NARDO' - Alla rievocazione storica che ci catapulta nel medioevo per contemplare gli usi ed i costumi dell'epoca si preferisce di gran lunga quella organizzata dagli Amici del Museo Porta Falsa a quella che viene proposta concretamente da Mellone.
Alla rievocazione storica che mira a catapultarci nel medioevo per contemplarne gli usi ed i costumi dell'epoca, si preferisce di gran lunga quella organizzata dagli Amici Museo Porta Falsa a quella che viene proposta concretamente da Mellone.
"Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è più facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che dà un forte ma passeggero movimento. L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, così l'idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse."
Così Cesare Beccaria si opponeva alla pena di morte nel suo saggio "Dei delitti e delle pene", nel 1764.
L'illuminista intende sottolineare il fatto che la legge è fatta da uomini e nessuno mai metterebbe la propria vita nelle mani di un altro uomo, non di meno che il freno più forte ai delitti non è la pena di morte, ma una lunga e dura detenzione.
La pena di morte, secondo Beccaria, sarebbe un’inutile e fuorviante tortura che potrebbe essere destinata ad innocenti.
Uno stato che vuole fare giustizia non ha diritto a punire utilizzando la pena capitale come soluzione ma deve essere risarcito proponendo punizioni socialmente utili e tese al recupero, non alla repressione.
"La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte di compassione mista di sdegno per alcuni; ambidue questi sentimenti occupano più l’animo degli spettatori che non il salutare terrore che la legge pretende inspirare."
Dunque l'esecuzione susciterebbe sentimenti diversi dal terrore che si vuole incutere; cosa che non accade con le pene moderate, continue o perpetue: quelle si che terrorizzano chiunque.
Le parole pronunciate dal sindaco Mellone risultano essere pericolose, soprattutto quando quest'ultime vengono pronunciate da un avvocato, ma assumono connotati ancor più raccapriccianti se si pensa che il suddetto ricopre con successo un incarico istituzionale come quello di sindaco della città di Nardò.
Non stupisce il linguaggio utilizzato da Mellone per parlare "alla pancia" dei cittadini, che purtroppo, rassicurati dalla facile e banale comprensione data dall'incisività e dalla violenza delle parole, magari, lo applaudono pure, legittimando ogni suo delirio di onnipotenza.
Si consiglia al sindaco di darsi una ripassata dell'abcdel nostro sistema penitenziario e giudiziario.
Il suo intervento reazionario non fa nient'altro che riaffermare la sua scarsa capacità comunicativa sempre più sintetica e semplificativa, giusto per ricevere qualche like in più, ancora più sfacciatamente davanti ad un fenomeno così grave come quello avvenuto in questi giorni che merita decisamente un'analisi molto più accurata.
Ma menomale che c'è lui: Pippi, in grado di smentire secoli di studi e di riflessioni praticate dai più illuminanti degli intellettuali che hanno segnato la storia della nostra civiltà.
Gabriele Calignano (Studente in Sociologia del crimine)
















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