Associazione provinciale perseguitati politici antifascisti e membro del Cda dell’Università di Lecce.
Fu uno dei principali protagonisti, insieme con Salvatore De Vitis e Renata Fonte, della battaglia in difesa di Porto Selvaggio.
Ricordato dall’allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini (a Nardò nel gennaio 1991), a lui furono intestate la Camera forense neritina, una strada e la scuola secondaria di primo grado (Istituto comprensivo Polo 3) a Nardò; una via porta il suo nome a Cavallino.
Tra gli altri di lui hanno scritto: Tommaso Fiore (che lo definì “formicone di Puglia”), Antonio Bartolomucci, Ennio Bonea, Salvatore Coppola, Salvatore De Vitis, Lucia Epifani, Sergio Limongelli, Pati Luceri, Mario Mennonna, Rita Muci, Letizia Saponangelo, Carlo Stasi, Angelo Tarantino, Luciano Tarricone, Milly Tartaglione.
















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