Caro direttore, quella folla latrante, lo stigma del diverso e l’orgia mediatica.
Cos’è uno "stigma"? Dal greco sappiamo che vuol dire "marchio", "segno" o "impronta". il termine è usato in psicologia sociale per indicare l'attribuzione di etichette e pregiudizi negativi a individui o gruppi, per discriminazione e isolamento sociale.
In breve, si usa per mettere in rilievo le qualità negative di una persona o a un gruppo di persone.
Del caso della ragazza di Nardò sparita pare per sua stessa volontà per dieci giorni (vicenda ancora in corso d’indagine da parte degli inquirenti) quello che risalta ai nostri occhi è una cosa orribile, di una gravità inaudita. La folla, assiepata sotto casa di un ragazzo, in via Raho, che strillava, con cori da stadio, di volerlo linciare. Solo perché aveva dato rifugio e riparo alla giovane e, da ciò che sappiamo, senza averle torto un capello.
Una moltitudine latrante di persone che si ergevano a tribuni, giuria e sbraitavano contro il migrante, si rivolgevano alle forze dell’ordine dicendo, “datelo a noi”.
In questa storia si è mescolata tanta disinformazione, cattivo giornalismo, sviste dei mass media, voglia spasmodica nel dare la notizia, servizi Tv, e radio, con cronisti improvvisati.
Domanda
se al posto di quel ragazzo, di nazionalità rumena, ci fosse stato un neritino le persone che imprecavano avrebbero, comunque, agito e in quel modo? E poi perché inveire quando ancora, fino ad oggi, la vicenda appare nebulosa e poco chiara?
L’unica cosa che ci ha fatti gioire, dopo ore d’angoscia di tutta la nostra comunità, e in primo luogo della famiglia della ragazza, è stato averla ritrovata viva. E questo anche grazie al lavoro, instancabile, delle forze dell’ordine.
C’è stata un’intera cittadinanza, e non solo, che si è mobilitata per cercare Tatiana. In questi giorni ci siamo riscoperti comunità, unita solidale, che aiuta una famiglia a ritrovare la serenità, per una figlia che sembrava svanita, inghiottita, nel nulla.
Questo è avvenuto in una società, come la nostra, stordita e deviata dai social. Probabilmente la causa della “fuga” di questa ragazza sono proprio questi dannati social, che “depravatizzano e cannibalizzano” i nostri ragazzi, non tutti ovvio.
Forse Tatiana, leggo che è una studentessa di psicologia, domani o quando si sentirà pronta di parlare?
Ma quello che rimane, sopra tutto, sono i cori da stadio, per dare addosso al migrante. Questo entusiasmo celebrativo, nazionalistico, non appartiene al popolo neritino che nel 1920 è insorto contro la prepotenza e il tiranno. Non può avere origine da un nobile padre costituente come Pantaleo Ingusci, né tanto meno nelle idee progressiste della cara Renata Fonte.
Noi non siamo gente che conferisce lo "stigma", un "segno" o "impronta". Non abbiamo pregiudizi negativi verso nessuno. Il popolo neritino non usa la discriminazione e l’isolamento sociale!
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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