NARDO' - Qualche giorno fa proprio Orlando fermò per strada l'umile cronista per elencare tutti gli alberi della città che sono pericolanti o si rischia che perdano qualche grosso ramo. Inutile dire che l'agnonomo aveva ragione da vendere.
Dal verde la politica della cura
Ieri matttina, a distanza di poche settimane da un precedente evento di minore entità, si è verificato un nuovo schianto di una ben più ragguardevole branca del ficus monumentale di Piazza Diaz.
Non sarà certo un problema dell’albero che, per sua natura, deve fare quello che può per tenersi insieme; il problema è semmai del rischio che esso comporta per la cittadinanza, trovandosi in un luogo ad elevata fruizione di transito e sosta. Qui si apre un dilemma abbastanza serio che in pochi hanno voluto ascoltare in questi anni: quello della possibilità di una convivenza pacifica tra l’albero e i cittadini.
La specie in questione è il fico magnolioide, botanicamente Ficus macrophylla f. columnaris. A saperlo leggere, è inscritto proprio nel nome botanico il senso della forma assunta dall’albero. Columnaris, colonnare! Ciò con riferimento appunto alle radici avventizie aeree che l’albero produce nel suo espandersi al fine di sorreggere efficacemente le ampie branche.
Nel caso specifico, trattasi di un albero monumentale di primario valore botanico e storico che funge da grande depuratore e condizionatore d’aria per l’intera piazza. Esso merita pertanto una cura attenta, di particolare dedizione. Ciò comporta che per tale albero si facciano alcune scelte gestionali di fondo, alla luce della conoscenza scientifica dell’albero in questione.
Ma ciò, come si può notare, manca! E manca non solo per questo albero ma anche per la stragrande maggioranza del verde urbano della città! Manca la visione del verde come processo vitale su cui intervenire in continuo per tempi e per modi dettati da tecnica, ragionevolezza e opportunità. Mancano i ragionamenti partecipati e condivisi di medio e lungo termine, dove a volte si tratta di assumere scelte impopolari come l’abbattimento necessario(!) di un albero. Ma qui tutto ciò non si intravede neppure. La necessità della figura del giardiniere (del gestore tecnico), a voler essere più precisi, di un organizzato ufficio del verde urbano, che consideri e tratti il lento processo vegetazionale della città come un “bene comune a più consiliature”, dove chiunque abbia l’onore di presiedere ravvisi anche l’onere del mantenere, manca.
Oltre il caso particolare d’attualità che induce nell’immediato a esprimere concetti dettati dall’emozione del momento, qui si tratta di entrare nell’ordine di idee di concepire il patrimonio arboreo come un bene comune da gestire, inevitabilmente! Della gestione fanno ovviamente parte il monitoraggio e la manutenzione, due mansioni fondamentali ma del tutto trascurate nella città di Nardò.
In questi ultimi anni si è fatto ben poco per il verde urbano e, quel poco ha il senso della più profonda irrazionalità che pagheremo in disservizi nei prossimi anni. Come definire altrimenti la imprudente piantagione di fichi australiani (Ficus rubiginosa) su marciapiedi del tutto inadeguati ad ospitarli, destinati a diventare percorsi di macerie annunciate? E come tutti quegli alberi deperenti e seccaginosi di interi quartieri che forse meriterebbero una giusta sostituzione?
Sembra quasi sia stata trovata una formula magica che sostituisce il fare con la sua apparenza, e va a finire che alla fine ci si crede pure.
La qualità della vita urbana va intesa come un continuo fluire di operazioni infinite a cui sovraintendere con attenzione, a cui va dato il nome di CURA! In tale senso sarebbe forse giunto il momento che il massimo ruolo di responsabilità della città fosse affidato ad una donna e ciò coerentemente con la propria naturale inclinazione.
Nardò ha la storica opportunità di una donna sindaco, per interrompere un’amministrazione concepita come una “macchina di somme” da gettare sul territorio e soprattutto negli occhi di tanti ignari cittadini.
22 agosto 2021
Bruno Vaglio e Antonio Orlando
















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