NARDO' - Ormai, su questa vicenda, lì sopra stanno collezionando brutte figure.
BATOSTA DA ROMA. IL CONSIGLIO DI STATO CONDANNA DEFINITIVAMENTE MELLONE E LA SUA GIUNTA PER LE SCELTE SUI DIRIGENTI COMUNALI
Dal Consiglio di Stato arriva la definitiva batosta giudiziaria ed economica per il Comune di Nardò a causa di scelte scellerate compiute dal sindaco Pippi Mellone e dalla sua Giunta. Sono di stamattina le tre distinte sentenze con cui il Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla querelle giudiziaria innescata da una serie di delibere di Giunta Comunale con cui Mellone e i suoi assessori decisero, appena insediati, di destituire dal loro ruolo alcuni dirigenti comunali per fare spazio ad altri, peraltro senza bandire alcun concorso pubblico.
Fin dall’inizio di questa serie di scelte, evidentemente mirate a creare una macchina amministrativa piegata ai voleri della parte politica, affermammo chiaramente il nostro disappunto, rimasto totalmente inascoltato. Parliamo di una precisa volontà di Mellone e i suoi assessori che hanno esposto l’ente comunale a sborsare centinaia di migliaia di euro solo per le spese legali sostenute, e da sostenere, in questo folle giudizio. Folle perché il Comune di Nardò, nella persona del sindaco, non soltanto ha violato - oggi per affermazione non più dell’opposizione, ma della massima autorità giudiziaria amministrativa - una serie di norme, ma ha speso un fiume di denaro per andare a dire, tramite l’avvocato Paolo Gaballo, nei tribunali di tutta Italia, che oggi li bocciano su tutta la linea e ad ogni livello, che quelle scelte erano corrette.
Queste sentenze, ora, aprono la strada al RISARCIMENTO MILIONARIO che i tre dirigenti destituiti da Mellone hanno legittimamente richiesto al Comune di Nardò, oltre alle spese legali e processuali che complessivamente ammontano ad oltre centoventimila euro. Un danno enorme per le casse comunali e quindi per i cittadini di Nardò, che noi - lo diciamo fin da subito - pretenderemo che a pagarlo siano gli autori di questo disastro, cioè Pippi Mellone e i suoi assessori. E lo faremo recandoci direttamente alla procura della corte dei conti!
Nardò non può pagare i danni compiuti da persone evidentemente incompetenti e animate dalla sola sete di potere.
Lorenzo Siciliano
Consigliere Comunale
Capogruppo Partito Democratico
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LA VERSIONE DI PIPPI MELLONE
LA PRONUNCIA DEL CONSIGLIO DI STATO
“AI 3 EX DIRIGENTI 34 MILA EURO A FRONTE DI UNA RICHIESTA DI 770 MILA”
Il sindaco Pippi Mellone chiarisce i contenuti della decisione e attacca l’opposizione.
Il sindaco Pippi Mellone chiarisce i contorni della pronuncia del Consiglio di Stato secondo la quale il Comune di Nardò dovrà pagare 34 mila euro ai tre ex dirigenti interessati dalla riorganizzazione delle aree che l’ente fece nel 2016.
“Secondo il Consiglio di Stato – fa sapere il primo cittadino – l’amministrazione comunale dovrà pagare 34 mila euro complessivi ai 3 dirigenti (rispettivamente 12, 12 e 10 mila) che nel 2016 ci limitammo a spostare di settore nel rispetto della normativa vigente in materia che impone la rotazione. Alcuni di loro, peraltro, ricoprivano quei ruoli da oltre 30 anni. La richiesta di risarcimento presentata da questi signori era di 770 mila euro complessivi. A fronte di questa richiesta, dunque, gli è stato riconosciuto meno del 4%.
A qualche scienziato che parla di problemi finanziari – attacca Pippi Mellone – voglio ricordare che erano le amministrazioni del passato a collezionare pareri negativi da parte dei revisori dei conti e della corte dei conti sui loro bilanci. Il nostro è solido e in salute. Inoltre, come prevede la legge (e come evidentemente qualche capra non sa, nonostante abbia avuto importanti responsabilità amministrative), l’amministrazione è tenuta ad accantonare per ogni contenzioso in cui è coinvolta una somma sulla base della richiesta dei presunti danneggiati e delle probabilità di soccombere, si tratta del cosiddetto fondo per i contenziosi. Un fondo di oltre 1 milione e 100 mila euro per il 2025 che, per fortuna, resterà in larga parte inutilizzato. Somme, com’è evidente, esorbitanti essendo la condanna di soli 34 mila euro. Come detto, una miseria rispetto alle pretese dei ricorrenti. Quindi per fortuna quelle somme non sono servite. Anzi, dopo la sentenza sono stati “liberati” oltre 300 mila euro. Ma i nemici della città e gli amici e sodali di questi pare si accontentino di poco e abbiano di che gioire.
Una sentenza – prosegue – non ancora notificata, ma che l’opposizione ha subito commentato. A conferma dello stretto legame, probabilmente anche politico, ancora oggi, tra amministratori dell’epoca e dirigenti in pensione. Come facevano altrimenti a conoscerla? Peraltro, la sentenza non ci convince sotto il profilo giuridico e stiamo valutando anche se agire per la cosiddetta revocazione della stessa.
Al netto dei fatti – chiude il Sindaco – una chiosa finale. È partito, ovviamente, il battage dei soliti noti e volevo aggiornare i cittadini della esatta natura delle questioni, non certo rispondere a cadaveri politici. I soliti, affetti evidentemente da incontinenza. Verbale, s’intende”.
















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