NARDO’ - “L’arte di saper vedere, fa la differenza”, la frase, nella sua accezione più ampia, ci ha sempre aiutato a interpretare le diverse tematiche approcciandole dai diversi punti di vista. Naturalmente, in questa frase, è sottointesa la pratica artigianale, la ricerca scientifica, la professionalità nella ricerca dei materiali e dei loro accostamenti, la cultura dei codici e della ‘lingua architettonica’ declinata in tutte le sue varianti.
La bella immagine allegata all’articolo di Fernando Pero, è eloquente a proposito di essere sensibili alla nostra terrazza sul mare. Un moto dell’animo che muove all’attenzione del nostro meraviglioso paesaggio quindi: “un moto al luogo”, sempre più necessario.
La riconversione funzionale dei sistemi urbani segue l’evoluzione tecnologica nelle sue varie traduzioni strutturali attinenti alle pratiche di sviluppo ‘della’ e ‘per’ la città. Essa, dunque, continua ad adeguarsi, riconfigurandosi continuamente. La progettualità, colta, creativa, responsabile, induce all’analisi delle più svariate possibilità secondo regole procedurali possibilmente ‘sostenibili’. Percepire, quindi, il cambiamento dell’urbano modificarsi delle cose, segue leggi e principi organici, che la ‘buona’ architettura deve rilevare come un sensibile e complesso ‘sensore biologico’; diventa questa allora, l’URBANISTICA.
La natura, d’altronde, seleziona nel tempo, con interventi pratici e funzionali, quelle ipotesi che possono permettere di assicurarle la sopravvivenza e la continuità. I suoi modi e metodi attengono alla creazione di nuove, ma semplici ‘complessità’, fatte di cicli qualitativi e di controllo per, poi, amplificare la differenziazione della domanda e della risposta dell’ambiente, rispetto alle sue ipotesi di vita ‘altra’, quindi dei risultati ottenuti.
E’ questo il ‘senso’ che ancora manca al nostro territorio. Siamo quindi più indietro di quanto pensassimo. Ritengo dunque che il lavoro è più complicato di quello che viene presentato, infatti manca ancora la cultura del territorio. Le ‘fughe’ in avanti, forse faranno bene al consenso di qualcuno, che sperimenta continuamente e per la maggior parte illusoriamente, il suo ‘potere’, ma la natura poi, lo sappiamo tutti, selezionerà le migliori soluzioni e azzererà quelle errate; come sempre è stato.
Tali interventi, se ispirati dal paesaggio che abbiamo intorno, porterebbero ad una maggiore consapevolezza e agevolerebbero sicuramente quella necessaria ‘dose giornaliera’ di sostenibilità capace di ricomporre ‘culturalmente’ il nostro paesaggio.
Naturalmente ci sembra chiaro che prima di parlare di spazi adeguati per godere del nostro meraviglioso mare, fin adesso non abbiamo certezza per esempio della qualità dell’aria e dell’acqua. Risolto questo problema poi passeremo a godere di questi elementi. Questo, noi, riteniamo il ‘buon senso’ che, pensate un po’, viene prima di qualunque regolamento legislativo che regola gli altalenanti comportamenti umani nell’uso del territorio.
Comunque, l’incontro è stato utile per comprendere meglio quella benedetta ‘fetta’ del nostro ‘differenziato’ territorio (dove ‘differenziato’, è la soluzione del problema e non la sua causa).
Intanto per esempio la piccola spiaggetta accanto a quella grande di S. Maria, ritenuta secondo le ‘regole del gioco’, zona intoccabile, è visivamente e fisicamente inaccessibile, sembra quasi una frana venuta giù. E il grande potenziale dello spazio che va dalla sorgente delle Quattro Colonne fino al curvone per S. Maria al Bagno (intoccabile anche quello) è incredibilmente degradato. Dobbiamo tenerceli ridotti così? Questo stato di cose, per adesso, ci rappresenta”.
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)

















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