NARDO' - Il Consiglio di Stato mette la parola fine alla battaglia legale fra un’associazione di tiro a volo ed alcuni cittadini che, stanchi dei continui spari provenienti da un impianto sito nei pressi del Parco di Portoselvaggio avevano adito la giustizia amministrativa per vedere tutelati i propri diritti.
La vicenda ha principio in una serie di esposti presentati dai residenti, che lamentavano costanti spari nel corso del giorno e la scarsa distanza dalle abitazioni di un impianto di tiro a volo.
In tale contesto il Comune di Nardò concedeva un’autorizzazione temporanea all’attività di sparo che veniva prontamente impugnata dai cittadini interessati innanzi al Tar di Lecce, che chiedevano ed ottenevano dal Tribunale Salentino prima la sospensione e poi l’annullamento degli atti autorizzativi emessi dal Comune, dall’Autorità di Pubblica Sicurezza e dalla competente Federazione sportiva cui l’Associazione risultava affiliata.
L’esito del giudizio vedeva l’accoglimento delle ragioni espresse dall’Avvocato Vincenzo Albertone, incaricato per la difesa dai cittadini ricorrenti e il conseguente annullamento di tutti i provvedimenti emessi in favore dell’Associazione risultata soccombente, che decideva proporre appello innanzi al Consiglio di Stato.
Con sentenza n. 6955/2024, i Giudici di Palazzo Spada, hanno nuovamente accolto la tesi dell’Avvocato Vincenzo Albertone, già difensore dei cittadini lesi in primo grado, confermando ed approfondendo quanto statuito in prima battuta dal Tar di Lecce.
La pronuncia di secondo grado, oltre a sancire l’irrinunciabilità dell’autorizzazione di Pubblica Sicurezza, ha posto l’accento sulla non conformità dell’impianto con le norme di piano attualmente vigenti nel Comune di Nardò, che prescrivono in zona tipizzata agricola la necessaria connessione fra l’infrastruttura sportiva e l’attività agrituristica che, di fatto, è risultata inesistente.
La portata della decisione è destinata a trovare applicazione anche al di fuori dei confini locali, in quanto è stata affermata la necessità dell’autorizzazione di Pubblica Sicurezza prescritta dal TULPS anche per le attività di sparo espletate in forma privata, laddove le stesse vengano svolte in luoghi abitati o lungo pubbliche strade.
L’esito della lunga e complessa vicenda accorda oggi il giusto peso alla prioritaria tutela della sicurezza e della quiete pubblica, con annullamento definitivo di tutti gli illegittimi atti emessi nel corso del tempo dagli Enti resistenti in favore dell’Associazione, che di fatto esercitava l’attività di tiro a volo in un contesto caratterizzato dalla presenza di abitazioni e strutture ricettive.
















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