NARDO' - Ogni anno, con l’approssimarsi dell’otto marzo, si assiste ad una vera e propria querelle riguardo l’opportunità di celebrare o meno questa giornata.
Ci sono coloro ai quali non piace la “festa della donna”, altri, invece, sono favorevoli perché la valutano nella sua giusta essenza, cioè come una giornata internazionale di studio e riflessione sulle tematiche femminili.
Sia gli uni, che gli altri, secondo me hanno ragione da vendere!
Aspettare l’otto marzo per uscire in compagnia femminile e, a briglie sciolte, darsi a comportamenti lascivi e volgari in contesti che li ispirano e li permettono, è triste e imbarazzante e, pertanto, da cancellare.
Soprattutto penso che sia riduttivo e fuorviante parlare in questi termini di un argomento, quale l’emancipazione femminile, che ha interessato tutto il novecento ed è ancora di grande attualità.
Ci sono, poi, coloro e, fortunatamente, sono i più, ai quali questa giornata piace, la aspettano, la organizzano, la preparano, per offrire spunti e riflessioni sul cammino già fatto e su quello da fare, sulle conquiste raggiunte e quelle mancanti, su vecchie e nuova povertà, su vecchi e nuovi allarmi sociali.
E’ chiaro che questa è la giusta lettura ed interpretazione dell’otto marzo che diverse associazioni, tanti Comuni ( ma non ho visto Nardò ) , l’Università del Salento hanno dato, offrendo iniziative interessanti e qualificate non solo per l’universo femminile, ma per la comunità tutta.
In questi termini è bello fare festa e, a fine giornata, tirare le fila e riflettere su quanto accade attorno a noi e, cercare la via giusta, per far sentire la propria voce con fermezza, tenacia e determinazione.
Proprio come è stato fino ad oggi perché il cammino delle donne , e la storia ce lo insegna, è stato segnato da fatiche, lotte e lutti.
Quindi accogliamo questa giornata con spirito propositivo, come una buona occasione da non perdere, per parlare delle tematiche che ci interessano, e sono tante e, con in mano, perché no, un bel bouquet di mimose!















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