L’ultimo pezzo di liberalizzazioni va a domino: 220 farmaci potranno essere venduti fuori dalle farmacie, nei centri commerciali, nei corner della grande distribuzione. Sono i cosiddetti medicinali di fascia C, a totale carico del cittadino.
Accusato di essere in ritardo, questa sera il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha firmato il decreto che dà attuazione ai capitoli medici del “Salva-Italia”. Il provvedimento è stato adottato dopo le valutazioni tecniche compiute dall’Agenzia italiana del farmaco.
Ora 220 farmaci potranno essere venduti senza ricetta nei luoghi previsti dal decreto Bersani del 2006 (parafarmacie, corner di ipermercati, tutte aree dove sarà comunque presente un farmacista). Fra i “free-medicine” ci saranno prodotti di largo uso come antivirali a base di aciclovir (lo Zovirax, per esempio, utilizzato per combattere l’herpes), antimicotici locali a base di ciclopirox (il Brumixol, per esempio), antimicotici vaginali a base di econazolo, prodotti per la circolazione a base di diosmina, i colliri antiallergici e antiinfiammatori.
Restano esclusiva competenza delle farmacie quattro categorie di medicinali: gli stupefacenti, gli iniettabili, i medicinali del sistema endocrino e tutti quelli per i quali è previsto il più rigoroso regime di vendita dietro presentazione di ricetta medica da rinnovare volta per volta. Si potranno somministrare solo con la prescrizione del medico, anche se sulla “ricetta bianca”, medicine come gli anticoncenzionali o gli antidepressivi (il Tavor, per esempio).
Le intenzioni del governo sono quelle di consentire una circolazione più ampia e libera dei prodotti e, quindi, di garantire una discesa del loro prezzo. L’intero mercato dei farmaci di fascia C vale 3 miliardi di euro l’anno, non a caso il provvedimento approvato è stato osteggiato con forza dai titolari delle 18 mila farmacie italiane.















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