NARDO' - Cgil e Flai Cgil Lecce: Un giorno importante per la legalità, per il coraggio dei lavoratori, per la Cgil, per il futuro del nostro territorio. Ci costituiremo parte civile nel processo.
Sono giorni difficili quelli che stiamo vivendo, in cui la lotta a testa alta contro ogni attacco alla legalità e sopruso alla democrazia può essere determinante per il cambiamento, per il futuro del nostro territorio e del nostro Paese. Oggi, mentre ci apprestiamo a ricordare l’anniversario della strage mafiosa di Capaci, arriva una notizia che ridà speranza a quanti combattono contro tutte le mafie e le pratiche criminali di sfruttamento e oppressione degli uomini e delle donne sui luoghi di lavoro.
Crediamo anche che, per l’importante risultato ottenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dalle forze dell’ordine, sia stato fondamentale il coraggio di quei lavoratori che, a Nardò, la scorsa estate, hanno trovato la forza di reagire e di denunciare.
Per la Cgil Lecce, per il sindacato di categoria Flai Cgil, al fianco dei braccianti in ogni momento della loro battaglia, oggi vince la legalità e il coraggio di lottare contro lo sfruttamento perpetrato da caporali e datori di lavoro. I fatti di Boncuri ci hanno aiutato a portare sotto i riflettori il fenomeno del caporalato di cui veniva persino negata l’esistenza e che ancora oggi vede molte resistenze. Il lavoro che faremo per cambiare le cose è già partita, non aspetteremo la stagione dell’emergenza.
Il nostro Sindacato si costituirà, da subito, parte civile nel processo che interesserà questa vicenda, un processo che aprirà sicuramente le porte a una fase del tutto nuova a livello nazionale.
Non ci fermeremo però a questo stadio della battaglia: siamo infatti convinti che questi arresti siano stati possibili anche grazie alla prima vittoria, sul piano legislativo, ottenuta soltanto pochi mesi fa, dell’introduzione del caporalato tra i reati penali. Torniamo a chiedere che il reato sia esteso alle parti datoriali, le cui responsabilità non sono ancora, a nostro avviso, sufficientemente riconosciute dalla legge.
Chiediamo inoltre che il Consiglio dei ministri assuma quanto prima la recente direttiva europea che prevede l’accompagnamento del lavoratore che denuncia in un percorso di regolarizzazione della sua posizione nel nostro Paese. Non è solo una battaglia sindacale, è una battaglia di civiltà.















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