NARDO' - Il Tribunale di Lecce, seconda sezione penale presieduta da Cinzia Vergine, (giudici a latere Bianca Maria Todaro e Natasha Mazzone), hanno ritenuto Giuseppe Serio, già comandante della stazione dei carabinieri di Nardò dal 2010 al 2017, colpevole del reato di concussione ai danni di un postino e di un lavaggista, costituiti parti civili nel processo rispettivamente con gli avvocati Marco Rizzo e Massimo Muci, condannandolo alla pena di sette anni di reclusione.
Il pubblico ministero francesca Miglietta, aveva richiesto la condanna ad otto anni di reclusione. L’imputato è stato assolto per tutti gli altri capi di imputazione, con la formula piena “perché il fatto non sussiste”, ai sensi dell’art. 530 c.p.p.
Serio era accusato, in questi ultimi casi, anche di abuso di ufficio per una ispezione ad un lido balneare, per un intervento presso la polizia locale di Galatone, a favore di un camionista passato con rosso al semaforo, nonché dei reati di falso e peculato, per aver distratto risorse del proprio ufficio a proprio vantaggio.
L’indagine è stata avviata dalla Procura della Repubblica di Lecce nel 2018 e, all’epoca, il Comandante Serio era in servizio a Gallipoli con il grado di Sottotenente. Venne sospeso dal servizio, dapprima degradato e, poi, reintegrato dal TAR con il grado di sottotenente. Ora è in pensione.
Il Tribunale ha condannato il Serio anche al risarcimento dei danni a favore delle costituite parti civili, da liquidarsi in separata sede.
Il Tribunale ha riservato il deposito della motivazione entro il termine di 90 giorni.
Serio, difeso dagli avvocati Giuseppe e Giulia Bonsegna, era presente in aula ed ha dichiarato di continuare, nonostante tutto, a nutrire fiducia nella giustizia, non mancando di rilevare che, allo stato, dopo le due accuse già annullate dal Riesame, una delle quali sempre per concussione, il Tribunale ha ritenuto di assolverlo con formula piena per le altre quattro gravi accuse.
“Le sentenze si rispettano anche quando non si condividono. Pensavo, insieme con i miei avvocati, di aver dato prova della mia assoluta estraneità ai fatti e documentato la mia completa innocenza. Leggeremo, con estrema attenzione, le motivazioni, ma sicuramente faremo appello”.
















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