NARDO' - "Con molto riserbo intervengo in una problematica che riguarda la sfera della solidarietà e della carità nell’ambito dell’accoglienza degli extracomunitari".
Con molto riserbo intervengo in una problematica che riguarda la sfera della solidarietà e della carità nell’ambito dell’accoglienza degli extracomunitari.
Lo faccio perché si abbia un quadro quanto più possibile completo della realtà, che sembra sfuggire ad operatori sia politici che intellettuali.
Già negli anni scorsi si è vissuta una fase d esaltazione per alcuni interventi effettuati, coese il tutto dell’accoglienza si potesse risolvere in una «capanna», in qualche litro di acqua per la pulizia personale e in una presenza umana di supporto, anche sanitaria, limitatissima nel numero e nei mezzi.
E tutto il resto?
L’alimentazione e financo l’acqua da bere -l’anno scorso, per esempio, non c’è stato lavoro-, l’abbigliamento, la risoluzione dei tanti piccoli e grossi problemi da quelli sociali a quelli legali, ma soprattutto il contatto umano tramite l’ascolto e il dialogo?
Io ho una tartaruga, alla quale assicuro succulento vitto, ampio alloggio ed anche acqua per rinfrescarsi, eppure, quando vado a portarle il cibo, mi segue (stavo per dire mi insegue) finché non mi pongo ad accarezzarla e a parlarle.
Non tutti gli operatori «pubblici» si pongono questi problemi né intervengono per supportare l’azione altrui, che pur viene svolta, né, pur salvaguardando l’anonimato, sanno gratificare con il proprio consenso chi contribuisce a colmare questo immenso e delicato vuoto.
Quest’anno le cose sono ancora più carenti ed allora si riscoprono un potere politico che al suo interno si affanna a litigare e organismi, politici e non, che, in nome del Vangelo o non in suo nome, stigmatizzano la grave situazione, come se a Nardò, soprattutto in questo periodo di emergenza, i nostri nuovi fratelli extracomunitari siano stati abbandonati.
Non si intende affatto mettere in discussione o misconoscere la qualità di servizi che l’Amministrazione comunale ha avviato, ma soltanto sottolineare, anche per chi si scandalizza della situazione, che vi è un’altra realtà che si è mossa da tempo, sopperendo a tante necessità e carenze emergenti.
Ed allora, se il Comune non fa niente, nessuno si muove?
Nardò, invece, ha in sé una vocazione umanitaria, che può sfuggire solo ai disattenti, ma è concreta per chi intende veramente, in nome di Cristo, che è la «Parola» fattasi «Carne» in mezzo agli uomini, donarsi e donare.
E non parlo solo dei volontari, che si pongono a disposizione per servire nella quotidianità e nella discrezione più assoluta -e non una sola volta all’anno-, rispettando le dignità degli extracomunitari e nel sopperire ad alcuni emergenti bisogni esistenziali, relativi anche alla nuova fascia di donne frustrate e sfruttate.
Parlo anche, anzi soprattutto, di un tessuto di operatori economici e di una rete di figure professionali (da quelle legali a quelle sanitarie), che si sono poste a disposizione con grande entusiasmo e con gratitudine per essere state coinvolte in questa testimonianza di carità.
Tale è la realtà di Nardò nella concretezza, testimoniata, in questo periodo estivo, nel Centro aperto in via Gaballo: il resto, come al solito, è mera disquisizione da «palazzo» e da «salotto».
«Essere», nel nome di Cristo, presenti ed operanti; «essere» riscoperti nei propri sentimenti di solidarietà; ed «essere» disponibili e pronti nel donare sono l’espressione più edificante di fasce della società di Nardò e di quelle di altri centri della diocesi di Nardò-Gallipoli, che vogliono e sanno amare.
Questo «essere» -ed è ancora insufficiente- è il seme che la Caritas diocesana, in nome di Cristo, nel rispetto di ogni dignità e nella cristiana riservatezza, fa germogliare in ogni coscienza e depone in ogni cuore di nuovi fratelli e sorelle, che hanno bisogno, prima di tutto, di essere riscoperti autentiche persone.















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