BARI - La chiusura, così traumatica, dell'ospedale di Nardò prelude ad una successiva chiusura di altri nosocomi nel Salento. Intanto, però, i neritini vedono che il loro "San Giuseppe - Sambiasi" deve smettere di esistere nonostante milioni di euro spesi negli ultimi mesi (mesi, non anni...) per l'ammodernamento della struttura. Se non si otterrà un dietro-front, a questo punto molto improbabile, sono decine le specialità che possono essere ospitate. Andiamo a vedere di che cosa si tratta partendo dall'esperienza di altri e sperando almeno che l'attuale classe politica in auge sia in grado di ricomporre una parvenza di servizi realei per i cittadini ed il territorio.
Cardiologia, oftalmologia, otorinolaringoiatria, dermatologia, endocrinologia, pneumologia, centro prelievi, gastroenterologia, ortopedia, medicina interna, geriatria, reumatologia, urologia, neurologia, allergologia, medicina fisica e riabilitativa, ostetricia e ginecologia, ginecologia preventiva, odontoiatria, neuropsichiatria infantile, oncologia, diabetologia, chirurgia generale, laboratorio di analisi territoriale, servizio di radiodiagnostica (rx ed ecografia) con Tac diagnostica senologica e risonanza magnetica di ultima generazione, andrologia, chirurgia vascolare con ecodopplergrafia, terapia del dolore.
Branche mediche che offrono diagnosi e cura e che, a breve, in Puglia, verranno offerte in quello che i tecnici chiamano poliambulatorio di terzo livello. Il senso è che, per farsi curare in ciascuno dei settori sopra indicati, non c’è bisogno di occupare un posto letto se non ci si trova in una situazione di acuzie o emergenza, basta la medicina del territorio.
Un’esperienza di deospedalizzazione della quale si parla da molto. Ora, grazie alla testa di ponte di Conversano, pare che si parta davvero.
A sancire con una firma la riconversione dell’ospedale Jaja, cancellato dal piano di riordino recentemente approvato dalla giunta regionale, c’erano il presidente della Regione, Nichi Vendola, con l’assessore alla Salute, Ettore Attolini, il sindaco di Conversano, Giuse ppe Lovascio, e il direttore generale della Asl Bari, Angelo Domenico Colasanto. «A Conversano - ha detto Vendola - ci sarà un ospedale in meno ma molta più buona sanità. Occorre diminuire quello che è inappropriatezza in ricoveri e diagnostica e implementare invece i servizi socioassistenziali del territorio che costano molto meno e danno risposte più vicine alla vita e alla salute dei cittadini. Smantellare un reparto non significa smantellare l’offerta di salute. Si può fare e dare una migliore assistenza anche senza avere i posi letto h24».
Gli ha fatto eco Attolini: «La riconversione della struttura di Conversano - ha detto - è la dimostrazione che nulla è stato chiuso, né sarà chiuso; stiamo ricalibrando l’assistenza e riconvertendo quelle strutture che riuscivano a soddisfare solo il 12% del bisogno di ricoveri, producendo meno del 3% dei ricoveri totali effettuati in regione».
In realtà Conversano non è il primo comune «deospedalizzato», nel quale è partita la riconversione. Bitonto, Massafra e Grumo, meno pubblicizzati, sono partiti prima. Il caso di Conversano però viene additato come esemplare perché il confronto con le associazioni, le istituzioni e i cittadini del luogo si è risolto in una complessiva presa di coscienza che ha limitato di molto la conflittualità con la Regione. Di questo si sono reciprocamente dati atto Vendola e il sindaco Lovascio. Nell’intesa siglata ieri, oltre ai servizi elencati in apertura, si fanno salvi gli altri già precedentemente operativi e si ipotizza la realizzazione di un’unità operativa di fisiopatologia della riproduzione umana. E viene salvato il centro dialisi.















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