PDM - Il giornalista parlamentare Mario Nanni, originario di Nardò, ha preparato in esclusiva per i lettori della sua città questo curioso dizionarietto elettorale. Buon divertimento!
DIZIONARIO ELETTORALE
Di Mario Nanni
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Una serie di istantanee, di spunti, di particolari messi in evidenza: così è nato questo dizionario ( diario) elettorale, scandito in ‘’voci’’, che tratteggiano, isolano e legano fatti, episodi, figure, situazioni, curiosità di questa campagna elettorale un po’ sui generis, a partire dal periodo in cui si svolge. Per la prima volta, infatti, dal 1948, si andrà a votare per il Parlamento e alcune Regioni in pieno inverno.
AMERICANIZZAZIONE
L’attuale campagna elettorale è probabilmente la più ‘’americana’’ di tutte quelle che si sono svolte dal 1948 a oggi. Molti i tratti che in tal senso la caratterizzano: l’accentuata attenzione ai sondaggi; l’accresciuta importanza attribuita ai ‘’duelli tv’’, o ai talk show ( vedi la perfomance di Berlusconi da Santoro trasformata in evento); il comparire sulla scena dei guru (Casaleggio per Grillo e il guru di Obama in soccorso di Monti; il farsi accompagnare, come Obama da Michelle, dalla moglie (Monti e la moglie Elsa).
AGENDA
Alla lettera: cose da fare. Ma in questa campagna il termine è diventato, per antonomasia, il nome di un programma politico, quello del premier in carica.
La parola ‘’agenda’’ non è però sfuggita a qualche ironia o consiglio: ‘’(Monti) eviti, se può, di correre il rischio di tutte le agende, che si usano un anno e poi si buttano’’ (Massimo Gramellini, sulla Stampa)
ARIECCOLO ( dal romanesco: eccolo di nuovo)
Era l’appellativo che Indro Montanelli riservava puntualmente ad Amintore Fanfani, uno dei cavalli di razza della Dc quando, dopo una caduta, ritornava in campo più baldanzoso di prima.
Una nuova versione di ‘’arieccolo’’ è stata dedicata a Berlusconi quando, dopo alterne decisioni, ha finalmente rotto gli indugi e si è di nuovo candidato.
Ma la lista degli ‘’arieccoli’’ potrebbe essere lunga: Ferrero, Diliberto, e tutti i candidati di lungo corso politico e parlamentare che sono sfuggiti, per grazia ricevuta o per merito, alla tagliola della ‘’rottamazione’’ ( per citare il termine-slogan del sindaco di Firenze Matteo Renzi).
BASIC
Racconta Casini: quando eravamo alleati, Berlusconi diceva: Pier, quando vai in tv devi dire solo una cosa, al massimo due. Perché il telespettatore medio di più non capisce, se le dimentica. Ma quelle due cose le devi ripetere sempre, sempre, devi martellare fino alla nausea’’.
In fondo, Berlusconi non faceva che applicare alla politica lo schema iterativo della pubblicità, basata sulla ripetizione ossessiva del messaggio.
BIPOLARISMO
La legge elettorale con cui si andrà a votare anche in queste elezioni di febbraio, l’ormai famigerato Porcellum, pur con tanti difetti, aveva consentito finora il mantenimento del bipolarismo: vinceva il centrodestra o vinceva il centrosinistra; e il terzo polo era solo l’Udc con il 5-6 per cento. Ma con queste elezioni lo schema bipolare è in gran parte terremotato: ci sarà una novità, anzi due: il terzo polo, per la prima volta, avrà un risultato a due cifre; e anche Grillo è accreditato di un risultato anch’esso a due cifre. Ci saranno sempre due poli, dunque, ma anche altri due schieramenti. Più il partito di Ingroia.
In altre parole: due schieramenti antagonisti in lotta per la guida del governo Centrodestra e sinistra; e altre due formazioni. Per una di esse si profila la possibilità di allearsi con la sinistra. E l’altra, il movimento di Grillo che ruolo svolgerà? Avrà un ruolo comunque antagonista, rispetto agli altri schieramenti. Ma poi, si sa, in Parlamento può accadere di tutto. E possono anche nascere alleanze occasioni, tattiche e, con un po’ di fantasia politica, anche strategiche.
Se le cose stanno così, il Porcellum, oltre agli altri difetti ( parlamento di nominati), avrà avuto anche quello di non garantire più la governabilità, o perlomeno una agevole governabilità. Per cui la necessità di cambiare legge elettorale diventa ancor più forte.
CONGELAMENTO
‘’ La campagna elettorale è finita alle 10:46 dell’11 febbraio’’ (ora del flash dell’ANSA sull’annuncio delle dimissioni papali NdR): è il parere del sondaggista Luigi Crespi. Gli altri sondaggisti non sono così catastrofici e perentori, ma tutti prevedono quantomeno un certo ‘’oscuramento’’ mediatico della campagna elettorale, che – sostengono – potrebbe andare a danno soprattutto o di chi è impegnato nello sforzo di rimonta
( Berlusconi) o di chi è abituato ai toni urlati della campagna ( Grillo). Mentre- dicono sempre gli osservatori - potrebbe favorire Bersani, che ha sempre usato toni sobri e un profilo propagandistico moderato nei toni, e Monti. Sì, ma quale dei due Monti? Il Monti dell’inizio della campagna o quello consigliato dal guru di Obama?
COMPETENZA
‘’L’antifascismo? Non mi compete’’, questa la risposta di Grillo, a chi lo interpellava dopo aver civettato con Casa Pound, noto ritrovo di sinistrorsi ( si fa per dire).
La risposta del leader del Movimento Cinque Stelle, che ha suscitato scandalizzate e giustificate reazioni a sinistra, evoca a pennello un aneddoto raccontato dallo scrittore Viktor Sklovskij, teorico del formalismo russo.
In una chiesa, durante la celebrazione religiosa, il prete comincia la predica, con accenti tali che i parrocchiani si commuovono fino alle lacrime, e poi scoppiano a piangere. Tutti. Tranne uno, a cui il vicino, molto stupito di tanta indifferenza, chiede: ma tu, perché non piangi, perché non ti commuovi? ‘’Sono di un’altra parrocchia’’, risponde quello. lasciando interdetto l’interlocutore.
Ci sarebbe da domandare a Grillo: rispetto all’antifascismo, di quale parrocchia fa parte?
CORSI E RICORSI
La superstizione non è solo del mondo dello spettacolo, dove, per esempio, il colore viola è bandito perché considerato porta- guai.
In politica non si teme il colore viola ma ‘’il precedente’’. Che diventa uno spauracchio, un topos, poi via via diventa un luogo comune, se ne impadroniscono gli analisti politici, che a forza di evocarlo, lo trasformano quasi in una legge della fisica. In questa campagna elettorale, la sinistra è partita fin dall’inizio con il favore dei pronostici. Ma dopo che Berlusconi è ritornato in lizza e ha cominciato l’operazione recupero, nel campo avversario ha cominciato a serpeggiare prima il dubbio, poi la preoccupazione infine qualche piccola crisi di panico.
E tutti a ricordare , appunto, il precedente: quello della ‘’gioiosa macchina da guerra’’ annunciata nel 1994 dall’allora segretario del Pds Occhetto e finita rovinosamente; il precedente del 2006, quando il centrosinistra era avanti di dieci punti, e riuscì a vincere alla fine per soli 24 mila voti alla Camera, ma non anche in Senato, e Berlusconi sfiorò per un soffio la vittoria.
Ed ora? Il segretario Bersani è stato tirato in questi giorni per la giacca e, si direbbe, anche per le orecchie: “svegliati, in Tv ci stai poco, devi essere più aggressivo, sei oscurato da Berlusconi e da Monti”.
‘’ Jena’’, il sulfureo corsivista della Stampa
( già direttore del ‘’manifesto’’), ha annotato perfido: “Bersani sta facendo di tutto per perdere le elezioni’’.
Crozza, usando un registro satirico, si rivolge in Tv alla senatrice Finocchiaro dicendo: ‘’ Il centrosinistra sta avanti, ma state pensando a qualche altra puttanata per perdere le elezioni? ( il riferimento era alla vicenda Monte Paschi di Siena, NdR).
Renzi da parte sua ammonisce: ogni dirigente dovrebbe impegnarsi non solo a evitare la perdita del 1994 ma per scongiurare un altro 2006.
Ma il più autorevole monito viene dall’ex premier D’Alema: siamo partiti col piede sbagliato, pensando di avere già vinto le elezioni. Bisogna lottare fino alla fine della campagna elettorale. Invece c’è chi pensa già al posto di sottosegretario.
CURIOSITA’ ( E PRIMATI)
Le prime elezioni politiche in febbraio. Dal ’48 al 2008 si sono svolte al più presto in marzo, al più tardi in giugno.
La prima volta che un senatore a vita guida in campagna elettorale una coalizione. C’è un precedente, quello di Cossiga, ma guidava solo un partitino, l’Udr, che egli chiamava i ‘’miei straccioni di Valmy’’.
La prima volta che un premier in carica e poi dimissionario passa, senza soluzione di continuità, alla campagna elettorale formando una lista propria e guidando uno schieramento politico.
La prima legislatura che avrà il più alto numero di donne parlamentari. Il Pd ne annovera il 40%, il Pdl un 20%.
La prima campagna elettorale in cui un magistrato in servizio guida un partito. C’è stato di Pietro, con l’Idv, ma si era già dimesso dalla magistratura.
Sarà , la prossima, la legislatura con la più alta percentuale di parlamentari esordienti assoluti: tutti quelli di Grillo, anzitutto; e poi i tanti nuovi eletti degli altri partiti. Tutti costoro dovranno mettersi a studiare tutto: dal lessico parlamentare, ai regolamenti, alle tecniche legislative, allo stile di comportamento nelle aule e nel confronto politico, speriamo più elegante di quanto non sia stato negli ultimi anni.
La prima legislatura in cui un capo movimento o capopartito ( Grillo) non si candida al Parlamento.
La prima campagna elettorale che vede in Twitter un protagonista assoluto, come strumento di comunicazione.
DILEMMA
Dove non si va a intrufolare la fantasia dei cronisti, inventandosi presunti dilemmi o contrapposizioni, a proposito di Monti: loden o guantoni? Aplomb o sciabola?
Il premier li ha tolti dall’imbarazzo della scelta e ha usato tutte e due le opzioni; più la seconda, per la verità, dopo l’esortazione del guru di Obama, David Axelrod, a essere ‘’cattivo’’ nel confronto elettorale. Monti si è subito adeguato, ma si è visto subito che la parte non gli veniva bene. Egli è portato più per il fioretto, lasciando il segno a colpi di ironia e humour, che per la sciabola o, peggio, la daga.
DE GASPERI
Il nome dello statista trentino è comparso in diverse occasioni in questa campagna elettorale, ed è stato ‘’usato’’ con varie finalità. L’ex ministro del Pdl Maurizio Sacconi ha rischiato il posto per aver paragonato Monti a De Gasperi. Forse dimentico che a ispirarsi a De Gasperi, nelle scorse legislature, era stato lo stesso Cavaliere, nel vantare la longevità dei suoi governi, suscitando proteste e ironie dei cattolici.
Ma ad accostarsi alla figura di De Gasperi è stato poi lo stesso Monti: lo ha fatto nella conferenza stampa del 23 dicembre, apparentando la propria situazione di premier del governo tecnico che si doveva presentare a un’Europa diffidente verso l’Italia ‘’berlusconiana’’, con il De Gasperi del ’46 alla Conferenza di pace di Parigi, dove disse la celebre frase ai rappresentanti delle potenze vincitrici del conflitto mondiale:” so di avere in questo consesso tutto contro di me, al di fuori della vostra personale cortesia”.
Questa rievocazione poi Monti ritenne di rafforzarla con una citazione di De Gasperi: il politico guarda alle elezioni, lo statista guarda alle nuove generazioni. Frase che forse deve aver ispirato un famoso calembour di Montanelli riferito proprio a De Gasperi e Andreotti suo braccio destro: ‘’Quando vanno in chiesa, De Gasperi parla con Dio, Andreotti con il prete’’ ( per i voti, NdR).
DESISTENZA
Nel 1996 l’allora segretario del Prc Fausto Bertinotti fece una desistenza con i Ds in alcune regioni, nella consapevolezza che Ds e Prc avrebbero governato insieme.
Ma quando Bersani ha proposto, peraltro non ufficialmente, a Ingroia di desistere dal presentare liste al Senato in alcune Regioni chiave, il leader di Rivoluzione Civile ha avuto buon gioco a trovare il punto debole della proposta: ‘’come fa il Pd a chiedere la desistenza a una forza politica quando si sa in partenza che non saranno alleati ma antagonisti, e il Pd si alleerà con Monti, che noi combattiamo?’’
ETEROGENESI DEI FINI
Casini si è speso per Monti come nessuno in Italia. Mentre Berlusconi era ancora al governo, il leader Udc già auspicava l’avvento del Professore. Quando è nato il governo tecnico, Casini ne è stato il più fideistico sostenitore, senza obiezioni, senza riserve. Poi Casini ha insistito perché Monti scendesse ( salisse) in politica. Ma dopo che Monti si è lasciato convincere, sono cominciati i primi screzi, e i primi dissensi politici, e poi vere e proprie divergenze: se fare una lista unica anche alla Camera, come chiedeva Monti e anche Passera ( che poi se n’è andato sbattendo la porta) o più liste, come chiedeva e ha ottenuto alla fine Casini; ma una volta decise le tre liste, per la Camera, Monti ha negato l’uso di un simbolo comune ( peraltro c’era una norma che non lo consentiva).
Ma l’eterogenesi dei fini si è ancor più materializzata quando Casini ha visto via via i sondaggi, che penalizzavano l’Udc a vantaggio della Lista Monti. Quasi un travaso dal partito degli udiccini alla lista del Professore, accreditata di quasi il doppio delle liste Casini e Fini messe insieme.
E le cose potrebbero non finire qui: Casini e Monti hanno in mente differenti carriere personali, e potrebbe accadere che i loro progetti si incrocino pericolosamente. Ipotesi: la presidenza del Senato. Dicono che Casini ci tenga molto. Ma se Bersani la offrisse a Monti?
Forse i cronisti politici, che scherzosamente chiamano Casini Pierfurby, invece di Pierfedinando, sorridono. Forse pensano di aver esagerato……
ENDORSEMENT
E’ uno dei termini più gettonati di questa campagna elettorale, per denotare un cambio di posizione, un annuncio di atteggiamento (favorevole) verso questo o quel partito o candidato. Se, come per i dischi e i libri, ci fosse una hit parade delle parole, ENDORSEMENT sarebbe, se non in testa alla classifica, certamente ai primissimi posti.
Nel pigro conformismo lessicale attribuito ai giornalisti, questo termine impazza. Per cui leggiamo titoli spesso uguali: endorsement del Vaticano verso Monti ( poi corretto); endorsement degli industriali verso.. ‘’, endorsement del quotidiano dei vescovi; tra i più recenti, endorsement dell’America verso il centrosinistra.
EPIDERMIDE - Da una intervista di Cesare Romiti su Agnelli, nel decennale della morte, ricordato in piena campagna elettorale.
‘’Berlusconi non gli era simpatico? ( all’Avvocato, NdR) No. Lo divertiva, ma gli dava fastidio epidermicamente, non riusciva a stargli vicino. In questi casi il suo giudizio diventava severo. Mentre era incline a perdonare in altri casi, in cui riconosceva una qualche forma di stile. Per questo, oltre che per l’affetto, perdonò Montezemolo’’.
EQUAZIONE
Destra e sinistra non hanno molto senso (Monti). Fini dice più o meno la stessa cosa. E lo dice forse con qualche consapevolezza in più sulla propria pelle, avendo percorso una parabola politica e ideologica che da destra lo ha portato su posizioni tematiche ((bioetica, immigrazione), tacciate ‘’di sinistra’’ dai suoi oppositori e amici politici di un tempo.
A dire il vero, per Fini, anche il termine ‘’moderati’’ è privo di senso politico, infatti tutte le volte che viene evocata questa categoria politologica, si affretta a contrapporre la dicotomia conservatori/progressisti, o conservatori /riformisti o riformatori.
Ma già negli anni Ottanta l’on. De Mita esprimeva un concetto simile, non analogo, anche se in modo più articolato (alla de Mita, appunto): destra e sinistra sono categorie che non hanno più la stessa valenza di un tempo.
Ma c’è chi annota: chi dice che destra e sinistra non significano più nulla, non è certamente ‘’di sinistra’’.
FANTASCIENZA
Casini: un governo con Vendola? Fantascienza. Vendola: un governo con Monti? È fantascienza.
Monti a Bersani: devi scegliere : o me o Vendola. ‘’Non toccare il mio polo’’ reagisce il segretario del Pd.
Baruffe elettorali, si dirà, destinate a essere superate dopo il voto, soprattutto se i risultati ‘’costringeranno’’ i contendenti di oggi a diventare gli alleati di domani. Non c’è da scandalizzarsi per questo, le campagne elettorali non sono un pranzo di gala.
E però… fa lo stesso un certo effetto sul cittadino, che in questi comportamenti contraddittori vede – a torto o a ragione- qualcosa di irrisolto, di ambiguo.
Si alimenta anche così, goccia dopo goccia il virus della cosiddetta antipolitica.
FACT CHECKING ( verifica del fatto, della veridicità di un’affermazione)
E’ una rubrica apparsa, in campagna elettorale, sulla ‘’Stampa’’, ispirata a un criterio molto semplice: si prende la dichiarazione di un politico, in odore di errore, e la si confuta con dati di fatto e cifre, indicate in una scheda a fianco.
Un esempio lodevole di giornalismo-verità, che aiuta il cittadino e, in questa circostanza, l’elettore, a farsi una corretta opinione. Che poi contribuirà alla formazione di un convincimento per esprimere il proprio voto.
FILO DIRETTO (‘’tra Arcore e il cielo’’)
‘’Lo Spirito Santo ha illuminato il presidente Berlusconi: nel segno di Cosentino vinceremo in Campania’’ ( messaggio del Pdl di Pompei su Twitter).
Il giorno dopo a Nick o’ Mericano la dirigenza nazionale Pdl sbarrò la porta della candidatura.
Questo episodio ne ha fatto ricordare a Gian Antonio Stella un altro, sempre in tema ‘’religioso’’.
Durante una udienza di Giovanni Paolo II a Berlusconi, il Cavaliere disse al Papa: Santità, mi lasci dire che Lei assomiglia al mio Milan. Infatti Lei, come noi, è spesso in trasferta a portare nel mondo un’idea vincente, che è quella di Dio’’. Cosa Le ha risposto il Papa? chiesero a Berlusconi. ‘’Mah! Niente di preciso. Mi ha dato la sua benedizione. Ma con l’aria di pensare che non ne avessi un bisogno particolare’’.
( da un articolo di Gian Antonio Stella, ‘’Filo diretto tra Arcore e il cielo’’, Corriere della Sera)
FOTO FANTASMA
Quando non solo l’’’agenda’’ ma anche la ‘’foto’’ diventa simbolo di un’alleanza, di un programma.
C’era una volta la ‘’foto di Vasto’’, un modo anche metaforico per indicare l’alleanza tra Bersani, Vendola e Di Pietro, ritratti insieme nella cittadina abruzzese.
Poi uno dei tre – Di Pietro - è stato messo da parte ( o si è autoescluso differenziandosi vistosamente dalla linea Pd) e si guarda ad altre foto. Ma dove sono?
Nell’infuriare dello scontro elettorale, Bersani ha sfidato Monti a farsi fotografare con Fini e Casini, suggerendo l’idea di un presunto imbarazzo del Professore a farsi fotografare con i due suoi compagni di strada.
La ‘’provocazione’’ di Bersani potrebbe trovare anche altre applicazioni: a quando una foto di Ingroia con Ferrero, Di Pietro e Diliberto?
Ma queste foto non ci sono, e forse non ci saranno.
La campagna elettorale però non è ancora finita.
GAFFE
‘’Fassina in Parlamento ha prodotto poco’’. Il responsabile economico del Pd, sempre molto critico verso Monti, è quasi un incubo per il premier che lo vede anche in Parlamento. Ma l’esponente Pd non è ancora parlamentare ( ora è candidato).
Ah non è deputato? Strano, perché contava così tanto. Però, questi bocconiani sono forti’’: e così Monti si è salvato in calcio d’angolo.
‘’ Il Quirinale? Non l’ho considerato tra le mie aspirazioni perché non considero quella carica incidente in modo decisivo sui destini del Paese ‘’
Non si è mai saputo quali possano essere stati i commenti del presidente Napolitano a questa osservazione del Premier, al limite di una gaffe istituzionale.
GIORNALISTI
Dopo i magistrati, sono numerosi anche i giornalisti i della carta stampata e della tv, all’assalto, si fa per dire, data la comodità del Porcellum, di un seggio parlamentare:
da Massimo Mucchetti a Sandra Amurri, da Sandro Ruotolo ad Augusto Minzolini, a Corradino Mineo, Francesco Giorgino, Francesco Pionati, e tanti altri operatori di quello che una volta veniva chiamato il ‘’quarto potere’’.
GIOSAFAT
Non nel senso della valle biblica, ma del cognome di un candidato di Trapani nella lista di Oscar Giannino . E’ uno dei dirigenti di Confindustria Sicilia. Ma il Fatto Quotidiano è andato a scoprire che era stato indagato da Falcone tanti anni fa anni fa e poi condannato a 1 anno e otto mesi per favoreggiamento di Vito Ciancimino. Per il leader della lista ‘’Fare per fermare il declino’’, apprendere la notizia, chiamare il Fatto per complimentarsi e cacciare il candidato è stato un tutt’uno.
GIUSTIZIA ( COSI’ E’ SE VI PARE)
Tre processi a Berlusconi a Milano, tre decisioni procedurali differenti sulla richiesta della difesa di sospendere in concomitanza con la campagna elettorale.
E così per il processo Ruby lo stop viene negato, per il processo Unipol la sentenza viene fatta slittare, e per il processo per i diritti Mediaset si va avanti.
Una volta l’ex ministro della Giustizia Alfredo Biondi, incline al bon mot, parodiò il noto adagio latino ‘’ Tot capita tot sententiae’’ e lo trasformò in ‘’tutto capita nelle sentenze’’.
H come CAPO HORN – Registrata questa fulminante metafora di Matteo Renzi: ‘’Monti innovatore? Con Fini e Casini vicino è come doppiare Capo Horn con un pedalò’’. Questa battuta ha dato origine a un siparietto a distanza tra Bersani e lo stesso Renzi. Il sindaco di Firenze disse di non aver capito il proverbio tedesco citato dal segretario Pd durante un confronto in tv al tempo delle primarie: ‘’Meglio avere un passerotto in mano che un tacchino sul tetto’’. ( nella traduzione esatta il tacchino era in realtà una colomba , perché il senso del proverbio è nel confronto tra volatili) Poi me lo spieghi, aveva detto Renzi a Bersani; che si è prontamente rifatto dicendo al sindaco di Firenze: tu poi mi spiegherai questa storia del pedalò, non l’ho capita.
HONNI SOIT QUI Y MAL PENSE
‘’ Agnelli intese il valore del seggio senatoriale ‘’ ( cioè di senatore a vita).
Dalle dichiarazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Torino, nel decimo anniversario della morte dell’Avvocato.
Ogni riferimento a Mario Monti è ‘’puramente casuale’’, come si avverte nelle didascalie introduttive e bugiarde di certi film che vogliono evitare malevole interpretazioni e querele.
I dietrologi potrebbero citare il noto adagio di Andreotti: a pensare male si fa peccato, ma spesso s’indovina.
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Sempre Monti: disponibili a collaborare con il Pdl a condizione però che questo partito sia emendato del ‘’tappo’’.
Altro calembour montiano: quando ha reso omaggio alla ‘’statura accademica’’ di Renato Brunetta, che aveva contestato alcune cifre sui conti pubblici. Il battagliero economista del Pdl, ventriloquo economico di Berlusconi, spesso preso di mira per la sua bassa statura ( una volta D’Alema lo definì ‘’energumeno tascabile’’) è stato la bestia nera di Monti da quando il governo dei tecnici è caduto; ma giorni fa il premier gli ha quasi reso l’onore delle armi, quando ha detto: meglio Brunetta di Tremonti.
I HAVE A DREAM - Sarà vero che la storia o, più banalmente, le cose si ripetono: la prima volta in modo serio, la seconda in modo parodistico. ( Il dett, in verità, suona esattamente così: la storia la prima volta si svolge come tragedia poi si ripete come come farsa). Qui però non si parla di storia ma di cronaca. E quindi viene più acconcia la versione più soft se si passa da: ‘’I have a dream’’ di Martin Luther King, a ‘’Ho fatto un sogno’’ ( in realtà l’ha chiamato incubo) di Berlusconi; dove ‘’Ingroia era ministro della Giustizia, Fini ‘’ministro alle Fogne’’, e Rosi Bindi non vi dico cosa faceva’’.
Fini ha incassato con eleganza: ‘’ministro alle Fogne, che vorrà dire poi?!’’
IMPRESENTABILI – La politica, si sa, può diventare anche una contesa anche aspra e feroce, e i primi segni si notano nel linguaggio. Complici anche i titolisti dei giornali, il lessico politico spesso conosce delle torsioni piuttosto dolorose (specialmente per i destinatari di certe formule). E così, in questa campagna elettorale hanno avuto larga circolazione termini come ‘’gli impresentabili’, ‘’rottamazione’’, ‘’ asfaltati’’, ‘’pulizia etnica’’ ( a danno di intere componenti di partiti), anatemi trasformati in ‘’lettere scarlatte’’ ( la definizione è di Mario Landolfi, ex An, escluso dalle liste Pdl).
‘’Nomina sunt consequentia rerum’’, o, se si preferisce, ‘’le parole sono pietre’’. Ci si deve rassegnare a questa ‘’barbarie del linguaggio’’? O si possono dire le stesse cose con termini meno offensivi e umilianti?
Rino Formica, ex ministro socialista, incline a fulminanti battute, era solito dire: ‘’La politica è sangue e m.’’.
LINGUAGGIO
Non solo i contenuti, ma anche il linguaggio ha determinato polemiche e impennate del contrasto elettorale. Certe espressioni, in particolare, non sono risultate gradite.
E’ accaduto quando Monti ha usato il termine ‘’silenziare’’ , giudicato allarmante ; ‘’silenziare’’ , cioè ridurre al silenzio, togliere la parola ( riferito alle ali estreme dello schieramento Pd-Sel, Vendola e Fassina).
Ma poi è toccato a Monti reagire alla frase di Bersani ‘’Non vorremmo trovare, una volta al governo, polvere sotto il tappeto’’( a proposito dei conti pubblici’’); e ha invitato il segretario del Pd per due volte con toni da ‘’avvertimento ‘’ a ‘’non usare certe espressioni che potrebbero allarmare i mercati’’.
Con ciò dimostrando, il premier, una certa allergia terminologica. Come quando, nel discorso alla Camera sulla fiducia al suo governo tecnico, pregò Berlusconi di non usare la frase ‘’staccare la spina’’ al governo. Perché non si sentiva un elettrodomestico.
E infatti Berlusconi per un po’ smise di usare questa formula ma poi ricominciò. Fino a quando a staccare la spina ci pensò Alfano con un discorso alla Camera, che segnò la fine del governo dei tecnici.
LACRIME
Chi dice che i politici sono senza cuore? Anche loro, come i bancari ( titolo di un film) ‘’hanno un’anima’’.
Le lacrime del ministro del Lavoro Fornero non sono state un caso isolato. Al premier Monti sono luccicati gli occhi quando si è intenerito parlando dei suoi nipotini. L’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso si è commosso parlando della sua candidatura ( nel Pd).
Bersani non è rimasto insensibile quando Bruno Vespa gli ha fatto vedere in tv l’intervista al padre benzinaio a Bettola, e alla madre.
Poi ci sono le lacrime del prefetto donna Iurato. Ma quelle erano finte, per fare scena, mentre si faceva fotografare davanti alla casa dello studente distrutta nel terremoto dell’Aquila.
LUTTI E CANDIDATURE
Candidare al Parlamento familiari di personaggi uccisi nell’adempimento del dovere, o di persone vittime di casi tragici, non è tipico solo di queste elezioni.
Nelle liste di Ingroia, per esempio, c’è il figlio di Pio La Torre, dirigente del Pci assassinato dalla mafia.
E c’è Gildo Claps, fratello di Elisa Claps, la ragazza trovata morta dopo mesi nel sottotetto di una chiesa in Basilicata.
In precedenti elezioni, ci sono state le candidature di parenti di vittime del terrorismo: la vedova del prof. D’Antona, la figlia del giornalista Walter Tobagi, Sabina Rossa, figlia di un eroico operaio dell’Ansaldo che pagò con la vita la denuncia di complici delle Br in fabbrica, la sorella del giudice Borsellino, la sorella di Falcone. E altri casi ancora.
Questo tipo di candidature ha suscitato qualche domanda: vengono candidati dai partiti che in tal modo sfruttano la notorietà del nome, o queste candidature sono un modo per ricordare e onorare e in certi casi proseguire le battaglie delle illustri vittime?
Le opinioni non sono univoche. Se Rita Borsellino ha scelto di candidarsi, c’è per esempio il fratello Salvatore che ha fatto una scelta diversa: non posso candidarmi per il cognome che porto, il nome di mio fratello non può essere oggetto di contesa elettorale
MAGISTRATI
E’ la prima campagna elettorale che vede un partito, una lista, così affollata da personaggi della magistratura: Ingroia capeggia lo schieramento; in lista Di Pietro, nella veste di comprimario; dietro le quinte ma non troppo un altro ex magistrato: Luigi De Magistris, sindaco di Napoli che lavora perché Rivoluzione Civile abbia il quorum in Campania anche al Senato ( la soglia è dell’8 per cento).
NOSTRADAMUS
Ancora non si è votato, ancora non si sa quale tipo di Parlamento uscirà dalle urne, e già pullulano cattivi presagi, pronostici pessimistici, quasi infausti, sulla tenuta e sulla durata della legislatura.
Il primo, in ordine di tempo, della lista di questi Nostradamus fatti in casa è stato Casini, quando si è dichiarato pessimista sulla durata delle prossima legislatura.
Il sen. Beppe Pisanu,ex ministro Pdl, antemarcia dei critici dall’interno del Pdl verso Berlusconi e poi inclinato verso Monti, senza però essere candidato, teme una vita breve della legislatura e una fase di instabilità politica del Paese.
Nel Pd Stefano Fassina pensa che se non ci saranno i numeri per governare, si dovrà tornare a nuove elezioni. Ma Bersani ha frenato: non si può mica votare ogni giorno.
L’ultimo in ordine di tempo è stato Grillo quando è stato ancora più esplicito: torneremo a votare in autunno.
Martin Sorrell, guru della comunicazione e fondatore del colosso Wpp ( gruppo mondiale di agenzie di pubblicità), in una intervista sulla campagna elettorale italiana ha detto: ‘’ La cosa che mi ha più colpito? Che si dica che dopo il voto di febbraio, ci possano essere a breve altre elezioni’’.
NUOVI ITALIANI – E’ una delle grandi novità di queste elezioni, insieme alla maggiore presenza di donne in Parlamento.
Kalid Chaonki, Marocco, in Italia da quando aveva 9 anni; Fernando Biagne, Guinea Bissau, in Italia da 27 anni; Cecile Kyenge, Congo, medico, Nona Eughenie, nata in Romania, in Italia dal 2002: tutti candidati al Parlamento.
OSSIMORO – Ce n’è più d’uno. Rivoluzione civile, per esempio, lo è, se pensiamo alla carica semantica della parola rivoluzione, che non evoca certo il festival delle buone maniere. Poi c’è il movimento di Samorì, l’imprenditore che ha fondato ‘’Moderati in rivoluzione’’ ( Mir), un partito che ricorda, quale ossimoro, la formazione politica che attualmente governa il Messico: il PRI; che non è il partito repubblicano di La Malfa redivivo, ma il ‘’partito rivoluzionario istituzionale’’.
QUIRINALE – La elezione del presidente della Repubblica avverrà in aprile ( il settennato di Napolitano scade a metà maggio). Il tema del successore al Colle sembrava ‘’in sonno’’ nella cronaca politica quando Berlusconi l’ha messo all’ordine del giorno lanciando la candidatura di Mario Draghi, che ha subito risposto: no grazie, resto dove sono ( alla presidenza della Bce).
L’argomento ora sembra essere tornato sotto traccia perché prematuro. Ma lo è solo apparentemente. Monti aveva provato a proporre la rielezione di Napolitano, che però aveva in precedenza dichiarato la sua indisponibilità.
L’elezione quirinalizia è stata sempre una elezione sui generis e complessa, quasi mai priva di sorprese e colpi di scena: non sempre i nomi che si fanno in anticipo poi risultano quelli giusti, e talvolta li si lanciano per bruciarli. Suona più che mai attuale l’antico detto: chi (in conclave) entra papa, poi esce cardinale.
Perciò i candidati al Colle – ce ne sono – se ne stanno abbastanza coperti. Sanno che chi fa il loro nome troppo presto, spesso finisce, con intenzione o no, col bruciarlo.
Mai come in questo caso vale la legge del teatro: è fondamentale saper entrare in scena al momento giusto.
PARIGI (VAL BENE UNA MESSA)
Candidare o no gli inquisiti? E se certi inquisiti eccellenti portano voti, si deve scegliere la moralizzazione , che porterebbe a escluderli dalle liste, o tenersi i voti imbarcando i candidati chiacchierati o indagati turandosi il naso?
Tranne casi molto limitati (ad esempio, Cosentino, Papa per il Pdl campano; Crisafulli, Papania per il Pd siciliano), ha vinto la logica del ‘’ Parigi val bene una messa’’. E molti inquisiti o sotto processo sono stati inseriti in lista.
Ma se Parigi val bene una messa- ammonì una volta Benedetto Croce in Senato, critico verso il Pci che votò per l’inserimento in Costituzione ( art. 7) dei Patti Lateranensi- ‘’ ci sono cose che valgono infinitamente più di Parigi’’.
Gli inquisiti restano ( in lista) e Grillo prospera al grido ‘’mandiamoli tutti a casa’’.
PRETERIZIONE
I politici spesso ricorrono all’uso di figure retoriche, soprattutto alla preterizione, un modo per significare ‘’ dico e non dico’’. Questi sono solo alcuni esempi:
‘’Ho fatto un sogno: ho sognato un governo con Ingroia alla Giustizia,; Fini alla Fogne, e non dico cosa faceva la Bindi’’ ( sogno di Berlusconi raccontato in tv);
Ingroia, impegnato in un duro contrasto con Ilda Boccassini, che gli rimproverava di ‘’paragonarsi a Falcone’’ risponde così: ‘’Non dico cosa pensava Borsellino di lei’’.
PORTE GIREVOLI
Sono state evocate a proposito dei magistrati che si danno alla politica e che una volta concluso il mandato elettivo tornano a vestire la toga. Il problema è stato posto dallo stesso Ingroia. All’accusa di non essersi dimesso da magistrato prima di candidarsi in politica, ha risposto preannunciando una proposta di legge per regolamentare la questione nel senso di ‘’niente porte girevoli per i magistrati’’.
E per i giornalisti?
RINCORSA E RIMONTA
E’ quanto si nota con le promesse dei candidati leader in questa campagna elettorale. Lo schema di solito prevede che uno lanci la proposta, faccia una promessa, e gli altri a seguire rincarando, alzando la posta, offrendo di più.
Esempi? Berlusconi annuncia: zero tasse per le aziende che assumeranno. Una settimana dopo Monti promette: zero tasse per le imprese che assumeranno gli under 30.
E ancora: Il leader del Pdl: restituirò l’Imu sulla prima casa. Bersani: 40 miliardi per le imprese. Qual è il criterio valutativo per orientarsi in questa foresta di promesse?
Mi aspetto che prima o poi escano offerte di pentole, ha ironizzato Renzi.
E’ più importante chi fa la promessa per primo? O chi dà maggiori garanzie di credibilità? Ah saperlo….
ROTTAMAZIONE
Martin Sorrell ( citato prima) si è così espresso sulla parola –slogan lanciata dal sindaco di Firenze nella sua battaglia delle primarie Pd: ‘’Non conta la gioventù; si pensi a comunicatori come Reagan e Thatcher. L’importante è la capacità di coinvolgere emozionalmente, di comunicare una visione; Obama, per esempio, è capace’’.
SCHERMITRICE
Valentina Vezzali, la pluricampionessa olimpionica di scherma, è in lista con Mario Monti. Quando ha appreso la notizia,
Iosefa Idem, campionessa mondiale ed olimpica di canoa, candidata nel Pd, ha commentato: Ah sì?! Io ero rimasta al ‘tocco’ di Berlusconi.
La campionessa di canoa si riferiva a una trasmissione tv- ospiti la Vezzali e Berlusconi - in cui a un certo punto la campionessa di scherma dice rivolgendosi al Cavaliere: ‘’ Io da lei mi farei ‘toccare’’ ‘’.
Honni soit qui mal y pense ( sia vituperato chi pensa male, citato sopra in un’altra ‘’voce’’ del dizionario). Motto dell’ordine inglese della Giarrettiera, istituito, secondo una tradizione leggendaria, dal re d’Inghilterra Edoardo III in onore della propria amante, la contessa di Salisbury, alla quale durante un ballo era caduta una giarrettiera; il re si precipitò a raccoglierla e rimproverò con tali parole i cortigiani che sorridevano dell’episodio.
STORIA ( RIDOTTA A CORTILE)
Il gesto delle dimissioni del Papa, comunque lo si voglia valutare, è – sembra quasi banale sottolinearlo – un fatto storico; e come si parla dell’analoga decisione di Celestino V, che risale al 1294, delle dimissioni di Benedetto XVI se ne parlerà tra 700 anni.
Se questa è la prospettiva, e stiamo parlando di storia, appare francamente ridicolo immiserire la decisione papale misurandola con l’ottica del cortile di casa, in questo caso della campagna elettorale italiana. Eppure c’è stato chi ( spiace dirlo, tra questi Roberto Saviano) ha ipotizzato, dietrologicamente, qualche possibile nesso intenzionale tra le elezioni politiche e la decisione del Papa.
Alla Chiesa si possono forse muovere molte critiche, da credenti e/o da laici, ma il passo e l’orizzonte di questa istituzione millenaria hanno una logica universale e planetaria che prescinde da situazioni contingenti e provinciali, siano pure elezioni politiche importanti per l’avvenire di un Paese, del Paese in cui ha sede il Papato.
Su Saviano sono piovute non poche critiche. Ma l’autore di ‘’Gomorra’’ si consoli: ‘’quandoque bonus dormitat Homerus’’.
TAROCCHI – Il gioco delle carte non c’entra, ma il verbo taroccare sì.
Lo si è visto quando alcuni simboli elettorali sono stati presi di mira, leggermente cambiati per creare confusione negli elettori. Taroccati anche gli slogan. E così ‘’l’Italia che sale’’ ( manifesto di Monti) , è diventato, in italo-inglese, ‘’L’Italia for sale’’ ( Italia in vendita).
TOMBALE – Non è proprio un termine che susciti allegria, ma se si tratta di tasse fa un certo effetto ( anzi un doppio effetto). E così abbiamo sentito promettere da Berlusconi il ‘’condono tombale’’; mentre è un ‘’silenzio tombale’’ quello che la sondaggista Alessandra Ghisleri teme possa cadere sulla campagna elettorale ( che finirà il 22 febbraio) dopo l’annuncio di Benedetto XVI che lascerà la cattedra di Pietro il 28 dello stesso mese.
TWITTER – E’ la novità assoluta di questa campagna elettorale, che mai come questa volta si svolge e si articola sui blog, su facebook.
Twitter è il social network che, per la sua immediata leggibilità e velocità di comunicazione, ha surclassato gli altri strumenti. Con un tweet Monti nel giorno di Natale ha annunciato la sua decisione di ‘’salire’’ in politica. Via Twitter i politici mandano in continuazione messaggi, dichiarazioni, commenti, spesso bypassando le stesse agenzie di stampa, costrette a seguire Twitter come una delle principali fonti d’informazione.
Da quando poi il Papa ha fatto il suo ingresso con un suo account, guadagnandosi in poco tempo milioni di followers, Twitter ha avuto una impennata su un palcoscenico mondiale, che del resto è il suo orizzonte naturale.
Utili spunti per sociologi e studiosi delle comunicazioni di massa: politici che comunicano via Twitter contribuiranno ad avvicinare di più i cittadini alla politica, alle istituzioni? Questa de-mitizzazione della figura carismatica del leader rischia di omologarlo e massificarlo, e fargli perdere la sua (presunta) aura istituzionale o gli dà uno spessore umano maggiore?
UNO CHE DIVENTA CINQUE – E’ il destino subito da AN, il partito fondato a Fiuggi e poi confluito insieme a Forza Italia nel Pdl. Ora Fini considera quella fusione il suo più grave errore politico.
Quello che era stato un partito a due cifre si è scisso in cinque parti: quelli che sono rimasti con Berlusconi nel Pdl; la Destra di Storace, che fu la prima a staccarsi; quelli che si sono accasati con Monti; quelli che stanno con Fini; quelli che hanno fondato Fratelli d’Italia.
VENDETTA - Bondi, ovvero gli ultimi giorni di Pompei. Le cronache hanno a lungo parlato, durante la compilazione delle liste Pdl, che ha portato a esclusioni eccellenti, del ruolo svolto da Sandro Bondi, ex ministro dei Beni Culturali, uno dei coordinatori del Pdl, uomo mite ma dalla memoria implacabile ( ‘’attenti all’ira dei calmi’’, ammonisce l’Ecclesiaste. Bondi, narrano le cronache, si presentava alle riunioni del partito portando al comitato liste delle cartelline dove veniva esaminato il grado di fedeltà a Berlusconi e al Pdl di alcuni esponenti in odore di eresia e di montismo (Pisanu, Sacconi, Quagliariello, Frattini ed altri) ; erano peraltro passati pochi giorni da quando lo stesso Berlusconi aveva proposto al Professore di diventare il federatore dei moderati.
Nelle cartelline di Bondi c’erano i testi di dichiarazioni politicamente ‘’compromettenti’’ , a basso tasso di berlusconismo, che avrebbero influito sulla decisione di candidarli o meno. In alcuni casi hanno funzionato. In altri, per esempio Sacconi, Berlusconi ha perdonato.
Bondi ha sempre smentito questo suo ruolo, però in pochi gli hanno creduto.
VOLTASPALLE - Sta per voltagabbana. Neologismo usato da Sandro Bondi del Pdl per stigmatizzare coloro che si erano ( si sono) allontanati dal Pdl e da Berlusconi, ‘’dimentichi dei benefici ricevuti’’.
WEB – In questa campagna elettorale è il grande protagonista tecnologico sul piano della comunicazione, nelle sue varie declinazioni ( internet, social network).
Diamo ancora la parola a un esperto del ramo, il già citato Martin Sorrell: ‘’ Grillo è l’esempio di come il Web possa essere potente. Tra l’altro si tratta di un media low-cost. E’ un mezzo ritenuto freddo? Invece penso che possa essere molto personalizzato. Anche la tv comunque conta, basti pensare all’eco enorme di certi duelli televisivi: Obama-Romney durante le elezioni presidenziali, o Cameron-Clegg in Inghilterra’’.
WEIMAR
Il nome della Repubblica tedesca travolta dall’avvento di Hitler è stato evocato in un articolo del Financial Times su Monti: ‘’ Non è l’uomo giusto per l’Italia’’, ha sentenziato il giornale britannico. Il motivo? ‘’La politica di austerità di Monti’’, paragonato a Heinrich Bruning, penultimo Cancelliere della Repubblica di Weimar, ‘’che con le sue politiche economiche contribuì ad aggravare il disagio sociale favorendo l’ascesa del nazismo’’.
Monti ha liquidato l’articolo con un’alzata di spalle: ‘’Conosco l’autore dell’articolo, è un nemico della Merkel’’
Per la verità, Il Financial Times nei giorni successivi ha corretto il tiro sul premier italiano, ridimensionando le critiche dell’articolo precedente
















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