LECCE - Condannare la violenza è certo, ma ora non si generalizzi.
Il pubblico di Lecce non è quello della guerriglia, è quello che ieri ha riempito il “Via del Mare” con oltre 10mila presenze (per la serie C un lusso), quello che ha gioito e sofferto per novanta minuti, quello che l’anno scorso di questi tempi era a Verona, in migliaia, per salutare con applausi e calore una squadra appena retrocessa, un episodio positivo che guadagnò le prime pagine di tutti i giornali per sportività e senso della sconfitta.
Lecce non passi per la città della violenza a causa di un episodio isolato quanto efferato. Lecce non lo merita e non lo merita il Salento.
Purtroppo resterà in secondo piano l’applauso ai giocatori del Carpi per il campionato vinto, come resteranno in secondo piano gli errori e le colpe tecniche di una stagione clamorosamente gettata al vento.
Ora occorre solo assicurare alla giustizia chi ha sbagliato e ripartire, subito, immediatamente, per riportare a Lecce il calcio che conta.
















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