NARDO' - Dopo la vittoria travolgente in Calabria il centrodestra pugliese si mangia le mani. Così il senatore Roberto Marti, l'unico di quello schieramento che sta fiutando bene l'aria che tira nella propria coalizione, serra i ranghi. E la Lega chiede a Pippi Mellone di inserire una donna nell propria lista. Il sindaco di Nardò, dunque, che per settimane ha annunciato a tutti i neritini di essere il possibile candidato presidente di Regione non solo non sarà candidato a presidente (un bluff comunicativo, a ben vedere) e non sarà neppure candidato a consigliere regionale ma dovrà "tirare" il carretto, o il carroccio, a favore di altri. Insomma, da Davide che batte Golia a portatore d'acqua e di voti ai forestieri? Questa è la situazione, al momento.
Pippi Mellone non si è dimesso dalla carica di sindaco. Significa che nessuno gli ha garantito la candidatura alla Regione Puglia, sia pure appartenendo ad una coalizione in forte difficoltà di consenso.
Significa, in parole povere, che non lo hanno proprio voluto, dopo tutte le sue giravolte politiche: prima amico per la pelle di Emiliano e Minerva (senza risparmiare pesantissime critiche al centrodestra) e poi sul fronte opposto. Chiaro che ora lo guardino con diffidenza; candidarlo perché? Per poi, magari, vederlo abbandonare la barca?
Insomma, Mellone non sarà candidato a meno che non arrivino le clamorose dimissioni in massa di ben tredici dei suoi consiglieri entro una decina di giorni. Solo sfiduciandolo dalla carica di sindaco di Nardò lui sarebbe libero di andarsi a candidare alla Regione. Ma gli intoppi sono due: uno, lo avrete già capito, è che non lo vogliono in Fratelli d'Italia, in Forza Italia e nemmeno nella Lega dove è "pericoloso" per le ambizioni di Gianni De Blasi (15.278 voti nel 2020).
L'altro motivo, ben più intrigante, è che ben tredici consiglieri dei suoi dovrebbero sfiduciarlo. E voi li vedete rinunciare a indennità e stipendi (verrebbero meno anche assessori e presidente del Consiglio comunale, ovviamente) da ora e fino alla primavera del 2027 quando si dovrà votare di nuovo? Paradossalmente basterebbero un paio di franchi tiratori all'incontrario per vanificare le dimissioni di massa e lasciare il Mellone sindaco fino a fine mandato.
Insomma, Pippi che ha sempre cucito vestiti su misura per tutti gli avversari politici e non solo, stavolta sarebbe finito nel proverbiale culo di sacco. Ma DEVE assolutamente misurarsi e entrare in questa importante partita delle Regionali per tantissimi motivi che avrete sicuramente intuito.
Come potrebbe finire, a brevissimo?
I grandi capi della Lega, Marti e Vannacci, potrebbero candidarsi nella lista pugliese (la notizia è di oggi) per darle forza e per scongiurare che non riesca a superare lo sbarramento del 4%. A questo punto Mellone sarebbe totalmente fuori dei giochi ma si troverebbe, persino, nella condizione di dover "donare il sangue". Come?
Con una donna di Nardò candidata nella Lega. Tolta di mezzo Maria Grazia Sodero, la vicesindaca che ormai è proiettata verso altri scenari, e l'assessore Giulia Puglia, molto popolare ma ormai "bruciata" dalla candidatura del 2020 in una lista di Michele Emiliano, resterebbe la figura di un'altra assessora, Sara D'Ostuni, già "lanciata" mediaticamente perché responsabile del bilancio comunale.
Potrebbe essere lei a portare acqua alla lega da Nardò verso qualche candidato uomo, probabilmente lo stesso Marti il quale non può rischiare di fare figure misere.
L'obiettivo di Mellone è quello di raggiungere, perlomeno, il risultato di Giulia Puglia alle Regionali del 2020: 6051 voti in tutto, 4579 solo a Nardò.
A margine va detto che, contrariamente alla propaganda melloniana, Davide resterebbe Davide. Ed è anche ridimensionato perché resta un'illusione rimasta sugli spot quella dell'orgoglio neritino di portare un neritino d'area melloniana in Consiglio regionale. Se così finisse, invece, i millemila cavalli del motore di Pippi Mellone girerebbero a vuoto e la sua macchina imbattibile potrebbe solo accelerare in folle.
















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