NARDO' - "Esondazione Canale dell'Asso. Urge una strategia di lungo periodo".
Esondazione del Canale dell’Asso dopo le intense piogge dei giorni scorsi, con conseguente allegamento di campagne e strade.
Dopo i disagi prende la parola il Contratto di Fiume del Torrente Asso, progetto di Regione Puglia, capofila il Comune di Nardò, che vede una governance condivisa con i 17 Comuni ricadenti nella Valle dell’Asso.
Un progetto che punta alla tutela, alla corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, e che proprio negli ultimi giorni sta definendo un documento strategico programmatico per il futuro del canale. “Le intense piogge degli ultimi mesi e i recenti fenomeni di esondazione lungo il reticolo idrografico del Torrente Asso hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza del nostro territorio - dichiara Francesca Lagna, geologa e coordinatrice della segreteria tecnica del Contratto di Fiume - mentre ci si concentra sui disagi e sulla manutenzione dei canali vogliamo offrire una chiave di lettura che guardi a una strategia di lungo periodo. Sebbene la pulizia del reticolo sia necessaria, la sola rimozione di vegetazione e rifiuti non può essere l’unica risposta. È tempo di superare una visione che riduce il torrente a un mero canale di scolo. La sfida del futuro è imparare a governare l’acqua restituendole i suoi spazi naturali. Attraverso la progettazione di aree di laminazione controllata e zone di espansione della naturalità, possiamo permettere all’acqua di rallentare e distribuirsi in aree sicure, riducendo la pressione sui centri abitati e sulle infrastrutture", sottolinea Lagna. In questo scenario, la Protezione Civile non deve intervenire solo a evento accaduto. La visione del CdF punta a trasformare la gestione delle emergenze in una cultura della preparazione.
“La sicurezza dei cittadini passa attraverso un sistema di monitoraggio moderno - prosegue la geologa - il CdF promuove l’installazione di una rete di sensori idrometrici in grado di dialogare in tempo reale con le sale operative comunali e le Protezioni Civili locali. Questi dati consentono di coadiuvare e ottimizzare l’attivazione dei Piani di Emergenza Comunali, garantendo ai residenti delle zone più esposte - come Noha e le aree rurali di Nardò e Aradeo - una gestione degli eventi ancora più tempestiva, coordinata e basata su scenari certi”. Tra i vari obiettivi del CdF ci sono poi i “Patti di custodia del Territorio” con il comparto agricolo: il riconoscimento del ruolo centrale di agricoltori e allevatori come primi manutentori del bacino.
“Attraverso accordi di agro-filiera e incentivi per pratiche sostenibili, il CdF sostiene chi gestisce quotidianamente il drenaggio dei campi e la cura dei muretti a secco, elementi vitali per la tenuta idrogeologica del paesaggio rurale”, evidenzia Lagna. Il Contratto di Fiume è dunque lo strumento nato proprio per evitare che ogni Comune affronti il rischio idraulico in solitudine. La partecipazione attiva di tutte le amministrazioni ai tavoli di lavoro è l’unica via per passare da una logica di emergenza perenne a una di prevenzione strutturata.
Proprio su questo punto Lagna evidenzia un tasto dolente: “Non tutti i Comuni stanno collaborando. Abbiamo riscontrato la difficoltà di collaborazione nel fornire dati, progettualità e qualsiasi altro elemento richiesto nel corso del processo di formazione da parte di alcuni Comuni ricadenti nel bacino idrografico. Un peccato, perché il CdF rappresenta una pianificazione fondamentale per avere accesso a finanziamenti pubblici specifici. Ci auguriamo che in futuro possa esserci maggiore collaborazione. Solo con il supporto di tutti gli enti interessati potremmo definire un nuovo futuro, più sostenibile e sicuro, per il canale e la valle”, conclude Lagna.
















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