NARDO' - Settecento ettari di angurie e oltre quattro milioni di euro di investimenti in equilibrio precario. A pochi giorni dall'operazione "Sabr", i primi effetti a catena iniziano a manifestarsi. Uno su tutti, il danno d'immagine dell'intero comparto ortofrutticolo neritino.
I vertici dell'imprenditoria locale sono stati decapitati e condannati dalla gogna mediatica ancor prima che il vero processo iniziasse nelle aule di tribunale. Un colpo durissimo per chi, da oltre dieci anni, prova a far girare il volano dell'economia agricola tessendo relazioni con commercianti di tutta Europa.
Il secondo aspetto riguarda la gestione pratica delle coltivazioni: le piante, soprattutto nelle colture precoci come quelle neritine, necessitano di attenzioni giornaliere e se manca chi dirige le operazioni, la qualità del prodotto finale è compromessa.
Ultimo e non meno importante è l'effetto contraccolpo che investe i piccoli e medi produttori. In tanti, come ogni anno, iniziano a contattare commercianti di angurie per iniziare a intavolare trattative di mercato e seguire passo passo l'evolversi della stagione. Le risposte che arrivano, però, sono poco confortanti. I commercianti più vicini al Salento, i più informati sul blitz di qualche giorno fa, hanno rifiutato qualsiasi tipo di offerta di prodotto. Il motivo? La diffidenza nel rivolgersi ai lavoratori stagionali extracomunitari. E così, oltre settecento ettari di angurie rischiano nuovamente di fare una brutta fine. Lo scorso anno, per colpa della crisi del mercato, il raccolto è rimasto a marcire nei campi. Nel 2012, i produttori iniziano a temere il peggio per altri motivi. L'eco del blitz è arrivato molto lontano e anche la Gdo, ovvero la Grande distribuzione organizzata, oltre ai commercianti geograficamente vicini al territorio, potrebbe chiudere le porte al prodotto per eccellenza che caratterizza l'agricoltura di Nardò: l'anguria. Le istituzioni provano a fare la loro parte con tavoli tecnici e incontri monotematici ma l'uscita dal tunnel sembra ancora lontana. In una di queste riunioni sarebbe addirittura emersa l'ipotesi di non riaprire la masseria Boncuri. Il calo delle coltivazioni dedicate all'anguria è significativo e per questo la manodopera che sarà impiegata nei campi si ridurrà drasticamente.
La prossima stagione, quindi, si preannuncia difficile sotto molteplici punti di vista. Un po' tutti i soggetti coinvolti, dopo la nefasta annata del 2011, iniziano a fare gli scongiuri ma se qualcuno ne pagherà nuovamente le conseguenze, c'è da scommetterci, saranno i produttori agricoli.















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