NARDO' - Una persona squisita, un marito e padre esemplari, un leale amico, un sensibile docente e un attento avvocato: questo è stato Mimino Inguscio.
Ha attraversato la sua vita nella riservatezza e, in ogni sua testimonianza, ha sempre lasciato l’impronta del senso del dovere professionale e del rispetto umano, in una straordinaria «aurea mediocritas» di classica memoria, rifuggendo da ogni apparenza e da ogni tentativo di protagonismo.
Nella sua nobile normalità e nella sua intensa quotidianità, tinteggiata dal suo simpatico atteggiamento da sornione, si è distinto naturalmente, ancor più emergendo in una società chiassosa, anelante al successo e appariscente.
Anche nell’insegnamento ha sempre conservato equilibrio e buon senso, non facendo esaltare la sua accurata conoscenza della materia del Diritto, bensì promuovendo le capacità del discente, com’è del buon maestro e del buon padre di famiglia.
E lo è stato nella sua famiglia, che era il centro dei suoi interessi, accanto alla sua esplosiva compianta Maria Grazia, alle sue affettuose figlie Marcella, Elena e Alessandra, e ai suoi cari nipoti e familiari.
Questo profondo legame familiare e la sua scelta di trascorrere il tempo libero senza particolari impegni, se non quello, a sera, a chiusura dello studio di legale, di frequentare, per qualche ora, il Circolo Cittadino, lo hanno tenuto lontano da ambizioni legittime, come quella della vita pubblica.
Infatti solo una brevissima parentesi è stato il suo impegno politico-amministrativo quale rappresentante del Partito Repubblicano Italiano (PRI).
Si è nel travagliato e drammatico quinquennio 1982-1986, allorché, a seguito dell’uccisione di Renata Fonte (Pri) e all’arresto di Antonio Spagnolo (Pri), mandante dell’assassinio, si era trovato nella primavera del 1985 consigliere comunale e nel novembre successivo assessore comunale. Prima della fine della consiliatura si era dimesso e d’allora non si era più interessato di politica attiva. Nonostante ciò nei primi anni del 2000, per il suo prestigio e la sua stima cittadina, è stato individuato come potenziale candidato sindaco.
Ma tutto ciò è secondario nella sua vita.
Lungo la scia della sua esistenza, oltre all’attaccamento alla famiglia e all’insegnamento, biancheggia il suo alto senso dell’amicizia, che infonde, ora, a cominciare da Elio Marra, da Sandro Lezzi e, permettetemi, da me stesso, tanta commossa amarezza.
Un amico, un grande amico ci lascia nel vuoto della sua persona fisica, ma ci consolida nell’affetto più autentico, che viene da lontano, e nella stima più intensa per quello che è stato e per quanto ci ha consegnato.
Mario Mennonna
















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