NARDO' - "Ritengo doveroso come ambientalista, anche a rischio di essere etichettato come "Calassino", intervenire sulla sentenza del Tar di Lecce che consente la sanatoria di abusi edilizi realizzati nella fascia dei 300 m. dal demanio marittimo".
Questo con la consapevolezza che come politico potrei non riscuotere consensi.
Nel merito, la sentenza, che non apre deroghe alle attuali previsioni del Piano Regolatore Generale, stabilisce che sono sanabili gli immobili costruiti abusivamente nella fascia costiera dei 300 m. essendo venuti meno, con l'adozione del PUTT/Paesaggio della Regione Puglia, i vincoli di inedificabilità assoluti previsti per tale sensibile porzione del territorio demaniale dall'art. 51 della l.r. 56/80.
Tale legge prevedeva, infatti, l'inedificabilità assoluta nelle more dell'adozione del Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio della Puglia, avvenuta nel 2000.
Da qui, la decisione del TAR Lecce in merito alla possibilità di sanare gli abusi, ancorché a condizione che il Comune e gli altri Enti preposti alla tutela dei vincoli presenti sull'area oggetto del condono si esprimano in merito alla compatibilità dell'opera con i vincoli insistenti sull'area.
Quanto sopra, dovrebbe indurre alla massima prudenza chi pensa che il provvedimento del TAR apra le porte a "facili sanatorie", perché così non è. Superare, infatti, i vincoli di cui si parla in lembi sensibili dei nostri luoghi come la fascia costiera non è affatto cosa semplice. Tutt'altro. Ed è questa la parte della sentenza che non posso che condividere perché "vincola" la sanatoria al rilascio di pareri da parte degli Enti preposti difficilmente ottenibili, scoraggiando chi pensa di poter costruire abusivamente ritenendo che tanto prima o poi "tutto si sana".
Mino Natalizio















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