NARDO' - Meglio il carcere dei domiciliari. Un ragazzo di Nardò, nel maggio del 2009, abbandonò la propria abitazione per raggiungere a piedi la casa circondariale di Lecce. A spingere il giovane neritino, M.C. di 33 anni, verso i cancelli del penitenziario sarebbe stato un violento litigio con il fratello. Per questo singolare gesto, però, è stato denunciato per evasione.
I fatti. Maggio 2009, a seguito di un processo per piccoli reati, il Gip del tribunale di Nardò dispone per il 33enne il regime degli arresti domiciliari. Lo stesso giorno, però, si verifica l'alterco con il familiare. Una discussione violenta tanto da costringere il giovane ad abbandonare la propria casa in piena notte.
M.C. il giorno successivo si presenta spontaneamente alle forze dell'ordine che presidiano la casa circondariale leccese. La violazione degli arresti domiciliari, però, gli costa un nuovo rinvio a giudizio. E il pubblico ministero chiede la condanna ad un ulteriore anno di reclusione perché un lasso di tempo così lungo non è giustificabile. Nei giorni scorsi è arrivato l'epilogo di questa ennesima disavventura giudiziaria: il giudice Marcello Rizzo lo ha assolto per insussistenza del fatto.
A spuntarla, quindi, è stata la linea difensiva dell'avvocato Ezio Maria Tarantino: le intenzioni del ragazzo non erano quelle di sottrarsi alla giustizia ma di sfuggire ad una sorta di incompatibilità ambientale. Non ci sarebbe stata la volontà di conquistare maggiore libertà ma di privarsene del tutto come dimostra la consegna spontanea al posto di guardia del carcere di Lecce.
L'ultimo dettaglio, ovvero il tempo trascorso tra l'abbandono delle mura domestiche e la presentazione ai cancelli del penitenziario sarebbe stato giustificato dalla distanza da percorrere tra Nardò e Lecce senza alcun mezzo di locomozione.
Annalisa Quaranta
















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