NARDO' - Uno spettacolo dei Cantieri Teatrali Koreja , stasera. In scena un moderno raccontastorie per recuperare un patrimonio popolare inghiottito nel flusso delle stratificazioni della memoria e della perdita d'identità.
Teatro Comunale di Nardò sabato 31 marzo ore 21.
Un fondale bianco, un spazio scenico bianco, al centro una sedia bianca e un attore vestito di bianco. Questa è la cornice al cui interno s'inserisce la parabola narrativa di IANCU, un paese vuol dire, lo spettacolo dei Cantieri Teatrali Koreja.
Scritto a quattro mani da Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, che ne è anche l'interprete, IANCU, un paese vuol dire è un monologo di circa un'ora, che ripercorre le storie di un intero paese ma anche vicende molto intime, un intrigo di sentimenti, paure, speranze, ipocrisie, turbamenti. E' un racconto che affonda le proprie radici nel profondo sud in un Salento abitato da creature che sembrano uscite da una favola. Attraverso gli occhi di un bambino di otto anni si snodano gli eventi di una giornata che avrebbe potuto cambiare il destino di un'intera comunità: l'evasione del bandito Graziano Mesina dal vicino carcere di Lecce.
Una serie di tableaux vivants che ora strappano una risata, ora inteneriscono, ora fanno amaramente capire come quel mondo, forse, era persino meglio delle tante contraddizioni che scandiscono il nostro presente. E nelle parole del giovane protagonista si percepisce il desiderio di crescere, di uscire dall'anonimato della vita di provincia, salvo poi provare attrazione-repulsione verso la civiltà, che, con forza, irrompe in un microcosmo consolidato. Tanti i personaggi rievocati in IANCU, un paese vuol dire: da Antoniuccio che sente da che parte arriva il vento ciucciandosi le dita, al perfidoCarmine mutilato della Grande Guerra; da Angelina che aspetta, con una foto in grembo, il suo innamorato che presto verrà a prenderla a Rosa Parata, una prostituta dal passato doloroso, che va incontro ad un triste destino. Per questo la frase un paese vuol dire non stare soli è ripetuta a più riprese durante lo spettacolo. Perché è un brulicare di personaggi dove tutti conoscono tutti, di cui l'attore, attraverso un racconto fatto di flashback, riesce a trasmettere i tratti, le zone d'ombra e le peculiarità. Nessuna cartolina, nessuna nostalgia: è un mondo duro, cupo, eppure comico e grottesco. Un mondo fotografato un attimo prima di scomparire. Un mondo di figure mitiche, contadini, preti, nonni, libellule, giornaletti e una gran voglia di diventare grandi.















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