
NARDO' - Alle 9 di mercoledì mattina, quando la gente che ha preso parte al corteo in memoria del giudice Falcone si era ormai radunata, piazza Cesare Battisti era affollatissima.
Bisogna ammettere che ormai da tempo non si vedeva una Nardò unita e consapevole che scende in piazza a manifestare per un obbiettivo che non abbia nessun colore politico, ma che riguardi davvero tutti da vicino, dal più giovane al più anziano, dal più povero al più ricco, perché la mafia è quella subdola organizzazione che vive e si arricchisce sulla vita e sulla morte di noi cittadini, in quanto questa annienta la nostra libertà e la nostra democrazia.
Il rapporto fra mafia e popolazione è necessariamente inversamente proporzionale. E’ proprio per questo motivo, quindi, che oggi in piazza i manifestanti erano studenti, professori, privati cittadini, associazioni come LIBERA (da sempre in prima linea nella lotta per la legalità) e l’UDS, che non poteva certamente perdersi questa meritevole iniziativa. Ad accompagnare il corteo non c’erano note musicali, ma solo forti note di dissenso popolare nei confronti della mafia. Quando il corteo è giunto a piazza Umberto, gli slogan dei manifestanti che inneggiavano alla giustizia e alla legalità si sono uniti alle voci bianche dei bambini della scuola elementare, che ai bordi della strada hanno accolto il corteo nella piazza. Questi hanno poi espresso le loro opinioni una volta giunti in piazza Salandra, insieme agli studenti medi e ai membri dell’amministrazione comunale, che hanno dimostrato la loro sensibilità verso questo tema.
E’ doveroso ricordare che il ventesimo anniversario della morte di Falcone cade in un periodo particolare: tutti noi abbiamo infatti impresso nella mente il tragico attentato di Brindisi avvenuto pochi giorni fa, nel quale la giovanissima Melissa Bassi ha purtroppo perso la vita. A Brindisi è stata attaccata una scuola, luogo in cui ognuno di noi inizia a sviluppare la coscienza critica con la quale può e deve opporsi all’illegalità e alla strategia del terrore. Ed è proprio lì che noi studentesse e studenti siamo tornati dopo la manifestazione: a scuola.
La scuola è il luogo in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, un luogo che consideriamo un po’ come una nostra seconda casa e, proprio come se ci si trovasse a casa, è lì che ognuno di noi dovrebbe sentirsi sicuro e protetto da qualsiasi tipo di attacco che sia rivolto a noi o alla cultura, che è la cosa a cui teniamo di più. Qualcuno è spaventato dai fatti accaduti, ma è fondamentale essere in grado di trasformare la paura in rabbia e la rabbia, a sua volta, in azione; è fondamentale essere “CAPACI” di non arrendersi.
Con questa convinzione siamo rientrati nelle nostre aule: felici di aver potuto dimostrare che Giovanni Falcone aveva assolutamente ragione quando diceva a Paolo Borsellino che “la gente fa il tifo per noi”.
Paola Fracella (UDS Nardò)
IISS Galileo Galilei
















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