NARDO' - Un autorevole concittadino, il dottor Carlo De Michele, impegna i lettori su un tema centrale, tra etica e politica.
L’incapacità del pensiero politico di gestire senza prese di posizione aprioristiche l’evolversi delle conoscenze, ha proposto all’opinione pubblica il riemergere di grandi temi relativi alla vita. Nelle intenzioni del nuovo governo infatti primeggia il proposito di “migliorare” la 194 mentre l’On. Gasparri, in difesa della vita, ripropone un disegno di legge di modifica dell’Articolo 1 del Codice civile che recita: La capacità giuridica si acquisisce al momento della nascita. Se per legge la capacità giuridica fosse estesa, come recita il disegno di legge, al momento del concepimento risulterebbe che l’aborto, per qualsiasi ragione praticato, sarebbe considerato omicidio, con buona pace della legge 194.
Proviamo quindi a ragionare alla luce dei dati scientifici attualmente disponibili per valutare la appropriatezza dell’articolo 1 ancora in corso di validità.
Il termine VITA è troppo spesso usato da solo, senza l’aggettivo qualificativo che ne rende compiuto il senso: VITA UMANA, poiché è proprio di questo che dobbiamo occuparci avendo da tempo tutti accettato, anche se in modo non apertamente dichiarato, che non tutte le vite siano uguali. Nessuno infatti esita a troncare vite microbiche, vegetali o animali, e purtroppo anche umane, col pretesto di guerre giuste, al fine della sopravvivenza o della salvaguardia di necessità o interessi. Sarebbe quindi giusto e onesto, specialmente per chi ha il potere di determinare i comportamenti privati dei cittadini, tentare di definire in funzione dei dati scientifici disponibili, cosa deve essere inteso per vita umana e quando essa si manifesti, indipendentemente da considerazioni etiche o religiose.
In quanto medico sento il dovere di contribuire alla comprensione di ciò che caratterizza l’esistenza senza protezioni ideologiche, fidando solo nella capacità critica del pensiero e della conoscenza. Sfogliando la letteratura internazionale, a disposizione di tutti, ho trovato dati che dovrebbero costituire la base delle elaborazioni filosofiche su questi temi, superando teorizzazioni basate sulla condivisione di credenze.
Nel Dicembre 2005 è stato pubblicato un lavoro scientifico: "Enlightening the adrenal gland" in "Cell Metabolism" v. 2.5, Nov 2005, in cui Ueli Schibler, Steven A. Brown, ricercatori presso il dipartimento di Biologia Molecolare dell´Università di Ginevra, in cui dimostrano che intorno alla 24° settimana di vita intrauterina giunge a completamento una via nervosa, che ci era ancora sconosciuta, che mette in contatto diretto il Nucleo soprachiasmatico con la ghiandola surrenale attraverso il nervo splancnico. Tale struttura mette in diretta comunicazione, per via nervosa, la retina con il surrene. Questa struttura anatomica viene attivata per la prima volta alla nascita allorquando i fotoni luminosi, ovviamente assenti all’interno dell’utero materno, possono stimolare, “accendere”, il surrene che può così iniziare a produrre cortisolo. E’ proprio questo ormone che avvia funzioni essenziali per la vita quali: 1) La fornitura di glucosio al cervello e ad altri organi. 2) La produzione di surfattante, sostanza che permette l’apertura degli alveoli polmonari, e quindi la possibilità di attivare la funzione respiratoria. 3) L’avvio dell’attività dei meccanismi di memoria. 4) L’attivazione dei ritmi circadiani, cioè della coordinazione di tutte le funzioni vitali.
Il senso di questi meccanismi chimico-biologici è che il funzionamento del cervello, la respirazione e la sincronizzazione delle attività dei vari organi ed apparati, in altre parole l’inizio della vita, è possibile solo alla nascita per effetto della luce e solo se le vie nervose descritte sono mature e capaci di funzionare. Quindi prima che queste strutture anatomo fisiologiche siano mature, cioè prima della 24esima settimana di gestazione, il feto non ha alcuna possibilità di vita autonoma. La possibilità vitali di un feto quindi, almeno fino alla 24esima settimana dipendono esclusivamente dalla fisiologia materna. Questi dati, confermati dall’esperienza clinica dei neonatologi che considerano che la possibilità di vita senza eccessivi rischi di gravi malformazioni, non può realizzarsi che tra fine sesto e inizio settimo mese.
A questo punto credo che possiamo affermare che prima che il feto abbia realizzato una possibilità di vita autonoma il prodotto del concepimento è realtà biologica della madre, totalmente dipendente dalla sua fisiologia, ma ancora non abbiamo elementi per stabilire in funzione di cosa una vita può essere definita Vita Umana, quella cioè di cui abbiamo e dobbiamo avere il sacro rispetto.
Seguendo l’ipotesi che la differenza fondamentale tra animali e uomo non sia tanto di tipo anatomico quanto mentale, nella letteratura psichiatrica ho trovato il testo “Istinto di morte e conoscenza” M. Fagioli, 1971, Roma, in cui viene delineata una teoria della nascita (psichica) umana che, anche se ha suscitato reazioni contrastanti nei mass media, non risulta, dall’esame della letteratura specialistica, che sia stata a tutt’oggi “falsificata”. Questa teoria lega l’inizio della vita umana all’inizio della vita mentale secondo un particolare meccanismo: alla nascita uno stimolo di ordine fisico, la luce che colpisce la retina, oltre all’attivazione dei meccanismi precedentemente descritti, determina una reazione di difesa dalla violenza insopportabile della realtà materiale esterna consistente in un blocco momentaneo dell’attività corticale. Il cervello non reagisce agli stimoli sensoriali provenienti dall’ambiante, come se questi non esistessero. Sono quei circa 20 secondi in cui il neonato sembra morto, prima del primo vagito. Poiché il neonato è fornito di vitalità, la momentanea mancanza di attività cerebrale non corrisponde a morte. La sospensione dell’attività recettiva sensoriale, permette ai contenuti più profondi, cioè la traccia dell’esperienza biologica del contatto col liquido amniotico avuto durante la gestazione, di arrivare alla corteccia per formare una sorta di immagine senza figura, una proto-memoria di una condizione dell’essere con cui si materializza la prima forma di pensiero, la facoltà di immaginare, cioè una attività mentale non direttamente collegata alla funzione di registrazione di dati provenienti dall’attività sensoriale. Questa dovrebbe essere la caratteristica di base che rende l’essere umano un animale unico, completamente mentalizzato. Solo a questo punto, cioè allorquando compare la possibilità di elaborare pensiero, la vita diviene Vita Umana.
In conclusione ritengo che i limiti temporali per l’effettuazione dell’interruzione di gravidanza così come previsto dalla legge 194 sono anche scientificamente corretti. L’attribuzione di Personalità giuridica può avvenire solo quando il neonato esprime la capacità di vivere una vita autonoma e conseguentemente una capacità di pensare, cioè dopo la nascita. Pertanto ritengo che l’aborto nei termini concepiti dalla legge 194, sia e deba restare, un problema esclusivamente materno legato alla titolarità esclusiva nei confronti del proprio corpo. Non ultima la considerazione che genitorialità non significa solo dare alla luce un essere umano ma essere in grado di assicurare risposte adeguate non solo ai bisogni materiali ma anche alle esigenze psichiche che non possono che provenire dal benessere dei genitori.
















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