NARDO' - Il 25 Aprile celebreremo la Liberazione del nostro paese dal regime fascista e dall’occupazione nazista. Ricorderemo il momento dell’insurrezione di tante città italiane e, insieme a questa pagina finale e vittoriosa, anche i lunghi mesi dell’occupazione, le violenze indiscriminate contro i civili, le rappresaglie e le stragi.
Gli italiani hanno pagato un prezzo altissimo in quegli anni. Lo avevano iniziato a pagare sopportando gli anni della guerra, delle privazioni, della perdita dei propri cari caduti in combattimento o fatti prigionieri. Poi hanno dovuto vivere gli effetti diretti e devastanti del conflitto che avevano raggiunto il nostro territorio.
Ma la pagina più buia arrivò con l’occupazione nazista e con la violenza di un regime nazista già sconfitto dalla storia ma ancora capace di esercitare, con ferocia, il suo controllo su tanta parte dell’Italia. Gli eventi, terribili, che seguirono all’8 settembre, disvelarono la vera natura del regime fascista e di una ideologia nefasta.
Anche dai nostri militari iniziò la riscossa perché non c’era spazio per una aspirazione inerme alla pace. L’alternativa era tra una equivoca passività e una scelta combattente e fu quest’ultima insieme a quella partigiana che risultò decisiva per restituire dignità agli italiani. Fu una riscossa morale quella dei reparti italiani che, rimasti isolati e circondati da forze nemiche preponderanti, rifiutarono ogni compromesso per mantenere fede al giuramento prestato e alla fedeltà alle legittime istituzioni.
Per questo tantissimi furono internati nei campi di prigionia e obbligati al lavoro coatto per sostenere lo sforzo bellico nazista.
Questi Internati Militari Italiani (IMI) combatterono una lunga loro battaglia , personale e collettiva contro le infime condizioni di vita nei campi di concentramento, contro le lusinghe della propaganda fascista, contro le crudeli vessazioni messe in atto perché cedessero e aderissero al regime di Salò. Combatterono anche forse contrò l’atrocità dei propri stessi dubbi che li tormentavano, giorno dopo giorno sull’opportunità di una scelta che appariva come una condanna a morte solo anticipata.
Combatterono contro l’idea di non poter rivedere i propri cari.
Anche questa fu Resistenza che purtroppo ha trovato, fino ad ora, solo pochissimi scrittori e pochissimi lettori.
Cosa sarebbe accaduto se quei seicentomila IMI internati avessero aderito alla Repubblica di Salò? Cosa sarebbe accaduto se tanti nostri concittadini come Nino Pagliula, Donato Manca, Gustavo Falangone, Renato Rucco, Uccio Parisi, Mario De Pascalis, Michele Mastria di Neviano e tanti altri nostri eroi che ancora non conosciamo avessero aderito alla Repubblica di Salò?
Probabilmente non sarebbe cambiato l’esito ultimo del conflitto , ma forse la frattura politica che segnò l’Italia e divise gli italiani , e che continua ancora ad incidere il nostro tessuto nazionale, sarebbe stata molto più profonda.
Risvegliamoci come il 25 Aprile di tanti anni fa e cerchiamo di mantenere sempre vivo e mai dimenticare quel sacrificio di tanti uomini e donne che preparò il futuro della nostra Repubblica.
Pantaleone Pagliula
















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