NARDO' - Il sindaco in una direzione, l'assessore verso un'altra, i comitati con la loro idea, le opposizioni con un'altra. Ma è così difficile indire una pubblica riunione e far parlare cinque - dico cinque - persone per raggiungere il traguardo di una proposta unitaria?
E' noioso ritornare sempre sullo stesso argomento anche se si aggiungono varianti ad un discorso ormai trito e ritrito.
Abbiamo abbondantemente capito che la Regione e l'AQP non vogliono tornare indietro modo per cui insistono attraverso varie ipotesi minimali a mantenere in piedi il vecchio progetto di smaltimento del sistema fognario di Nardò e Porto Cesareo.
Per questi Enti la priorità è la bomba ecologica di Porto Cesareo e la commessa aggiudicata dei lavori per la realizzazione della condotta sottomarina.
E' arcinotorio che il Progetto presentato dall'AQP, su incarico della Regione, prevede tre cose non condivisibili:
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il percorso di scarico delle acque reflue di Porto Cesareo lungo la litoranea neritina;
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il collettamento di questi reflui in quelli di Nardò con recapito a mare;
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lo sversamento delle acque nei casi di troppo pieno o di super affollamento estivo necessariamente e assolutamente a mare.
Del percorso lungo la litoranea neritina ne abbiamo abbondantemente parlato in più occasioni e in diversi linguaggi tecnici, scientifici e culturali sempre contrari a tale progettazione.
Del collettamento dei reflui abbiamo sostenuto che le condotte non sottomarine, collettate o meno, non devono scaricare a mare alcunchè, ma che attraverso moduli di affinamento possono queste acque essere utilizzate in agricoltura e in tantissime altre opportunità.
Dello sversamento delle acque reflue al mare abbiamo espresso convinta contrarietà perché riteniamo che qualsiasi goccia d'acqua va salvata e riutilizzata. Ciò può avvenire attraverso la concertazione con gli altri Enti preposti istituzionalmente a tali problematiche e cioè Il Consorzio di Bonifica dell' Arneo, la Regione Puglia, l'Ersap, l'ASL, i Comuni interessati compresi quelli che scaricano i propri reflui attraverso i loro 5 depuratori nel canale Asso (vera vergogna a rischio inquinamento definitivo e permanente), l'AQP (che deve amministrare il presente guardando al futuro e alle soluzioni innovative già esistenti in altri paesi e continenti), i proprietari delle serre e i vari e numerosissimi utilizzatori delle acque depurate ai valori della tab. IV e oltre.
Parlare di fitodepurazione, di condotte sottomarine o di qualche altra diavoleria ha solo il significato di accumulare pareri negativi, filosofia spicciola volta a girare intorno al problema per giungere da parte delle Regione improvvisamente ad una situazione forzata ineludibile.
Il “Piano di uso irriguo” richiesto dalla Regione al Comune è un altro escamotage, un alibi, per perdere tempo e dire che il Comune non ha soluzioni di impiego per queste acque e quindi gioco forza rientrare nella necessità di dare esecuzione alla realizzazione del collettamento e della condotta sottomarina.
Il “Piano di riuso”, oggi alla ribalta, noi del Centro Studi “don Milani” ne avevamo sentito parlare a Bari, dalla dott.sa Iannarelli, come ragione ostativa alla realizzazione dei moduli di affinamento e super affinamento.
La Regione Puglia o chi per essa ignora che tale “Piano di riuso” può benissimo essere redatto dagli Uffici competenti esistenti presso il Consorzio di Bonifica dell'Arneo e dai propri funzionari dell'Ersap in collaborazione col Comune di Nardò e Porto Cesareo.
Non c'è sordo peggiore di chi non vuol ammettere di aver fatto una scelta sbagliata in solitudine. Nardò e l'Amministrazione comunale all'unanimità hanno detto NO! alla condotta sottomarina, al collettamento dei reflui, alla devastazione della flora e della fauna, al possibile inquinamento del litorale salentino e di quello di Torre Inserraglio.
La Regione Puglia se ne faccia una ragione e proponga quanto è nelle richieste del Comune di Nardò, della popolazione tutta, delle Associazioni ambientaliste, del Centro Studi “don Milani”, delle persone di buon senso che amano vivere civilmente e serenamente.
Il Direttivo del Centro Studi "don Milani"
















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