NARDO' - Autonomia differenziata o secessione? Preoccupa il silenzio che c'è in questa città su questo argomento.
Chiedo a tutti, maggioranza, opposizione, enti interessati, ecc. Come mai non si organizza un dibattito e intraprendere ogni iniziativa politica utile e necessaria volta a costruire un fronte unitario, anche di amministrazioni maggiormente orientate verso una forma solidale di federalismo che possa interloquire con il Governo per arrivare ad incardinare un dibattito parlamentare che dia concreta cittadinanza a tutte le diverse opinioni espresse e perché non verificare, insieme all'ANCI, l’effettiva costituzionalità del disegno di legge Calderoli, tenendo conto delle intrinseche contraddizioni tra lo stesso ddl e lo spirito perequativo e solidale insito nella Carta Costituzionale.
Perché il Sindaco o chi per esso perché non farsi portavoce con ANCI della necessità dell’organizzazione di un fronte unitario dei sindaci della provincia di Lecce di investire la delegazione parlamentare salentina al fine di elaborare una proposta politica di non mera contrapposizione, ma di vero rilancio del superamento del divario Nord-Sud che garantisca un sufficiente plafond di risorse non tanto per compensare i danni del federalismo, quanto per riallineare gli attuali livelli di sviluppo della Puglia alle restanti Regioni d’Italia.
Esistono rischi reali, legati a un processo secessionista applicato in maniera rigida e unilaterale, senza l’opportuno previo confronto con le assemblee legislative degli enti locali nelle sedi istituzionali preposte. La nostra regione ma tutte le regioni del Sud patirebbero dall'applicazione del ddl Calderoli, per come oggi strutturato, una forte situazione di divario. E “fortemente leso sarebbe il carattere fondante del principio solidaristico, atteso lo spirito della Carta Costituzionale che prevede la Repubblica come unica e indivisibile. Bisogna tenere conto della necessità che lo sviluppo del paese passi dal colmare il divario Nord -Sud al fine di non circoscrivere le sorti delle popolazioni del Sud a un mero calcolo matematico, bensì agganciandolo a slanci di ben più elevata caratura materiale e morale, premesso, inoltre, che l’attuale indeterminatezza ed indeterminabilità dei LEP (livelli essenziali delle prestazioni) ricondurrebbe di fatto al criterio della spesa storica, non garantendo l’innalzamento dei servizi ma, di contro, la cristallizzazione degli stessi ai livelli storici dei vari territori fortemente differenziati tra Nord e Sud d’Italia”.
Credo che dovremmo dire “no” a una partita truccata e quella, in atto, è una partita truccata,perché il ddl Calderoli è intriso di beceri rigurgiti eversivi e secessionisti. Il disegno di legge del leghista e sottolineo leghista Calderoli, non introduce semplici modifiche. Viceversa, disegna una complessiva riorganizzazione delle responsabilità, su tutte le principali politiche, economiche e sociali e frantuma l’unità e la coesione del Paese. Nelle esperienze di tutti i Paesi, non c’è decentramento, senza perequazione delle basi fiscali e senza l’idea che quando si nasce si gode di diritti fondamentali, in materia di salute, di istruzione, di assistenza, in quanto italiani, e non perché si ha la ventura di nascere al nord invece che al sud.
Se passasse il progetto delle destre cambierebbe il disegno generale del paese che sarà irriconoscibile e diverso da qualsiasi altro nel mondo, Ci sono materie sulle quali una democrazia unitaria non può negoziare. Le competenze sulla sanità, sull’energia, sulla scuola, sulle infrastrutture, sull’ambiente, sul lavoro non possono diventare oggetto di declinazione regionale. Il regionalismo differenziato può essere emancipativo se rafforza l’unità della Repubblica e se consente al Parlamento di conservare un sostanziale ruolo di decisione. Il disegno di legge Calderoli è, invece, eversivo e secessionista.
Perciò dovrebbe essere cestinato, perché quel tipo di progetto segna la fine dello Stato delineato dalla Costituzione per far nascere un’Italia di” 20 piccole signorie” attraverso una vera e propria “secessione dei ricchi” non più quindi l'Italia “una e indivisibile” come recita l’art. 5 Cost.
(Mino Mazzeo)
















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