NARDO' - E' una strana storia: tutta basata sulle dichiarazioni di una donna contesa. Intanto un uomo di Nardò è stato fermato e incarcerato al Borgo San Nicola di Lecce. L'arma non è stata ritrovata e l'uomo è stato fermato mentre lavorava nel suo bar, a Galatina. E' stato sottoposto alla prova "stub" per verificare se abbia sparato con un'arma da fuoco. Ecco tutta la storia. Intanto un uomo è morto in maniera veramente assurda.
C’è la passione per una donna - hanno appurato carabinieri e poliziotti - dietro l’omicidio di Giampiero Murinu detto Piero, un agricoltore 39enne di famiglia sarda, nato a Galatina ma residente nella frazione di Collemeto, in una casa presa in affitto poco distante dalla campagna che coltivava per la produzione delle angurie, nella contrada detta «Lovita-Case sparse».
In quella casa, l’uomo viveva con la compagna, una donna di Galatone, e due figli. Uno suo e l’altro, una bambina, della convivente.
L’agricoltore era convinto che la donna lo tradisse col gestore del bar di Galatina che spesso frequentava, l’Alexander, e dopo averlo convocato, ieri ha deciso di affrontarlo - questa è l'ipotesi - evidentemente per chiedergli conto di quanto sosteneva, pare anche sulla scorta del risultato di un’indagine personale.
E per mano del barista, Diego Alfieri, 32 anni di Nardò, incensurato, ha trovato la morte.
Con tre colpi di una pistola, che agenti e militari non hanno ancora trovato, uno dei quali,
quello mortale, gli ha squarciato il petto quasi all’altezza della base del collo.
Ed è da dire subito, che l’arma era regolarmente detenuta dalla vittima, ed a lui il barista dev’essere riuscito a strapparla di mano.
Proprio perché sospettato del fatto di sangue, una mezz’ora dopo, Diego Alfieri è stato prelevato dal suo locale di Galatina, in via Kennedy.
Ma non poteva sapere che proprio la donna aveva fatto il suo nome, agli agenti del Commissariato galatinese diretti dal vice questore Giovanni Bono, che lei stessa aveva allertato assieme al numero sanitario 118, e che l’hanno subito raggiunta.
L’omicidio si era appena consumato, nell’abitacolo della Lancia Phedra dell’agricoltore, mentre la convivente, che si era affacciata in strada, si era avviata verso casa per lasciarli al loro chiarimento.
Quando ha sentito gli spari, è uscita, poco dopo seguita dal figlio della vittima, ed a quanto si sa, avrebbe visto il barista fuggire per i campi, sicuramente per arrivare al mezzo col quale, da Nardò, aveva raggiunto Collemeto. Tutto, ovviamente, dev'essere accertato con altre prove, in primis il ritrovamento dell'arma.
Scattato dunque l’allarme, e giunti sul posto anche i carabinieri della Compagnia di Gallipoli comandata dal capitano Stefano Tosi, è partita la caccia all’uomo, e come s’è detto, poco dopo, il barista è stato trovato nel suo locale.
Gli investigatori gli hanno ordinato di seguirli in caserma, a Galatina, ed alla presenza del sostituto di turno in Procura, Paola Guglielmi, lo hanno interrogato, dopo avergli fatto la prova dello stub, il vecchio guanto di paraffina, che, come si sa, viene eseguita per appurare la presenza di polvere da sparo, sulla mano di chi ha eventualmente usato un’arma da fuoco.
Se la prova abbia dato esito positivo oppure no, non è dato di sapere. Quel che è certo è che dalla caserma, il barista è uscito per essere accompagnato, in stato di fermo di polizia giudiziaria in qualità di sospettato di omicidio, nel carcere leccese di borgo san Nicola.
E’ da ritenere, anche perché l’arma del delitto non è stata recuperata, che se, come gli investigatori ritengono, sia davvero lui l’assassino, non ha però confessato.
Carabinieri e poliziotti hanno pure ricostruito, con l’aiuto della donna, che è stata sentita in Commissariato, come devono essersi svolte le fasi del delitto.
Dopo essersi incontrati, i due hanno preso posto nella Phedra. L’agricoltore al posto di guida ed il barista accanto.
Nell’abitacolo hanno preso a discutere, e ben presto, la discussione dev’essere degenerata. Forse solo per intimorire l’uomo - che secondo lui stava minando la vita della sua famiglia - ad un certo punto, Giampiero Murinu deve aver esibito la pistola, ma quello dev’essere riuscito a sottrargliela, uccidendolo. La vettura è stata poi posta sotto sequestro, mentre per l’autopsia - che verrà eseguita dal medico legale Alberto Tortorella - il cadavere dell’agricoltore è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale «Vito Fazzi».















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