PDM - Cinquanta centesimi, sì. E con questa cifra portereste via 150 pagine di ricordi molto interessanti anche per i lettori di Nardò e Galatina.
Scusate se ci permettiamo ma in edicola c'è, ancora per qualche giorno, il volumetto di colore nero con decine di interviste, riflessioni, brevi saggi sulla "Notte della Taranta" edito dalla Gazzetta del Mezzogiorno.
Diversi i contributi, di Gino L. Di Mitri e Biagio Valerio, che riguardano la "culla" del mito della taranta, il territorio tra Nardò e Galatina, che è stato fagocitato dalla vocazione ormai turistico-commerciale del concertone.
Galatina, in verità, quest'anno si è adeguata al "concertismo" mediatico imperante ed è andata a traino, come una nobile decaduta, dell'evento di Melpignano diventandone una tappa propedeutica.
Nardò si ostina a resistere con una propria manifestazione autarchica che, però, pare riprendere in maniera più fedele il senso del fenomeno "tarantismo" così come lo svelò al mondo l'etnologo Ernesto De Martino.
Nel libretto che, se vorrete, andrete a comprare troverete un contibuto molto sentito del direttore della portella del cuore nei confronti di mesciu Gigi Stifani, il "professore delle tarantole". Si tratta di una figura da cui parte molto, forse tutto ciò che ora è il "mito" delle tarantolate.
Ecco perché l'impegno di PdM e dei suoi responsabili è di farne emergere la figura e il carisma in questo scenario in cui il "mito" della taranta è ridotto solo ad un colore e un rumore di fondo dietro ai nomi dei maestri concertatori e ai numeri, più o meno esatti..., dei partecipanti al concertone.
portadiMare, del resto, nel corso della sua prima vita (quel pezzo di strada "sulla carta" percorso insieme a Giuseppe Tarantino, Angelo Lezzi e Agostino Indennitate) organizzò quello che è stato l'ultimo concerto di mesciu Gigi. Era la fine degli anni Novanta, dopo poco più di un anno il maestro ci avrebbe lasciato per sempre e il titolo della serata era semplicemente splendido: "L'unica cura è ballare".















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