NARDO' - Di prossima pubblicazione è lo studio etimologico e storico dei cognomi salentini (Lecce-Brindisi-Taranto), condotto da me, da Antonio Manieri e da Mario Mennonna.
Da questa ricerca sono emersi diversi elementi che possono ben rientrare in valide ipotesi interpretative anche in campo etimologico della toponomastica, tenuto conto della presenza di vari popoli nel nostro territorio.
Con questo intervento si intende sottolineare una delle influenze più significative, che risale a quella derivante dai Bizantini, che si è potuta estrinsecare per cinque secoli di loro permanenza diretta nei nostri territori.
Il Salento, insieme all’Italia meridionale, è stato, infatti, il crocevia di varie civiltà e tradizioni del Mediterraneo. Tra i vari gruppi etnici che si sono avvicendati si ricordano i Messapi (fusione di autoctoni e di Illiri), i Greci, i Romani, i Bizantini, i Longobardi, i Saraceni (di pochi anni), i Normanni, i Francesi con gli Angioini, gli Spagnoli, mentre diversi sono stati i contatti con Veneziani, Genovesi, Ebrei e Dalmati.
Ma il vero ponte culturale e religioso del Salento con le civiltà orientali sono stati i Bizantini, di cui sono ancora oggi evidenti i profondi legami.
Le origini della loro presenza ci riportano alla guerra gotica (535-553 d.C.) che, da un lato, portò l’imperatore Giustiniano a governare anche sui territori italiani e, dall’altro, provocò una notevole emigrazione greca verso l’Italia meridionale. Vi rimasero, come detto, per oltre cinque secoli (dal sec. VI al sec. XI), segnando una più intensa emigrazione nel sec. VIII, a seguito di un editto di Leone III l’Isaurico, che diede il via alla persecuzione iconoclastica nei territori d’Oriente. Ciò spinse monaci bizantini verso le coste del meridione italiano per sottrarsi alle persecuzioni. Pertanto la Calabria, la Basilicata e la Puglia si popolarono di coloni, anacoreti, monaci basiliani e asceti, tutti di origine bizantina. Da qui l’influsso notevole della cultura, della religione e delle tradizioni bizantine, nonché la nascita e la diffusione di tanti nomi, antroponimi e toponimi.
Il loro influsso, dunque, è stato molto significativo: dalla devozione ai santi ad una nuova architettura per i luoghi di culto (chiese ipogee, come quella di Nardò di Sant’Antonio abate) e alla istituzione o trasformazione di diocesi (da quella di Lecce a quella di Otranto e di Gallipoli) alla dipendenza non da Roma ma da Costantinopoli; da oggettistica (es.: le capase, cioè anfore) alla cucina (la scapece e la cupeta).
I Bizantini e i monaci basiliani furono anche geniali agricoltori, capaci di dissodare e bonificare le terre persino in zone impervie e abbandonate; essi, infatti, potavano con grande maestranza e cura tutte le loro piante, ma soprattutto si presero cura di uno dei frutti più preziosi della terra: l’olivo. Per potenziare la produzione dell’olio realizzarono con sorprendente genialità i famosi trappeti ipogei.
Anche nella toponomastica hanno lasciato un’impronta significativa.
Anticamente i nomi di località, villaggi o città nascevano non solo dall’eponimo delle divinità protettrici, degli eroi, dei sovrani e dagli agionimi di santi protettori, ma anche, come in uso presso i Bizantini, dal nome proprio dei soldati coloni, cioè gli stradioti (dal gr. stratiòtes = soldato e soldato contadino). Nel sec. VII, infatti, l’Imperatore Eraclio divise i territori del Sud Italia in cosiddetti themi, mentre, da una parte, a stratioti venivano assegnate terre in funzione colonizzatrice dei territori occupati; e, dall’altra, costituivano piccoli centri abitati, i choria (dal gr. chorion = piccola unità abitativa o casale).
In particolare, attraverso l’analisi etimologica e storica dei cognomi toponimici incontrati, emergerebbe, diversamente da quanto ipotizzato da alcuni studiosi, che non pochi dei toponimi del Salento potrebbero risalire ad un’origine antroponimica bizantina, in particolare agli stradioti.
Partendo da questa presenza storica, non si può non confermare la derivazione antroponimica già individuata da nomi greco-bizantini, con la precisazione che quasi certamente si tratta di semplici stradioti e non di chissà quali grandi personaggi: Alessano dal personale Alexis (dal greco aléxein = proteggere, difendere) come l’omonimo poeta del 372 a. C.; Alliste, dal personale Kàlliste o Kàllistos (dal gr. kalós = bello, il più bello); Galatone, dal personale Galàtos/Galàtes/Galàton (da gala = latte), tra cui un pittore di Alessandria d’Egitto e molto probabilmente in riferimento al personaggio mitologico Galato, il figlio di Galatea e Polifemo); Galatina, con le stesse caratteristiche di Galatone; Racale, dal personale Heràklios, di chiaro riferimento ad Héracles/Ercole, il personaggio mitologico.
In questo ambito è doveroso per lo storico considerare che anche altre denominazioni di centri possano trovare la loro origine nell’antroponimia, come Gallipoli, dal personale greco Callipolys (dal gr. kalòs+polùs/polys = bello+molto), tra l’altro anche personaggio mitologico e non solo dalla tradizionale interpretazione di città bella (kalè+pòlis); e come Calimera, dal personale greco Calìmeros (dal gr. kalós+méros = buono+gamba, cioè dalle buone/belle gambe) e non solo dalla tradizionale interpretazione di buon giorno (dal gr. kalè+eméra).
Senz’altro sono ipotesi, pur sempre suffragate da riferimenti storici, ma non certe o definitive. Per questo lo studioso non può mai perdere la consapevolezza del valore congetturale e mai esaustivo o definitivo di ogni studio o ricerca, poiché ogni nuova conoscenza dello scibile umano è solo un piccolo punto di partenza verso nuove e continue scoperte o verità nel mare magnum dei saperi, che sono incessantemente in fase di arricchimento ed evoluzione.
Giuseppe Antico
















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