NARDÒ - "Ormai di fronte al rischio che corre il nostro paesaggio e la frammentazione del nostro territorio, riteniamo un atteggiamento cieco, quello di perdersi dietro elaborate circonlocuzioni e astruse perifrasi. Necessitiamo, mai come in questo momento, di una forma solida di democrazia partecipata, per selezionare strumenti di sviluppo e scegliere il futuro secondo priorità chiare e trasparenti."

E’ una questione che, come un ‘atto creativo’, sappia scegliere, avendo gli strumenti affilati della competenza e della cultura, il momento dell’ispirazione e quindi saper vedere gli stessi oggetti di sempre (realtà del territorio), ma da punti di vista diversi. Interpretandoli non più come ostacoli sul suo cammino di crescita, ma come opportunità, da trasformare in vantaggio per una possibile rinascita. La città può essere realmente la metafora di un’opera d’arte e allora bisogna seguire le stesse regole d’approccio. Occorre cogliere la cultura, l’esperienza, il coraggio di rischiare che si realizza solo in quel preciso momento della decisione.
Noi dell’Osservatorio sulla città, auspichiamo con forza che si esca dall’indifferenza, dall’apatia, dalla noncuranza, dall’insensibilità, dal disinteresse, dalle incrostazioni prodotte dai ragionamenti farraginosi, dagli annerimenti conseguenti a strategie sconclusionate, dai fili che la tengono legata a fumosi interessi di parte, dai tiranti dell’ingordigia, dalle grosse liane dell’interesse individuale, dal degrado della retorica che produce solo suadenti eco di ‘colonnelli senza più esercito’, della ruggine dell’arroganza, dalle erbacce del caos e dal disordine premeditato dal quale solo pochi illusi possono pensare di trarre vantaggio e riportiamola allo splendore che merita, responsabilizzandola e facendola diventare garante del nostro splendido patrimonio paesaggistico; decidiamo che sia l’arte, il nostro volano e facciamone un faro indicatore di rinnovamento e sviluppo.
Auspichiamo da tempo una seria ‘collaborante’ responsabile unione delle associazioni culturali, attive sul territorio neritino. Che siano in grado di porsi e proporsi come tessuto vivo dalle componenti dinamiche, utili a confrontarsi e ad interloquire con gli organi amministrativi.
La partecipazione attiva e la condivisione sociale, può fare questo. Impegnarsi per raggiungere intenti comuni e la maggiore collaborazione nella formulazione di nuove regole. Fino a quando procederemo in ordine sparso, faremo il gioco dei ‘grandi feudatari’ che dall’esterno della città assediata ‘muovono’ le inerti pedine e spostano le loro ‘teste di ponte’ per avvertire del facile dominio incontrastato e giocando sul banale ‘divide et impera’. Il potere di vita del nostro territorio non sembra essere nella nostre mani e per lo più ci hanno convinto che tutto deve procedere Occorrerebbe un’azione corale che innescasse quel cambiamento di rotta e che desse un messaggio forte per assumere decisioni collettive di crescita civile, assolutamente funzionali alla libertà, prima individuale e poi collettiva.
Non è forse il momento? Non esiste una via d’uscita per scavalcare l’ostacolo. Va affrontato!
I passi sarebbero quelli di scrivere le regole per partire e non fermarsi più, fino al raggiungimento dell’obiettivo (l’obiettivo ‘naturalmente’ sono i risultati delle statistiche sulla qualità delle acque, del suolo, dell’aria, delle infrastrutture, del traffico, del paesaggio, delle presenza di turisti soggiornanti, delle 5 vele, delle bandiere blu, della qualità di vita nel centro storico e nelle marine, delle fonti alternative applicate ad edifici pubblici e non, risparmio energetico degli edifici, ed eco-compatibilità dell’architettura, ecc…).
E se questo non fosse possibile, allora è chiaro che qualcosa va assolutamente cambiata, perché è inutile continuare a viaggiare con il freno a mano tirato!
In effetti sarebbe la conferma che il team ai box, lascia desiderare parecchio e non ce lo possiamo permettere più. Ne va del nostro avvenire e della qualità di vita dei nostri figli. Con un paesaggio così bello attorno e con tante emergenze da ottimizzare per produrre sviluppo, Nardò non può trovarsi in ‘crisi’ e, in quel ‘remoto’ caso, le responsabilità andrebbero isolate. Non si può sbagliare ancora. Abbiamo perduto già una quindicina d’anni ‘consegnando’ una fiammante ferrari, ad individui che l’hanno tenuta in garage, pensando che il loro ‘status’ di proprietari potesse aggiungere importanza alla vettura e non comprendendo invece che era l’automobile a garantirgli il passaggio alla storia!
Ergo, a Nardò occorre necessariamente… futuro!
Osservatorio sulla città, Nardò
















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