NARDO' - Il tormentone della condotta sottomarina sembra terminato nel migliore dei modi e della saggezza popolare.
E’ proprio così?
I fautori della realizzazione della condotta accetteranno il risultato del Consiglio comunale?
L’unanimità del voto preoccupa non poco dal momento che sino ad oggi alcuni sicuramente in buona fede (almeno spero) si sono peritati di avanzare riserve giuridiche e finanziarie, di magnificare e lodare la bontà del progetto redatto dall’AQP richiesto dalla Regione Puglia,
di preoccuparsi dell’inquinata battigia di Torre Inserraglio chiusa alla balneazione, di risolvere il problema semplicemente con l’allungamento della condotta a mare o con stravaganti e ignobili dichiarazioni “mai con Porto cesareo” ma da soli, o con paure di non
riuscire ad utilizzare il contributo dell’U. E., di riservarsi interventi regionali amicali per riaprire od imporre l’iter oggi annullato.
Cosa dirà domani nella conferenza di servizio la Provincia di Lecce?
Cosa dirà o farà la Regione Puglia?
L’assessore Amati e Vendola accetteranno il deliberato del Consiglio di Nardò conformando gli atti al volere della rappresentata cittadinanza modificando l’attuale macchinoso, devastante progetto?
Porto Cesareo capirà che il problema non è il collettamento con la condotta di Nardò quanto invece l’utilizzo e il riuso delle acque reflue a fini agricoli, civili, industriali ecc.?
Niente e nessuno intende fare torti o sgarbi al Comune di Porto Cesareo quanto invece coinvolgerlo nel disegno comune di non sprecare la risorse delle acque reflue per contribuire e mitigare la desertificazione e la salinizzazione in atto nel nostro territorio.
Per quel che ci è dato sapere Amati quando va a Melendugno esprime la propria gioia e gradimento per l’impianto nuovo di fitodepurazione delle acque reflue e quando invece si presenta in quel di Avetrana sostiene contro la volontà dell’Amministrazione e dei cittadini la realizzazione della condotte sottomarina.
Vendola, come ente regionale, ha una unica preoccupazione: spendere tutto e subito onde evitare possibili e reali infrazione da parte dell’U. E.
Che fare allora?
In una partita di pallone la squadra che non vuole assolutamente perdere fa “catenaccio”, altrettanto dovrebbero fare i Comuni rivieraschi se non vogliono vanificare la grande risorsa del mare e delle acque depurate tramite impianto di affinamento.
L’Amministrazione di Nardò, forte del verdetto consiliare (unanime), onde scongiurare capotiche soluzioni verticistiche infiorate da leggi o disposizioni intrepretate “pro domo” e compiacenti , deve immediatamente collegarsi con le realtà marine ( che già si conoscono)
e con le comunità dell’entroterra rivierasche ( Copertino, Aradeo, Secli, Sannicola, Tuglie, San Pancrazio, Leverano, Carmiano, Monteroni, ecc. ecc.) per fare “catenaccio” e divenire capofila, leader di un discorso alternativo , nuovo, più economico, più produttivo di quello vecchio e obsoleto delle condotte a mare.
La tecnologia moderna ha da tempo superato la logica del recapito a mare ed ha proposto varie soluzioni. Alcune di queste sono adottate o in sperimentazione nella stessa
Regione Puglia!
E allora, Vendola e il governo regionale perché insistono con i vecchi appalti che rovinano le bellezze, provocano profonde ferite, sconvolgono l’habitat, allontanano i turisti, alterano gli equilibri, disperdono risorse e ricchezze.
Ha l’Amministrazione di Nardò la capacità e la volontà di proporsi come agente vero di cambiamento della costa ionica?
Se riuscirà a farlo i cittadini di oggi e le future generazioni saranno riconoscenti per aver salvaguardato il bene “mare” e la qualità della vita!
Il Coordinamento del Centro Studi sarà a suo fianco.
Il Presidente Giovanni Però
Il Coordinatore Paolo Marzano















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